La previsione della Cop27 in corso in Egitto. Ai Paesi poveri servono 2.400 miliardi l’anno

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Giovedì 10 novembre 2022
Avrete visto lo scorso 6 novembre l’apertura della 27° Conferenza delle parti sul cambiamento climatico, detta Cop27: delegazioni di organismi internazionali, rappresentanze dei governi e delle grandi ong ... una passerella di celebrità. «Io ve la presento da un’altra prospettiva – scrive Sr. Paola Moggi, missionaria comboniana che sta partecipando all’evento a Sharm el-Sheikh, in Egitto, dal 6 al 18 novembre 2022 –: quella dei popoli indigeni e delle comunità “marginali”».

Nell’area C dell’immenso spazio riservato alla Cop, anche loro hanno allestito uno spazio per i loro incontri. È sobrio ma ben curato. Lì aborigeni dell’Australia e indiani del Canada e degli Usa si incontrano con chi rappresenta i popoli del Ciad o dell’Amazzonia. Spesso vestono abiti tradizionali, molte volte sono donne, sempre esprimono una sofferenza che rasenta la disperazione perché, paradossalmente, sono vittime anche delle pratiche che inneggiano alle nuove tecnologie per contrastare il disastro climatico.

La buona notizia, però, è che hanno una determinazione meravigliosa, e rivendicano per le loro conoscenze ancestrali la stessa dignità delle scienze moderne. Anzi, quelle hanno un distillato millenario di validazione, mentre le scienze moderne vantano al massimo qualche secolo di verifiche sperimentali. Anche l’Innovation hub, ovvero quell’ambito che cerca nell’innovazione la soluzione al riscaldamento del Pianeta, ammette che senza l’ascolto di quelle conoscenze ancestrali non si faranno progressi.

Sono proprio i popoli indigeni e le comunità già travolte dagli incalzanti disastri ambientali che possono davvero contribuire a un cambio di prospettiva: la soluzione non verrà tanto dalle nuove tecnologie verdi quanto dall’ascolto della sapienza di questi popoli, che non parlano di violazione dei loro diritti, ma di violazione dei diritti di tutti gli esseri viventi e anche non, come le pietre e l’acqua, perché tutti sono connessi.

In attesa dei progressi di Cop27, è già da apprezzare la voce, convinta e rispettosa, delle popolazioni che la Terra la rispettano... da sempre.
Sr. Paola Moggi

L’Organizzazione non governativa VIVAT International, che rappresenta 11 Congregazioni religiose cattoliche presso le Nazioni Unite, parteciperà alla COP27
a Sharm el-Sheikh, in Egitto, dal 6 al 18 novembre 2022. I delegati sono Fr. Alberto Parise MCCJ, Sr. Paola Moggi SMC e P. Paul Rahmat SVD.
L’11 novembre condivideranno le loro esperienze, intuizioni e riflessioni sulla Conferenza. Un altro incontro è previsto per il 16 novembre,
quando inviteranno anche alcuni delegati dei giovani a condividere le loro esperienze.

Il varo di una nuova agenda sulle iniziative per migliorare la resilienza di quattro miliardi di persone che vivono nelle comunità più vulnerabili alla crisi climatica e la previsione di circa 2.400 miliardi di dollari l’anno che serviranno ai Paesi del sud del mondo per affrontare le conseguenze del surriscaldamento globale. Se ne è parlato a Sharm el-Sheikh, in Egitto, ai lavori della Cop27, la riunione annuale dei Paesi che hanno ratificato la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

I fondi necessari per le realtà più disagiate, secondo il quadro emerso da un rapporto commissionato dalla presidenza del vertice, dovrebbero venire per metà (mille miliardi) da investitori esterni, quindi dai Paesi più sviluppati e istituzioni multilaterali, per «ridurre le emissioni, costruire resilienza, affrontare le perdite e i danni causati dai cambiamenti climatici e ripristinare» lo stato naturale dell’ambiente, si legge nel testo.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato che la capacità delle rinnovabili in Europa è più che raddoppiata, ma il bollettino mensile del servizio sui cambiamenti climatici del sistema satellitare Ue Copernicus ha rivelato come la soglia di 1,5 gradi di riscaldamento globale, che si sta cercando di non superare, sia stata oltrepassata il mese scorso: ottobre, in Europa, è stato infatti il più caldo di sempre.

Attenzione puntata anche sull’agenda di Sharm el-Sheikh, che si presenta come un piano globale per raccogliere entro il 2030 attori statali e non statali intorno a un pacchetto condiviso di 30 risultati di adattamento riguardo a cibo e agricoltura, acqua e natura, oceani e coste, insediamenti umani e sistemi di infrastrutture, pianificazione e finanza.

A pesare, su ogni decisione, rimangono i dati di quanto sta già effettivamente avvenendo nel mondo. Secondo l’Unicef, le inondazioni di quest’anno sono risultate devastanti per almeno 27,7 milioni di bambini, in particolare per quelli di Ciad, Gambia, Pakistan e Bangladesh nord-orientale. Per loro aumentano i rischi di morte per annegamento, epidemie, mancanza di acqua pulita, malnutrizione, interruzione scolastica e violenze: «Le vite sono a rischio, i bambini hanno bisogno di azione, ora», ha dichiarato Paloma Escudero, capo della delegazione dell’Unicef per la Cop27.
[L’Osservatore Romano]