Comboni Press
Il 2 febbraio, giornata della vita consacrata, è il tempo più intenso di questi incontri a Belém. Un’introduzione ispiratrice di p. Pierli, lavoro di gruppo, sintesi e discussione: una ricchezza da condividere.
Belém, 03.02.2009


Per dare a tutti lo spazio di intervenire a tutti i presenti –una settantina- ci si divide in 9 gruppi in modo che in ognuno sia presente almeno un membro che abbia partecipato anche al 1° Foro Sociale Comboniano a Nairobi.

Le domande su cui lavorare sono due:
1. Da Nairobi a Belém: sottolineare gli aspetti di continuità, di novità e come il documento finale di Nairobi è stato accolto e vissuto.
2. Il carisma comboniano: La novità (nei tre aspetti di mistica, ministeri e collaborazione) nella percezione del carisma comboniano a partire dalla mediazione del Foro Sociale Mondiale (FSM).

E’ difficile fare una sintesi delle risposte, smussare qualche intervento polemico, cogliere le intuizioni espresse succintamente dai relatori di gruppo, trasmettere il desiderio profondo di rinnovamento personale e della missione. Gli atti del Foro Comboniano ne daranno un resoconto dettagliato.

La condivisione è stata un’esperienza di ricerca libera e rispettosa. Viene da chiedersi –come insisteva qualche anno fa un documento dell’Unione degli Istituti religiosi del Congo in occasione proprio della Giornata della Vita Consacrata-, la dinamica fraterna di certe nostre assemblee non potrebbe diventare un esempio per le assisi politiche di tanti paesi? Non è anche questo un seme d’arricchimento che la vita religiosa apporta alla società?

Tutti riconoscono d’aver ricevuto e imparato molto dal FSM. I relatori di gruppo sono in maggioranza laici che sorprendono per la loro capacità di sintesi e per il fervore che mettono nel partecipare ai lavori.
Rispondendo alla prima domanda, sono apparse intuizioni e provocazioni interessanti. I nostri due Forum Sociali sono un tempo favorevole, un kairos, una forma concreta di lavorare insieme come Famiglia Comboniana. Un altro mondo è possibile solo se lavoriamo insieme, e solo insieme saremo in misura di reinterpretare la missione oggi.
Un’inquietudine viene proprio dai laici: questi Forum come si inseriscono nell’ufficialità? Hanno carattere vincolante? Perché non sono rappresentante province pur numericamente significative? Perché le Secolari Comboniane non hanno risposto all’invito? Può esserci continuità ufficializzazione dei Forum Comboniani? O si tratta solo dell’iniziativa di un gruppo per fare lobbying?

Il fatto che il Documento di Nairobi fosse inviato a tutti ma abbia dato pochi frutti è segno che qualcosa è mancato. Produrre documenti passivi o trovare modalità di divulgazione attiva? Nei documenti preparatori al Capitolo non si parla del nostro impegno di Giustizia, Pace, Integrità del Creato: non sarebbe interessante che nei nostri prossimi Capitoli si parlasse anche del Forum?

A Nairobi nacquero alcune iniziative, ma non furono condivise. L’impegno di lavorare in network non ha dato molti risultati. Lo stesso si deve dire di altri punti del documento: forse bisogna priorizzare o che ogni provincia definisca un progetto concreto di GPIC come la Provincia di Brasile N-E con “Giustizia sui binari”.

Nel FSM si ha sentito una forte sete di spiritualità assente a Nairobi: il primo giorno è stato marcato da celebrazioni con simboli della natura e di religioni non cristiane e cristiane; c’erano sale di meditazione e di riflessione stracolme di giovani; incontri di gruppo si davano tempo per il silenzio; la crisi ambientale è finalmente vista come un riflesso della profonda crisi di “umanità”: non è anche tutto questo una voce di Dio che ci raggiunge come sfida missionaria?

In Belém una novità è la nuova articolazione fra movimenti sociali e movimenti ambientalisti: si sente la necessità di una visione globale dei problemi del mondo. Comboni l’aveva per l’Africa. L’abbiamo noi oggi per il nostro impegno missionario?

Naturalmente non mancano le ombre: il FSM di Belém è stato troppo centrato sul Brasile e molto politicizzato; c’è stata la volontà di condividere ma non quella di cercare un pensiero unitario; l’Africa è stata assente dalle problematiche del Forum.

Alla seconda domanda, le risposte sono brevi e insistono sul fatto che è lavorando insieme a contatto con le istanze del mondo che possiamo ritrovare la freschezza del nostro carisma anche se le diverse sensibilità rendono questo cammino difficile. In questi giorni abbiamo comunque sentito con chiarezza la necessità di integrare l’impegno sociale, di cui il rispetto al creato è parte, con una più profonda spiritualità e una mistica aperta all’ecumenismo: e questo esige dar maggior spazio alla contemplazione profonda. Un segno che ci viene anche dai giovani e dalle culture indigene: gli oggetti non sono più visti “solo” come strumenti di lucro ma nel loro valore simbolico. La teologia ha qui un ampio campo di riflessione e il laicato uno spazio d’azione.

Importante diventa allora far memoria delle esperienze significative già vissute nei tanti decenni di vita della Famiglia comboniana perché tutti possano sentire l’impegno di GPIC non come scelta o prerogativa di un gruppo o di una commissione, ma come una dimensione della missione che tiene le sue radici in Comboni e nella Storia dei nostri Istituti. Un’esigenza diventa anche come integrare la riflessione politica e teologica dei Forum, l’impegno per i poveri, il dialogo interreligioso, nella struttura delle nostre liturgie, della nostra preghiera senza cadere nel folklore.

Non dobbiamo ma stancarci di lasciarci questionare dal “differente”: i movimenti sociali sembrano avere in questo maggior duttilità che noi consacrati e questo è una forte chiamata all’ascolto, a dar importanza a nuove dimensioni di servizio ministeriale imperniati sull’impegno per la GPIC, senza dimenticare che lavorare in network non vuol dire essere “in connessione informatica”, ma in comunione di cuori e ideali come abbiamo visto che è tanto facile fra i giovani.

Un’ultima provocazione provoca sorrisi scettici e commenti allusivi prima di chiudere la mattinata del 2: sarà possibile trasformare i nostri Capitoli in Forum, cioè in spazi più partecipativi che istituzionali? Come renderli istanze di ascolto, di ricezione della volontà e delle esigenze di partecipazione della base, oltre che della volontà di Dio? Sarà possibile camminare verso un obiettivo simile nonostante gli impedimenti canonici?

Comboni Press
Simboli, meditazione, silenzio: evidente bisogno di mistica - Belém N. 14