Venerdì 23 dicembre 2022
Qual è la terza economia più grande del mondo? È quella rappresentata dal lavoro di tutti i migranti del pianeta messi assieme: lo dimostra il report pubblicato dal Boston Consulting Group (Bcg), in collaborazione con Iom. Si parla di una produzione annua di circa 9 trilioni di dollari – con stime al ribasso, che non tengono conto del loro impatto come consumatori, imprenditori e innovatori. [Vedi report Nigrizia]

Sono 280 milioni di persone, il 3.6% della popolazione mondiale, quelle che vivono e lavorano in un luogo diverso da quello di nascita. Una cifra cresciuta significativamente dagli anni ‘70, quando in percentuale i migranti erano “solo” il 2,3%, ovvero 84 milioni.  

Ma non è finita qui: entro il 2050, si stima che la ricchezza potenziale generata dal lavoro degli immigrati sarà di circa 20 trilioni di dollari. Un potenziale che attualmente il mondo non sta affatto valorizzando a pieno – e ne avrebbe bisogno.  

Una mancata organizzazione globale sul fronte dell’immigrazione sta facendo perdere almeno 1,3 trilioni di dollari ogni anno. Nel 2022, infatti, le 30 maggiori economie hanno denunciato almeno 30 milioni di posti di lavoro vacanti. Stiamo parlando di paesi come Stati Uniti, Cina, Germania, Regno Unito, Canada.

C’è un incredibile bisogno di lavoratori – e non solo per i lavori più umili, come si sente spesso dire in Italia, dove una mentalità diffusa ancora impregnata di razzismo fa pensare ai migranti solo di fronte alla carenza di badanti o lavoratori agricoli.  Mancano lavoratori, per esempio, nel settore sanitario, nel settore delle tecnologie, dell’informazione e della comunicazione.

Il Regno Unito, nonostante la sua lotta ferrea all’immigrazione irregolare, ha dichiarato che da febbraio 2023 inizierà un programma di integrazione di insegnanti provenienti da 9 nuovi paesi rispetto a quelli precedentemente ammessi. Tra questi figurano 4 paesi africani, ovvero Sudafrica, Zimbabwe, Nigeria e Ghana.  

Il fine del report della Bcg e di Iom sta nel fornire consigli pratici, alla luce dei dati, su come sviluppare un’organizzazione efficiente, cooperante e rispettosa dei diritti umani su scala globale, per permettere alle nazioni di riconoscere l’immenso potenziale di sviluppo rappresentato dagli immigrati. Anche in previsione dei 345 milioni di lavoratori in meno che entro il 2050 affliggeranno i 10 paesi attualmente più colpiti dal declino della popolazione.  

Non è solo un potenziale: è una necessità. Ma non c’è abbastanza consapevolezza. Nonostante il 72% degli imprenditori intervistati lo riconosca, il 60% della popolazione non concorda con questa visione – e, sembrerebbe, neppure i governi. L’approccio perennemente emergenziale e mai programmatico adottato da questi ultimi fa alzare sempre di più l’asticella nella perenne lotta all’immigrazione irregolare, mentre quella regolare presenta, parallelamente, condizioni sempre più proibitive.
(AB - Nigrizia)