Lunedì 4 luglio 2022
Il compito della Chiesa nella storia è “andare in missione, portare l’Annuncio, far sapere che Gesù è venuto dal Padre”. Tale opera non è roba da esperti, non si fonda su competenze professionali maneggiate da ‘addetti ai lavori’. Essa si sprigiona gratuitamente in chi sperimenta “la vicinanza di Dio in Gesù, questa vicinanza di Dio che è Gesù”, “fonte della nostra gioia” che “riempie di stupore, sorprende, cambia la vita”. [
GV – Fides]

E non poggia su mezzi materiali e strategie mondane, ma sull’opera dello Spirito Santo, che opera efficacemente attraverso cuori “liberi e semplici, piccoli e umili”. Così Papa Francesco ha di nuovo suggerito quale è la sorgente e quali sono i connotati distintivi della missione apostolica affidata da Gesù ai suoi discepoli. Lo ha fatto nell’omelia della messa celebrata nella Basilica di San Pietro domenica 3 luglio, nel giorno in cui lo stesso Pontefice avrebbe dovuto trovarsi a Kinshasa, secondo il programma della annunciata visita apostolica in Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan successivamente rinviata per motivi di salute. Alla liturgia eucaristica nella Basilica di San Pietro, celebrata secondo il rito zairese, hanno preso parte sacerdoti, religiosi, religiose e laici della comunità congolese di Roma.

Nella sua omelia, il Vescovo di Roma ha preso le mosse dal brano del Vangelo di Luca letto durante la liturgia, che riporta i gesti e le parole con cui Gesù designa 72 discepoli e li invia “a due a due davanti a sé, in ogni città o luogo dove stava per recarsi”. “Se ci chiediamo qual è il nostro compito nel mondo, che cosa dobbiamo fare come Chiesa nella storia” ha esordito il Papa nella sua riflessione missionaria “la risposta del Vangelo è chiara: la missione. Andare in missione, portare l’Annuncio, far sapere che Gesù è venuto dal Padre”. La possibilità di abbracciare tale compito – ha proseguito il Pontefice – non è anzitutto questione di competenza o di preparazione: nel Vangelo stesso, Gesù invia i discepoli “senza aspettare che siano pronti e ben allenati: non erano con Lui da molto tempo, eppure li manda. Non avevano fatto studi di teologia, eppure li manda”. E li manda invitandoli a non portare con sé né borsa, né sacca, ne sandali.”

Praticamente nulla: nessun bagaglio, nessuna sicurezza, nessun aiuto”, ha rimarcato Papa Francesco nella sua omelia. “Spesso” ha proseguito il Successore di Pietro “pensiamo che le nostre iniziative ecclesiali non funzionino a dovere perché ci mancano strutture, ci mancano soldi, ci mancano mezzi: questo non è vero. La smentita viene da Gesù stesso. Fratelli, sorelle, non confidiamo nelle ricchezze e non temiamo le nostre povertà, materiali e umane. Più siamo liberi e semplici, piccoli e umili, più lo Spirito Santo guida la missione”.

L’unica sorgente inesauribile da cui può sprigionarsi una autentica opera apostolica è la “gioia speciale” suscitata dall’incontro con Cristo”. Solo tale incontro, e non la partecipazione a corsi di preparazione e di formazione, può “provocare in noi “una svolta: riempie di stupore, sorprende, cambia la vita. E l’incontro con il Signore” ha proseguito il Pontefice “è un continuo incominciare, un continuo fare un passo in avanti. Il Signore ci cambia la vita sempre. È quello che accade ai discepoli nel Vangelo: per annunciare la vicinanza di Dio vanno lontano, vanno in missione”.

Chi accoglie Gesù – ha aggiunto Papa Francesco - sente di doverlo imitare, di fare come Lui ha fatto, che ha lasciato il cielo per servirci in terra, ed esce da sé stesso”. Una avventura che non richiede “equipaggiamenti” speciali, ma solo la comunione fraterna con chi ha goduto dello stesso dono. «Li inviò a due a due» dice il Vangelo di Luca al centro della riflessione del Papa. Quindi – ha rimarcato al riguardo il Pontefice – quelli che portano il nome di Cristo si muovono “Non da soli, non per conto proprio, sempre con il fratello accanto. Mai senza il fratello, perché non c’è missione senza comunione”. E il messaggio che Cristo stesso chiede di portare ai quatto angoli del mondo è semplice e diretto. Non si tratta di “studiare a fondo i contenuti, preparare discorsi convincenti e ben articolati”.

In ogni casa in cui entreranno, i discepoli inviati da Cristo dovranno solo dire “Pace a questa casa!”, e annunciare che “è vicino a voi il regno di Dio”. “Annunciare la vicinanza di Dio” ha rimarcato il Papa “è il Suo stile; lo stile di Dio è chiaro: vicinanza, compassione e tenerezza. Questo è lo stile di Dio. Annunciare la vicinanza di Dio, ecco l’essenziale”. E i discepoli sono chiamati a farlo andando nel mondo «come agnelli in mezzo ai lupi», che “non vuol dire essere ingenui” ha chiosato Papa Francesco “ma aborrire ogni istinto di supremazia e sopraffazione, di avidità e di possesso.

Chi vive da agnello” ha proseguito il Vescovo di Roma “non aggredisce, non è vorace: sta nel gregge, con gli altri, e trova sicurezza nel suo Pastore, non nella forza o nell’arroganza, non nell’avidità di soldi e di beni che tanto male causa anche alla Repubblica Democratica del Congo”.
[GV – Fides]