António Guterres, intervenendo alla Cop27 in Egitto: “Verso un suicidio collettivo”

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Martedì 8 novembre 2022
C’è una «scelta da compiere» per l’umanità: «cooperare sul clima o morire», «andare verso una solidarietà» al riguardo o rischiare «un suicidio collettivo». Non ha usato mezzi termini il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, intervenendo alla Cop27 di Sharm el-Sheikh, in Egitto, in occasione della due giorni di summit dei 125 capi di Stato e di governo, a cui si affiancano i diplomatici di ben 200 Paesi e 40.000 delegati tra esponenti di ong, società civile, settore privato. [Foto: comboni.org; testo: L’Osservatore Romano]

«Stiamo perdendo la sfida centrale del nostro secolo», ha detto il numero uno del Palazzo di vetro alla conferenza annuale dell’Onu, ricordando che «le emissioni crescono e le temperature globali salgono». Ha quindi esortato a invertire la rotta e a mantenere il riscaldamento entro 1,5 gradi, abbandonando le fonti fossili e sostenendo i Paesi poveri nella transizione ecologica.

Guterres ha citato in particolare «le due maggiori economie, Stati Uniti e Cina». «Hanno una particolare responsabilità», ha proseguito, e spetta a loro «raddoppiare la finanza per il sostegno all’adattamento al cambiamento climatico, fino a 40 milioni di dollari all’anno», come promesso l’anno scorso alla conferenza di Glasgow, e istituire un fondo per ristorare le perdite e i danni del riscaldamento globale nei Paesi più svantaggiati. Per finanziare gli aiuti, Guterres ha chiesto che «tutti i governi tassino gli extraprofitti delle compagnie dei combustibili fossili».

Un rapporto commissionato dalla presidenza della Cop, appena pubblicato, ha infatti messo in luce come i Paesi del sud del mondo avranno bisogno di più di 2.000 miliardi di dollari all’anno, entro il 2030, per finanziare la loro azione per il clima, quasi la metà dei quali dovrà venire proprio da investitori esterni, che siano Paesi maggiormente sviluppati o istituzioni multilaterali.

Per il neo primo ministro britannico, Rishi Sunak, l’invasione russa dell’Ucraina ha «rafforzato» l’importanza di porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili, generando una nuova spinta a investire nell’industria green. «Entro il 2045 la Germania vuole essere uno dei primi Paesi industriali a raggiungere la neutralità climatica», ha detto poi il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, annunciando un ampliamento del contributo di risorse pubbliche per il finanziamento contro i danni del clima a 6 miliardi di euro all’anno.

L’Italia «farà la sua parte», ha assicurato il presidente del consiglio dei ministri, Giorgia Meloni. «Siamo tutti chiamati a compiere sforzi più profondi e rapidi per proteggere il nostro pianeta», ha osservato, con riferimento a un impegno che riguarda la riduzione del 55 per cento delle emissioni entro il 2030, assunto dall’Europa, e il raggiungimento delle emissioni zero entro il 2050. Roma, ha proseguito Meloni, ha «quasi triplicato» il proprio sforzo finanziario «a 1,4 miliardi di dollari per i prossimi cinque anni».

Dati alla mano, la situazione climatica rimane d’altra parte allarmante.

Solo in Europa si stima che «almeno 15.000 persone siano morte a causa del caldo nel 2022, tra cui quasi 4.000 in Spagna, oltre 1.000 in Portogallo, più di 3.200 nel Regno Unito e circa 4.500 in Germania», secondo le segnalazioni registrate quest’estate dall’Organizzazione mondiale della sanità, che al vertice in Egitto — tramite il direttore regionale, Hans Kluge — ha avvertito come il cambiamento climatico stia «già uccidendo», lamentando un’azione comune che fin qui «è stata pericolosamente incoerente e troppo lenta».
[L’Osservatore Romano]

Pubblichiamo l’intervento tenuto nel pomeriggio di oggi, 8 novembre, dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, alla XXVII sessione della Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop27) in corso a Sharm el-Sheikh, in Egitto.

Signor Presidente,
a nome di Papa Francesco, porgo un cordiale saluto a tutti voi e vi assicuro della sua vicinanza, del suo sostegno e del suo incoraggiamento mentre lavorate diligentemente per un esito fecondo di questa Conferenza. Pochi giorni fa, in Bahrein, egli ha sottolineato la speranza che la Cop27 possa essere un passo avanti verso “scelte concrete e lungimiranti, intraprese pensando alle giovani generazioni, prima che sia troppo tardi e si comprometta il loro futuro!” (1).

Questa è la prima sessione della Unfccc alla quale la Santa Sede partecipa come Stato Parte sia della Convenzione, sia dell’Accordo di Parigi. Questo passo importante è coerente con l’annuncio fatto nel 2020 da Papa Francesco che la Santa Sede si sarebbe impegnata verso l’obiettivo di ridurre a zero le emissioni nette rispondendo su due piani (2):

a) Anzitutto lo Stato Città del Vaticano è impegnato a ridurre a zero le emissioni nette entro il 2050 intensificando i suoi sforzi per migliorare la sua gestione dell’ambiente, sforzi che sono già in atto da diversi anni;

b) In secondo luogo, la Santa Sede è impegnata a promuovere un’educazione in ecologia integrale. Di fatto, le misure politiche, tecniche e operative non sono sufficienti e devono essere combinate con un approccio tecnico che promuova nuovi stili di vita, favorendo al tempo stesso un modello rinnovato di sviluppo e di sostenibilità basato sulla cura, la fratellanza e la cooperazione come umanità, e sul rafforzamento dell’“alleanza tra essere umano e ambiente” (3).

Signor Presidente,
La crisi socio-ecologica che stiamo vivendo è un momento propizio per una conversione individuale e collettiva e per decisioni concrete che non possono più essere rimandate. Il volto umano dell’emergenza climatica ci sfida nel profondo. Abbiamo il dovere morale di agire concretamente al fine di prevenire e rispondere ai sempre più frequenti gravi impatti umanitari causati dal cambiamento climatico. Il crescente fenomeno dei migranti dislocati per questa ragione è un segnale preoccupante. Anche quando non hanno accesso alla protezione internazionale, gli Stati non possono lasciarli senza soluzioni tangibili, che includono gli ambiti dell’adattamento, della mitigazione e della resilienza. Laddove ciò non è possibile, è importante riconoscere la migrazione come forma di adattamento e aumentare la disponibilità e la flessibilità di vie per la migrazione regolare.

In modo preoccupante, siamo costretti ad ammettere che eventi globali come il covid-19 e il crescente numero di conflitti in tutto il mondo, con le loro gravi conseguenze etiche, sociali ed economiche, rischiano di minare la sicurezza globale, aggravando l’insicurezza alimentare, pregiudicando il multilateralismo e perfino oscurando i nostri sforzi qui a Sharm el-Sheikh.

Non possiamo permettere che ciò accada. Il cambiamento climatico non ci aspetterà. Il nostro mondo oggi è fin troppo interdipendente e non può permettersi di essere strutturato in insostenibili blocchi di Paesi isolati. Questo è il tempo per la solidarietà internazionale e intergenerazionale. Dobbiamo essere responsabili, coraggiosi e lungimiranti non solo per noi stessi, ma anche per i nostri figli.

Lo scorso anno, al Cop-26 di Glasgow, Papa Francesco ha inviato un messaggio nel quale ha sottolineato che le “ferite portate all’umanità dalla pandemia da Covid-19 e dal fenomeno del cambiamento climatico sono paragonabili a quelle derivanti da un conflitto globale” (4). Ora questo messaggio assume un’importanza ancora più grande. La nostra volontà politica dovrebbe essere guidata dalla consapevolezza che o vinciamo insieme, o perdiamo insieme.

Dobbiamo ammettere che il cammino per realizzare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi è complesso, e che abbiamo sempre meno tempo a disposizione per correggere la rotta. La Cop27 ci offre un’altra opportunità, che non può essere sprecata. È un’opportunità, ma anche una sfida ad affrontare seriamente i quattro pilastri dell’Accordo di Parigi: mitigazione, adattamento, finanza e perdita e danno. Questi quattro pilastri sono interconnessi e sono una questione di correttezza, giustizia ed equità. Non dovremmo nemmeno trascurare il lato non economico della perdita e del danno, come la perdita di retaggi e culture. Qui abbiamo molto da imparare dalle popolazioni indigene.

Accedendo alla Convenzione e all’Accordo di Parigi, la Santa Sede s’impegna ancora di più a procedere in questo viaggio insieme, per il bene comune dell’umanità e specialmente per i nostri giovani, che guardano a noi perché ci prendiamo cura delle generazioni presenti e future.
Grazie.
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1 Papa Francesco, Incontro con le Autorità, con la Società Civile e con il Corpo Diplomatico, Awali, Bahrein, 3 novembre 2022
2 Papa Francesco, Videomessaggio del Santo Padre in occasione del Climate Action Summit, New York, 12 dicembre 2020
3 Benedetto xvi , xli Giornata Mondiale della Pace: Famiglia umana, comunità di pace, n.7, 8 dicembre 2007
4 Papa Francesco, Messaggio alla Cop26, 29 ottobre 2021

[L’Osservatore Romano]