di Alessandro Guarda

Triduo per la festa di COMBONI

In preparazione alla festa di S. Daniele Comboni il 10 Ottobre 2008, P. A. Lwanga Guarda, economo generale, ha tenuto quattro brevi interventi sull’economia di Comboni e le linee comboniane che ne derivano.

1 – Economia Comboniana

a) Elementi di carisma comboniano (che guidano a monte la prassi comboniana)

1. Il Buon Pastore dal Cuore Trafitto
Nel mistero del Cuore di Cristo, il comboniano contempla, nella loro espressione più completa, gli atteggiamenti interiori di Cristo e li assume: la sua donazione incondizionata al Padre, l’universalità del suo amore per il mondo, e la sua partecipazione alla sofferenza ed alla povertà degli uomini. (RV 3,2)
La contemplazione del Cuore trafitto di Cristo, dal quale nasce la Chiesa, è uno stimolo per l’azione missionaria concepita come impegno per la liberazione integrale dell’uomo e per la carità fraterna che deve essere uno dei segni distintivi della comunità comboniana. (RV. 3.3)

2. I più poveri ed abbandonati
Noi siamo inviati ai popoli ed ai gruppi umani più poveri ed emarginati; minoranze non ancora raggiunte dalla Chiesa e trascurate dalla società; gruppi non ancora o non sufficientemente evangelizzati che vivono alle frontiere della povertà, per motivi storici o per effetto della globalizzazione e dell’economia di mercato. Comboni aveva identificato questi popoli con la Nigrizia del suo tempo. (AC’03 n. 36)

3. Salvare l’Africa con l’Africa
Grazie alla visione profetica del suo Fondatore. il missionario comboniano si sente incoraggiato a rispettare i popoli ai quali è inviato, ad avere fiducia in essi ed a lavorare allo sviluppo di comunità locali cristiane autosufficienti e responsabili della diffusione del vangelo, anche tra altri popoli. (RV. 7.1)

b) Il Fondatore e l’economia (al di là delle nozioni a volte molto superficiali dell’agire economico di Comboni, si ritrovano delle convinzioni ed una prassi programmatica che sono un rifgeruimento ancora oggi)

+ per l’opera missionaria:
* solidarietà della comunità ecclesiale per portare a termine la missione.
Comboni si fa animatore missionario e viaggia in tutta l’Europa cristiana per convincerla del suo dovere missionario verso l’Africa. Risponde così all’esigenza posta da Propaganda Fide: con quali mezzi puoi sostenere e organizzare l’impresa missionaria? Comboni troverà l’appoggio delle associazioni austriaca ed altre, che facevano la colletta tra i cristiani in favore di opere bene definite. Con queste somme organizzerà le carovane di partenza, sosterrà i suoi impegni di capo missione in Africa, costruirà le opere missionarie necessarie.
Per sostenere i Candidati alla missione in formazione a Verona, costituirà l’Associazione del Buon Pastore.
Comunque la sua risorsa era il popolo cristiano, organizzato secondo il paese ed il tempo.
S-[2252] Economia e mezzi di sussistenza
degli Ist.i d'Egitto.

Venendo ora ai mezzi pecuniari e materiali per sostenere i nascenti Ist.ti d'Egitto, ho mille motivi di ringraziare la Provvidenza, perché quantunque sieno scabrosissimi i tempi che corrono, e fierissime sieno state le procelle, a cui per disposizione adorabile della Provvidenza l'Opera soggiacque, benché abbiasi ristretta a piccola sfera la sollecitudine dell'economia, tuttavolta gli Istituti non hanno mai mancato del necessario, e furono in molte cose anche provveduti dell'utile e del comodo.
[2253] Un grave inconveniente dell'Opera in Egitto è il non possedere almeno una casa propria (red. Riferimento storico al concetto attuale di Patrimonio Stabile). Ma coll'aiuto di Dio, e qualora vi intervenga l'appoggio della Propaganda, non tarderò a fare l'acquisto di una Casa in Cairo; al quale oggetto la Società di Colonia mi destinò 10,000 franchi con lettera Allegato G., il cui contenuto mostra quale impegno nutra questa pia Associazione per aiutare con generose oblazioni le piccole opere attuali dell'Egitto, e le future dell'Africa Centrale.

* una sola economia “esclusiva”.
Comboni si ritiene il solo titolare dell’economia in favore dell’Africa Centrale, ma si associa procuratori in Cairo e Vicari in Khartoum. Nelle convenzioni con i Camilliani e le Suore di S. Giuseppe dell’Apparizione specifica chiaramente che tutte le offerte date all’intenzione dell’Africa Centrale devono essere consegnate a lui. Solo quelle date per l’Istituto sono da considerarsi “private”.
Dal CONTRATTO con le Suore: 2275] Art. 4º. Sulle annuali contribuzioni che le Cattoliche Società d'Europa (red. = sostegno ordinario su cui conta la missione di Comboni) si sono impegnate di elargire allo scopo generale dell'Opera di rigenerazione della Nigrizia, assegna un'annua pensione di Fr. 400 (quattrocento) per ciascuna Suora e di Fr. 200 (duecento) per ogni allieva da sé destinata ad appartenere all'Istituto delle nere sotto qualsiasi aspetto anche di malattia o di ricovero. Sono libere le Suore direttrici di ammettere delle nere particolari a far parte dell'Istituto, ma a condizione che sieno in tutto a carico loro (red. = iniziative fuori convenzione). Sono egualmente libere di ricorrere ad altri benefattori, sempre inteso però che le limosine devono coscienziosamente impiegarsi al vantaggio dell'Istituto delle povere nere (red. = rispetto delle intenzioni), a meno che non fossero date ad personam e indipendentemente dall'idea dell'Istituto che dirigono o determinate espressamente ad altro scopo particolare (red. = offerte per la Congregazione delle Suore).
[2286] Art. 15º. Nella speranza che il medesimo Istituto delle nere pervenga un dì a percepire dalla carità dei fedeli o da particolari beneficenze quei mezzi che in tutto o in parte possano bastare ai suoi bisogni economici (red.: obiettivo considerato sin dall’inizio da Comboni = l’autosufficienza), per non defraudare le intenzioni delle Società benefattrici d'Europa che tendono a soccorrere non già ad arricchire le istituzioni apostoliche tra gli infedeli, si conviene che dall'annua pensione assegnata si detrarrà al principio di ogni anno quel tanto che dai registri apparirà sopravanzare (red.: concetto già presente in Comboni = il superavit).

+ nell’emergenza:
* solidarietà fino all’ultima camicia;
Comboni non si risparmia nell’esplorazione del territorio e nel far avanzare i confini della missione per portare a tutti la buona novella. Usa i mezzi che gli sembrano necessari per la sopravvivenza dei missionari e per la costruzione della missione. Non risparmia né rischi né mezzi per la salvezza di chi è vittima: per esempio per gli schiavi, nelle epidemie. Rimane convinto che la semplicità dei mezzi avvicina alla gente. “Povero per vocazione e per necessità, sacrifico tutta la mia esistenza per venire in aiuto ai miei fratelli in Cristo” (S. 1769). Al di là del limite della decenza e della fame, accetta con naturalezza la differenza di stile di vita dalle popolazioni locali.
Khartum, 12 maggio 1878

Appello alla carità Cattolica
per la spaventosa carestia nell'Africa Centrale

[5148] La carestia! Questo terribile flagello che già da tempo desola alcune parti del mondo, si fa vivamente sentire, e produce i suoi luttuosissimi effetti anche nell'Africa Centrale.
[5152] Abbiamo soccorso le non poche famiglie dei nostri cristiani che versano nella massima indigenza: aiutammo in quanto potemmo anche i musulmani posti in estrema necessità, perché la carità in simili casi non distingue fra greco arabo e siro; ma ormai siamo costretti a dover chiudere la porta in faccia a tanti infelici che vengono a chiederci del pane. Ciò porta ancora a noi dei danni spirituali, impedisce le conversioni e potrebbe cagionare anche delle defezioni perché l'eroismo della fede non è l'eredità di tutti i cristiani e convertiti.

* in situazione di guerra – tratta degli schiavi.
Comboni non sperimenta la guerra, che verrà subito dopo la sua morte, ma vive a contatto con il flagello della schiavitù. Assume un atteggiamento di lotta continua, pur pensando a costruire una comunità cristiana basata su nuovi valori.
S.[3314] Al momento in cui le scrivo, monsignore, non abbiamo neanche la biancheria per noi, perché abbiamo dovuto fare una camicia a ciascuna bambina e donna del nostro Istituto femminile e farne una anche ai ragazzi. Noi dormiamo vestiti sul nostro angareb che è formato da pezzi informi di legno e legato con delle corde di dattero, o con delle corde di pelle di animale. Ci sono ad El-Obeid dei mercanti arabi (nemmeno un europeo) che hanno della tela, ma per acquistarla occorre del denaro che non abbiamo. Noti ancora una cosa. Le camicie ai neri non durano come in Europa dove ci sono delle belle case, dei letti e delle sedie. Qui i bambini dormono sulla nuda terra o, se le abbiamo, sulle stuoie. Non ci sono sedie; essi dormono e si siedono sempre sulla terra; non hanno scarpe, ma sempre piedi nudi.
[3315] Malgrado tutto ciò, il nutrimento e il vestiario di ogni bambino e di ogni bambina anche piccola, ci costa 7 franchi e 74 centesimi per mese, senza contare la casa e le madri che allattano i piccoli. Ma ciò non può durare perchè essi moriranno. Occorrono da 8 a 10 franchi per ciascuno. A Khartum è più caro. Aggiunga le medicine che abbiamo portato dal Cairo. Arrivate al Cordofan costano enormemente. Aggiunga ancora le spese d'acquisto.
Ogni giorno si presentano a noi degli schiavi per essere liberati dalle crudeltà dei loro padroni. Si sono presentati a me delle mamme incinte con piccoli. Se io non le accetto, saranno punite con la morte dai loro sicari. Ho constatato che alcune di loro, anche se incinte, sono state uccise.
[3316] Ora che fare davanti a questo disgraziato spettacolo? Levo gli occhi al cielo, confido nella Provvidenza e le accetto. (El-Obeïd, capitale del Cordofan, 31 luglio 1873).

+ pastorale e sviluppo:
* una comunità che si autocostruisce; le nuove comunità di catecumeni e neo-cristiani (Malbes, Gezira)
Per i cristiani che assumono valori nuovi prepara anche le condizioni per lo sviluppo di una vita diversa, basata sulle proprie capacità e risorse. Esempio ne sono le colonie.
B. Malbes al Sud-Ovest
S.[7254] Siccome i negri convertiti sono poveri, e dopo la conversione sarebbero costretti ad andare a servire i musulmani, col contatto dei quali perderebbero la fede, perché la missione non può mantenerli, così per provvedere al sostentamento di loro e delle loro famiglie, e più per provvedere alle loro anime, ad una giornata di cammino da El-Obeid, nella pianura di Malbes, ho fatto acquisto di molti terreni che si stendono circa un chilometro, e vi scavammo pozzi, e vi abbiamo fondato una Colonia Cattolica dei neri, detta di Pio IX, in cui vi abbiamo collocato le famiglie dei negri convertiti, assegnando a ciascuna famiglia un pezzo di terra da lavorare e seminare il necessario per vivere tutto l'anno da sé, senza che spenda la missione.
[7255] La Colonia Cattolica di Malbes, che ora consta di 22 famiglie cattoliche, è destinata a divenire un paese, una città tutta cattolica, e segregata dai musulmani, e aiutata a conservare la fede da norme opportune date da me.
In questa Colonia abbiamo poi eretto tante capanne solidissime di sarmenti e paglia con cappella.

* le scuole;
Le scuole sono strumenti di contatto con la nuova generazione su cui si fonda la speranza di un popolo nuovo e cammino verso una propria autocoscienza e presa di responsabilità.
N. 114 (110) - I L P I A N O
S.[833] Dal Corpo delle giovani negre che non si sentiranno inclinate allo stato coniugale, si caverà parimenti la sezione delle Vergini della Carità, formata degli individui più distinti per pietà ed istruzione pratica del catechismo, delle lingue, e dei lavori donneschi. Questa sezione privilegiata costituirà la più eletta falange del Corpo femminile destinata a reggere le scuole delle fanciulle, e compiere le funzioni più importanti della carità cristiana, e ad esercitare il ministero della donna cattolica fra le tribù della Nigrizia.

* l’intuizione delle Università nel piano;
La convinzione che alla base di ogni sviluppo deve esserci una crescita spirituale, morale ed intellettuale è testimoniata dalla convinzione espressa nel Piano che è necessaria una rete di università intorno all’Africa per favorirne lo sviluppo e l’autonomia.
S.[838] Allo scopo di coltivare gl'ingegni più distinti, che avessero a sortire dalla sezione dei Missionari indigeni, per formarli ad abili ed illuminati capi delle Cristianità dell'interno della Nigrizia, la Società destinata a regolare il nuovo disegno, in seguito ai progressi delle sue grandi opere, potrà fondare all'uopo quattro grandi Università Africane Teologico-Scientifiche nei quattro punti più importanti, che circondano l'Africa, quali sarebbero, a nostro giudizio, Algeri, il gran Cairo, S. Denis all'Isola della Réunion nell'Oceano Indiano, ed una delle città più importanti delle coste occidentali dell'Africa sull'Oceano Atlantico.

* collaborazione con tutte le forze specializzate (Suore, Salesiani, Camilliani…)
I Comboniani non hanno ogni carisma e non si lanciano in qualunque attività: in ogni settore è necessario personale specializzato ed esperto (capace). Ecco la necessità delle Suore per il contatto con il mondo femminile e la medicina; i progetti che riguardavano i Camilliani per opere ospedaliere; l’appello fatto a Don Bosco per l’educazione della gioventù. Il comboniano non fa tutto, ma apre la strada della prima evangelizzazione, intuisce i bisogni primordiali e cerca collaborazione per trovarne una soluzione. Non crede che bastino i muri degli ospedali per avere un ospedale, i muri delle scuole per avere delle scuole, ecc.

c) Per un’economia comboniana moderna

Principi
Il Comboniano è oggi un religioso missionario a servizio di una chiesa locale, nel più frequente dei casi.
La sua economia di sostentamento si basa sulla convenzione con la diocesi che lo accoglie e, in principio, lo sostiene.
Quando è il caso, tenendo conto della povertà della chiesa locale e della possibilità di avere delle risorse dalle chiese ricche in favore delle missioni, i Comboniani accettano condizioni meno pesanti per le diocesi. Si impegnano nella sensibilizzazione del popolo cristiano, di origine e di destinazione, per l’opera missionaria con un’attenzione particolare per la solidarietà con le chiese locali che sono maggiormente in difficoltà, nel rispetto delle intenzioni fondamentali del laicato cristiano. Non parlo espressamente di “donatori” per evitare di diventare agenti dei ricchi, al di fuori delle nostre priorità e scopi missionari.

Nelle emergenze sociali egli dà fondo alle proprie possibilità per organizzare i soccorsi alla popolazione bisognosa, ma la sua azione assume un carattere provvisorio di emergenza. Non si risparmia né come persona, né nei mezzi.

Organizza le iniziative più appropriate per rispondere allo sviluppo integrale della gente, ma conta più sulla gente e le sue capacità che sulle forze economiche occidentali. Coscientizza, prepara, forma le capacità ed i mestieri necessari per sostenere i progetti. I progetti non sono doni venuti dall’estero (lo zio ricco d’America o d’Europa), ma iniziative locali che necessitano di una spinta iniziale. Per questo un ‘importanza fondamentale è data alla formazione per la quale cerca la collaborazione la più ampia possibile. Il buon risultato nei progetti di sviluppo risiede nella coscienza rinnovata della popolazione (valori evangelici), capacità tecniche ed intellettuali adattate al progetto. Si sono visti troppi progetti fallire: purtroppo la gente non si è rinnovata nei valori, nelle capacità e nella solidarietà.

La vita consacrata a servizio dei poveri.

Per la vita consacrata il servizio dei poveri è un atto di evangelizzazione. (VC.82)

Profetismo della vita consacrata.
La testimonianza della vita consacrata al Vangelo andrà di pari passo naturalmente con l’amore preferenziale per i poveri e si manifesterà specialmente nella condivisione delle condizioni di vita dei più abbandonati. Molte comunità vivono e lavorano in mezzo ai poveri e agli emarginati, adattano le loro condizioni di vita e condividono le loro sofferenze, i problemi ed i pericoli.
E’ chiesto alle persone consacrate di dare una testimonianza evangelica rinnovata e vigorosa di abnegazione e sobrietà, con uno stile di vita fraterno caratterizzato dalla semplicità e dall’ospitalità, se non altro come esempio per coloro che restano indifferenti ai bisogni del loro prossimo. (VC.90)
La comunità comboniana

Da parte comboniana, la missione, l’uso dei beni, la povertà e la comunità, sono tradizionalmente elementi di uno stesso stile di vita missionaria.
Il Capitolo del 1997 ha ripreso l’espressione di Comboni “Povero per vocazione e per necessità, sacrifico tutta la mia esistenza per soccorrere i miei fratelli in Cristo” (S.1769), e l’ha applicata alla nostra realtà attuale: “Sulla scia del nostro fondatore riteniamo che la povertà che professiamo come religiosi è condizione della missione, perché essa ci permette di essere più vicini, come persone e come strutture, alla vita della gente a cui siamo mandati, facendo causa comune con essa.” (AC’97, n.179)

Già la Regola di Vita afferma che “la testimonianza di povertà è più credibile quando la comunità come tale vive secondo uno stile evangelico di vita.” (n.29), nel contesto concreto del popolo col quale vivono, si riflette nello stile di vita, nell’abitazione, nell’ospitalità e nella scelta dei mezzi e programmi adatti all’ambiente.” (n.29.1)
Al n. 162 la Regola di Vita professa la comunione dei beni, principio ripreso dai Capitoli sotto diverse forme: nel ’97 invitando la comunione nelle comunità, nelle province e nell’Istituto. L’invito programmatico più appariscente è quello di accedere alla forma di Fondo Provinciale Comune; dopo sei anni di esperienza il Capitolo del 2003 sottolinea che l’adozione del Fondo comune “esige la conversione del cuore e dello stile di vita, ispirandosi alla prima comunità cristiana” (AC’03, n.102.2).
Però una visione meramente economica del problema ne falsifica la portata; è importante tenerlo sempre collegato con la missione. L’ultimo Capitolo, nel contesto della missione comboniana oggi, lo dice: “Operando sempre in modo comunitario nel rendere presente Gesù Cristo ed il suo regno… condividiamo la vita dei poveri usando il denaro per una solidarietà efficace e rispettosa della loro dignità.” (AC.’03, n.42.8). Invitando a fare progetti di promozione umana ricorda che siano “impegni che fanno parte della programmazione provinciale.” (n.50.1). E descrivendo la comunità dice chd “è il luogo dove si compie il discernimento, la scelta, la realizzazione e la valutazione del lavoro e del servizio missionario.” (n.85). “La condivisione dei beni e dei mezzi materiali in comunità esprime il dono di noi stessi a Cristo. Diventa a sua volta proposta alternativa e denuncia profetica del materialismo e consumismo dominanti in un mondo globalizzato” (n.86).

Per concludere rivolgiamo la nostra preghiera a Dio di essere presentati a Lui pienamente rinnovati nello spirito comboniano.
Roma-EUR ottobre 2008