Comboni Press
A volte iniziali riflessioni profonde ed esperienze forti, svuotano l’energia per cui si arriva alle conclusioni senza l’immaginazione sufficienti per orientare l’azione futura con la stessa capacità che ne hanno guidato l’inizio. Si è voliuto evitare questo rischio: ci si è riusciti?
Belém, 04.02.2009

Dopo la sintesi di p. Pierli Il dibattito del 2 febbraio pomeriggio è stato una pioggia d’idee frammentaria anche se non sono mancati gli spunti interessanti.

Si ritornò ad insistere sul fatto che:

  • E’ necessaria una riforma nel modo di governare l’istituto: la rappresentanza geografica e non tematica è ancora valida?
  • E’ urgente aprire un dibattito su una nuova teologia della creazione, intesa come eco-teologia;
  • Non si può continuare ad eludere il bisogno d’una linea d’azione comune e di un volto chiaro dell’Istituto da presentare fin dall’animazione missionaria: che proposta facciamo ai giovani? Che tipo di formatori scegliamo? La dimensione intellettuale, pur necessaria, assorbe troppo il percorso formativo;
  • Si deve riproporre il tema di un’educazione liberatrice, che sappia unire teoria e pratica, non solo per i nostri giovani ma anche per le comunità cristiane: non ogni evento è “tempo favorevole”, un kairos: un Forum sociale, o teologico o comboniano non realizza nessun progresso se non si arriva a mettere in comune il meglio che ispira la nostra vita e conduce la nostra azione. Perché tanti teologi oggi non hanno nulla da dire? Perché non hanno basi nella vita. E’ quanto succede con la Dottrina Sociale della Chiesa: da decine d’anni la si studia ma lo stile di vita anche dentro la Chiesa stenta a cambiare.

    Ci si era mostrati negativi verso i documenti, ma risultò inevitabile parlare d’una lettera finale che dovrebbe
  • disegnare il volto del comboniano oggi per essere una proposta valida per i giovani;
  • esprimer la nostra preoccupazione per il futuro: come affrontare le sfide attuali senza una preparazione adeguata? Che proposte operative offrire alle nostre comunità?
  • proporre che ogni provincia abbia un progetto di GPIC significativo come “Giustizia sui binari” nella N-E del Brasile. In Europa potrebbe essere centrato sull’immigrazione o la tratta di esseri umani;
  • sottolineare la possibilità di costruire un ambiente stile Forum attorno ai temi d’interesse: dialogo, ascolto, ricerca, condivisione per ritrovare le motivazioni d’un lavoro missionario entusiasta;
  • chiedersi perché dopo due anni dal Capitolo 2003 tutto il discorso su GPIC è caduto nel nulla. In realtà stiamo oggi parlando delle stesse cose discusse allora;
  • domandarsi: Dio ci parla attraverso la storia e noi davanti alla storia che cammina restiamo fermi e impotenti. Perché?
  • è indispensabile identificare oggi ciò che è costitutivo della nostra identità; la dimensione sociale dell’evangelizzazione ne è un elemento che esige passare dal “io” al “noi” e non aver paura del nuovo che nasce: i governi dell’America Latina quando criminalizzarono i movimenti sociali non capirono il nuovo soffio dello Spirito e terminarono in dittature.
  • la nostra consacrazione è una forza che deve rinnovarsi per rinnovare il mondo, sapendo però che i laici sono i veri attori della politica, economia, della società ed la loro formazione a questi ministeri deve inspirare la nostra azione

    Con queste indicazioni finali del giorno 2 febbraio, il giorno 3 si decise, per redigere una “Lettera alla Famiglia Comboniana”, di conformare una piccola commissione costituita dalle comboniane Soledad e Candida, dai Laici Carlos e Lucia, dai comboniani Carmine e Dario. Tutti furono invitati a lavorare in gruppo per continente e identificare 2 o tre punti che dovrebbero essere presenti nella lettera, indicando il perché della scelta e la metodologia per realizzarli poi in azioni concrete.

    La condivisione in plenaria di questi punti diede l’opportunità alla commissione di preparare una bozza della Lettera, dedicando il poco tempo di riposo del primo pomeriggio. Alla presentazione della bozza l’assemblea reagì a caldo con varie osservazioni: parole e frasi da inserire nel testo, espressioni da togliere o modificare, punti da chiarire, terminologia da ripulire. Alla fine la bozza finale, votata frase per frase e nel suo insieme, fu rimessa alla commissione per la stesura finale e la traduzione in varie lingue.

    Dopo una breve introduzione che traccia il Cammino da Nairobi a Belém, ella lettera si riafferma :
  • Una nuova missione comboniana è possibile, necessaria e urgente; davanti all’attuale crisi finanziera, la Giustizia, Pace, Integrità della Creazione è un elemento costitutivo del carisma comboniano e un principio operativo che deve ispirare tutta la nostra attività missionaria;
  • Si deve passare da una visione antropocentrica ad una bio - centrica stimolando una eco-teologia con riferimento a Dio e a Cristo salvatore;
  • Tutto il discorso deve essere intriso dall’umiltà, richiamandosi al Comboni;
  • Le caratteristiche del nostro impegno sono: inserzione non solo físico-geografica ma globale, sull’esempio di Gesù di Nazareth; uno stile de vita sobrio, con strutture semplici, accompagnato da una continua conversione che ricuperi i tanti esempi significativi della nostra storia comboniana; la formazione deve essere realizzata in un contesto di azione e riflessione in mezzo alla gente in modo che il giovane capisca le sfide della storia oggi: missione nuova, teologia nuova e soprattutto una mistica capace di orientare, basata sulla lettura contestualizzata della Bibbia, il dialogo interreligioso, una visione olistica della vita e della natura.

    Perché tutto questo non rimanga come nel passato lettere morta si deve:
  • spingere i delegati al Capitolo perché arrivino a definire uno stile di Governo meno centralizzato e più partecipativo;
  • domandare che ogni provincia abbia almeno un progetto missionario specifico nel campo della GPIC;
  • esigere che la coordinazione provinciale sia inserita in questo progetto come animatrice dello stesso: non stanno dedicando i nostri responsabili troppo tempo ai casi personali, alla sopravvivenza dell’Istituto e poco alla Missione?
  • trovare modalità di partecipazione della base attraverso consulte, forum, assemblee e consulte tematiche Che portino ad una progetto comune;
  • insistere sulla collaborazione e il network: rendere effettiva una rete d’azione come Famiglia Comboniana, inter-congregazionale e interreligiosa, articolando La nostra azione a livello nazionale e internazionale

    I lavori del pomeriggio si sono conclusi con l’elezione di una commissione che prepari il prossimo Foro Sociale Comboniano: Daniele Moschetti e Janvier Kabeya (MCCJ), María e Luz Almaraz (LMC), Ilaria e Soledad (CMC). Infine la celebrazione eucaristica conclude l II° Forum Sociale Comboniano. Una prassi destinata a continuare ormai?

    Comboni Press
  • Non hanno basi nella vita. E la Dottrina Sociale della Chiesa? - Belém N. 16