Giovedì 19 gennaio 2023
Fa rabbrividire il nuovo report di Oxfam “Survival of the Richest”, pubblicato il 16 gennaio, in occasione dell’apertura del World Economic Forum a Davos, in Svizzera. Il nuovo report denuncia la più grande diseguaglianza tra poveri e super ricchi degli ultimi 25 anni. [Testo: Nigrizia. Photo: Pablo Tosco/Oxfam]

Secondo i dati del report di Oxfam, nel 2020, per la prima volta in 25 anni, la povertà estrema è tornata a salire, mentre parallelamente è aumentata in modo significativo la ricchezza contenuta nelle mani dell’1% della popolazione mondiale.  Negli ultimi due anni, quest’1% si è impossessato dei due terzi di tutta la ricchezza prodotta a livello mondiale. Un netto aumento rispetto all’ultimo decennio, quando nelle tasche dei miliardari arrivava circa la metà dei profitti.

Nonostante il nuovo record stabilito dal miliardario sudafricano Elon Musk, che è entrato nel guinness dei primati per aver registrato la più grande perdita di patrimonio della storia, con una caduta di circa 183 miliardi di dollari, la ricchezza nelle mani di pochi continua ad aumentare a dismisura. Ogni giorno le fortune dei miliardari aumentano di 2,7 miliardi di dollari, mentre 1,7 miliardi di lavoratori nel mondo vive in paesi in cui l’inflazione sta superando i salari percepiti.  

Parlando di inflazione e crisi energetica, i dati sono ancora più scandalosi: la crisi energetica e alimentare, che ha portato all’aumentato vertiginoso dei prezzi in tutto il mondo, ha fatto impennare anche la crescita della ricchezza dei miliardari. Negli Stati Uniti, per esempio, il 54% dell’inflazione è stata determinata dall’aumento dei profitti aziendali.

Oxfam mostra come 95 società alimentari ed energetiche, a livello globale, abbiano più che raddoppiato i loro profitti nel 2022. Nello stesso intervallo di tempo, nel mondo 800 milioni di persone sono passate in stato di povertà estrema – ovvero, ad una vita vissuta con meno di 2,15 dollari al giorno.  

Oxfam calcola che se si tassasse quell’1% di popolazione più ricca del 5%, il ricavato sarebbe sufficiente per far uscire dalla povertà 2 miliardi di persone. Ma non funziona così: tra il 2014 e il 2018, lo stesso Musk ha pagato un’aliquota fiscale del 3%. Un lavoratore ugandese con una paga di 80 dollari al mese, può pagare un’aliquota fino al 40%.

Il rapporto spiega questo fenomeno mostrando come negli ultimi quarant’anni i governi di tutti i continenti abbiamo progressivamente abbassato sempre di più le tasse imposte ai super ricchi, aumentando invece le imposte sui beni e servizi, anche di prima necessità.  L’Africa è uno dei continenti che ha abbassato meno le aliquote fiscali, passando da una media del 38% circa degli anni Novanta ad un poco più del 30% di oggi. L’America Latina invece è passata da oltre il 50% a poco più del 25%. 

Ciò che è chiaro è che ormai la Banca Mondiale ha perso il suo obiettivo di far sparire la povertà estrema entro il 2030.
(AB – Nigrizia)