di Alessandro Guarda

Introduzione [1]

Alla fine della sua vita, Von Balthasar, teologo svizzero del ‘900, scrive che la dinamica dei diversi profili della Chiesa può essere racchiusa in un dialogo tra due dimensioni ecclesiali: quella istituzionale e quella carismatica. Se manca una delle due, la Chiesa non è più la stessa.
La vita economica e civile può essere letta come un dialogo tra questi due principi o dimensioni.
Quando si racconta per es. la storia economica e civile del Medioevo, la nascita dell’economia di mercato, la si spiega con i grandi cambiamenti nei commerci, con la rinascita delle città dopo l’anno 1000. Si racconta inoltre l’umanesimo, la scoperta dell’America, l’arrivo dell’oro, le grandi compagnie delle Indie, Marco Polo, le città marinare, ecc. Questa è la storia economica che si racconta: la storia prevalentemente istituzionale.

La Storia

Ma c’è una “storia economica carismatica” altrettanto importante che non viene quasi mai raccontata. Ecco alcuni episodi:
Un primo episodio fondamentale è il monachesimo, prima e dopo l’anno mille. S. Benedetto è il padre di uno dei movimenti monacali più importanti. Dietro la formula semplice “Ora et labora” si nasconde anche una rivoluzione economica e civile enorme, che ha creato le condizioni per l’economia di mercato.Con il carisma di Benedetto è accaduto che due dimensioni della vita che nel mondo grego-romano erano separate – la dimensione spirituale e la dimensione del lavoro – venissero ricomposte in unità. Nel mondo antico chi lavorava non studiava e chi studiava non lavorava (lavoravano gli schiavi). Benedetto ha una intuizione carismatica e dice appunto: il monaco deve lavorare e pregare, quindi il monaco in certi casi fa anche attività manuale, si occupa dei campi e della gestione del monastero come parte integrante della sua vita di perfezione cristiana. Così avviene qualcosa di fondamentale anche per l’economia: non è un caso che nei monasteri intorno all’anno mille abbiamo le prime forme di innovazione contabile. Un esempio: la partita doppia fu inventata da un fratello – Pacioli – nel Quattrocento, ma già intorno all’anno mille vediamo fiorire le prime idee di contabilità complessa, perché se un monaco che è intelligente e ha studiato, amministra un’abbazia complessa, essendo un uomo colto ha delle idee.
Altro esempio: attorno all’abbazia sono nate le prime forme moderne di distretti industriali. Se voi guardate, in Italia, dove c’è oggi un distretto della lana, dei filati, delle scarpe, nella maggior parte dei casi in quelle zone anticamente c’era un’abbazia che creava conoscenza, artigiani, cui venivano commissionati lavori, ecc. L’abbazia diventava quindi luogo di civiltà, era fuori della città ma edificava il civile. Nei monasteri nasce la prima riflessione su alcuni temi economici fondamentali: prezzo, profitto, scambio. Nei monasteri nascerà la prima legittimazione etica del mercato. Il problema nasceva con le eccedenze. Il grano prodotto che eccedeva bisognava venderlo alla città: ma a quale prezzo? Qual è un prezzo giusto, in linea con il Vangelo? Inizia allora una riflessione sul giusto prezzo, sul mercato come un luogo non cattivo in sé, una operazione che sarà la base fondamentale perché il mercato potesse svilupparsi non contro la Chiesa, ma dentro l’umanesimo cristiano come avverrà nel Quattrocento con i Francescani. Si può quindi affermare che se non avessimo avuto il monachesimo intorno all’anno 1000, non avremmo avuto l’economia di mercato così come oggi la conosciamo.
Un secondo episodio importante di questa storia carismatica dell’economia e della società dell’occidente, è il movimento francescano: fu dai Francescani minori in particolare che nascono le prime banche popolari moderne, i “Monti di Pietà”. Essi nascono intorno al 1450/1480 in Umbria, Marche e Toscana dai Minori Riformati per “curare la povertà”; i frati di Perugia, di Ascoli Piceno, di Siena – pensiamo a Bernardino da Siena, a San Giacomo della Marca, Bernardino da Feltre, ecc. per curare la povertà, per amore di “madonna povertà” fanno nascere le prime banche popolari moderne. Questo è un esempio di storia che ha avuto un valore enorme: un movimento che fa della povertà il proprio ideale, fa nascere… le banche. Da questo grande movimento spirituale, movimento prettamente carismatico, nasce un’istituzione fondamentale per il capitalismo (le banche). “I banchi” esistevano prima del cristianesimo, ma erano banchi privati, ora nascono le prime banche pubbliche, popolari. Sono le prime intuizioni di quelle che oggi noi conosciamo come microfinanza e microcredito. A leggere gli statuti dei monti di pietà, sembra di leggere dei documenti dell’ONU di oggi. Si guarda il povero – perché c’è un carisma dietro, - come una risorsa e non come un problema. I Francescani dicevano: finché c’è un povero, inteso come indigente, in città la città è malata.

[2]Il tempo di Francesco d’Assisi è caratterizzato da profondi cambiamenti. Mentre in vaste parti dell’Europa era nel suo fiorire la società feudale, nell’Italia dell’XI secolo si svilupparono i primi segni di una società pre-industriale. La popolazione triplicò. Circa il 5% di essa viveva insieme nei centri cittadini. Il denaro aumentò molto fortemente di significato e le relazioni interpersonali divennero sensibilmente più complesse (per esempio, progressiva suddivisione del lavoro, cessazione dell’economia di scambio…) Se al passaggio del millennio le città erano piuttosto un’eccezione nella pianura padana e lungo le coste, verso la metà del XIV secolo già tre milioni di persone vivevano nelle città. La metà di esse era distribuita nelle circa 75 città con circa 20.000 abitanti. Il resto era sparso in alcune centinaia di “città” che a volte non avevano molto più di 3.000 abitanti. Le città crescevano più rapidamente della popolazione totale. Spesso il 50% degli abitanti era costituito da contadini inurbati. La città come luogo di mercato fu l’inizio dell’economia di mercato. Stabilimenti tessili iniziarono con grande produzione nell’Italia del Nord, nel sud della Francia e nei Paesi Bassi. I vestiti divennero il primo successo di esportazione dell’Europa, mentre allo stesso tempo aumentava il commercio di stoffe esotiche. Pietro Bernardone, il padre di Francesco, era un ricco commerciante di stoffe.
Le relazioni vennero sempre più determinate dal possesso di denaro. Chi non aveva denaro, nella città, era escluso dalle cose necessarie alla vita e si riduceva a mendicare. Viste su questo sfondo, le quattro decisioni di Francesco di Assisi non erano una scelta ascetica. Non avere denaro, non avere proprietà, lavoro manuale e, quale ultima scelta per sopravvivere, chiedere l’elemosina, erano concrete opzioni economiche e sociali per le relazioni degli uomini fra di loro e con Dio, che erano – e sono – estremamente minacciate dagli idoli denaro e proprietà.


Altri esempi: senza i carismi sociali e caritativi del ‘700 e ‘800, non avremmo la storia sociale del ‘900. Le scuole pubbliche, gli ospedali e la sanità pubblica sono nati anche perché dei fondatori dei carismi nel ‘600/’700/’800, per amore di persone concrete, hanno fatto nascere le prime scuole, i primi ospedali, le prime opere sociali: non erano economisti, ma avevano dei carismi che portarono anche effetti economici. Un ultimo esempio, il primo contratto legale di lavoro per un minorenne lo ha scritto Don Bosco a Torino che poi è diventato l’apprendistato: un carisma che nasce per i giovani inventa anche uno strumento economico innovativo.

Le Missioni

[3]Con la scoperta europea del Nuovo Mondo e conseguentemente con lo sviluppo di mezzi affidabili di viaggi trans-oceanici nel diciottesimo secolo, questa eredità monastica e mendicante di sospetto del denaro si sviluppò in qualcosa di diverso. La pericolosa memoria dei poveri, itineranti araldi del Vangelo del Fondatore della Cristianità fu quasi totalmente addomesticata. Inoltre, diversamente dai missionari medievali Benedettini e Francescani, i moderni missionari – Protestanti e Cattolici - si trovarono a lavorare sotto il peso dei sistemi coloniali ed imperialisti. Forse psicologicamente in modo più pericoloso, essi lavorarono in mezzo a popoli la cui cultura materiale era disprezzata dalla maggior parte di Europei ed Americani e la cui cultura spirituale pochi Occidentali apprezzarono. Invece di condividere totalmente da uguali nella vita del loro popolo nello spirito dell’evangelista Luca, i missionari moderni crearono delle mini-stazioni europee ed americane in terre esotiche e spesso ebbero le loro mogli o squadre di devote religiose a provvedere alla loro salute familiare quando ritornavano a casa dai loro giorni di safari. Relativamente allo standard di vita della loro patria queste stazioni erano modeste; ma in confronto allo standard della gente che pensavano di evangelizzare, queste stazioni erano spesso lussuose.
Mentre i missionari che viaggiavano dalle rive occidentali nel secolo scorso non avevano né computer né una flotta aerea, essi erano, per lo standard di quel tempo, altrettanto ben equipaggiati. Anche la più modesta spedizione missionaria nell’Africa Orientale, per esempio, richiedeva l’impiego di centinaia – a volte anche migliaia – di portatori nativi, non raramente per mesi per trasportare i beni dei missionari. E il loro standard di vita, anche se modesto e perfino di cattivo gusto per lo standard dei missionari contemporanei Europei ed Americani, era abbastanza impressionante da evocare lo stupore, l’ammirazione e l’invidia degli Africani.
Tentativi di spiegare gli scopi, i metodi e la realizzazione dei comportamenti missionari cristiani occidentali durante i passati duecento anni, non possono essere adeguatamente capiti senza una certa comprensione del più largo ambiente socio economico, del quale essi erano semplicemente una pia espressione. Attraverso il diciannovesimo e fino al ventesimo secolo, una potente confluenza di correnti ideologiche, economiche e politiche percorsero il già inondato occidente del globo. Conforme alla natura delle inondazioni, anche questa interessò per il bene e per il male ogni cosa sul suo passo, e ci fu ben poca cosa che si potesse fare contro di essa. Alcuni erano trasportati e distrutti dalla corrente; i sopravissuti – tra questi i missionari occidentali – erano trasportati inesorabilmente con essa, come pezzi galleggianti, ovunque l’inondazione li portò. In confronto con la potente vitalità di questo flusso sradicante, anche i tentativi di resistenza più energici erano deboli e necessariamente inefficaci.
Tra le idee che influenzarono la teoria e la pratica missionarie dall’inizio dell’era moderna, probabilmente nessuno può indovinare il potere perverso della credenza occidentale nella inevitabilità del progresso. La legge del progresso era, nelle parole di uno storico, “la prima grande lezione che la storia ci insegna”.
Non soltanto i missionari cedettero nella inevitabilità del progresso, ma essi videro se stessi come suoi veri emissari.
Gli assunti occidentali riguardanti il progresso e la civilizzazione sono soltanto parti di un retroscena contro il quale la ricchezza relativa dei missionari deve essere vista. La sovrabbondante ascendenza razziale, materiale e politica delle nazioni “cristiane” era non semplicemente un fatto, ma – nel pensiero missionario – un fatto provvidenziale. Il razzismo missionario era di un genere infinitamente più benigno di quello degli scienziati del diciannovesimo secolo, è vero. Ma essi erano razzisti, nondimeno. “Il missionario, osservava il ben conosciuto Segretariato degli Esteri della Società Missionaria di Londra, appartiene ad una razza superiore in energia e, affermando il diritto di guidare e governare, una razza la cui ricchezza è evidente al mondo.”

Argomenti strategici per la ricchezza missionaria

L’espansione, sia dell’Europa che del Cristianesimo, fu facilitata dalle nuove applicazioni meccaniche e la crescente ricchezza associata alla Rivoluzione Industriale. C’erano macchine che producevano un’abbondanza di merci la cui vendita spinse gli Europei fino ai confini della terra. Le macchine resero i trasporti e le comunicazioni più veloci e così ridussero le dimensioni della terra in modo che fu possibile per gli Europei, inclusi i missionari cristiani, di percorrerla. Il monopolio delle nuove macchine permise agli occidentali di guadagnare il dominio della maggior parte della terra, e di imporre la propria volontà sugli altri popoli. Dalle macchine derivò la ricchezza una parte della quale, in realtà una piccolissima parte, fu dedicata dagli Occidentali alla diffusione della fede. Fu l’esaltazione del potere e della ricchezza resa disponibile e delle porte aperte dalle macchine, che contò in parte in questo abbondante ottimismo del diciannovesimo secolo col quale la diffusione del cristianesimo fu così strettamente associato.
Senza una grande provvista di denaro non soltanto gli sforzi missionari dall’occidente sarebbero stati severamente troncati, ma è possibile ipotizzare, che sarebbero cessati. Le strategie occidentali, iniziando con il supporto degli stessi missionari occidentali, sono intensamente influenzate dal denaro. Negarsi l’accesso alla ricchezza occidentale sarebbe stato un atto di suicidio per il movimento missionario.
Senza voler attaccare la nozione di solidarietà cristiana internazionale, l’ambiguità pratica del supporto finanziario del Nord nei confronti dello sforzo di evangelizzazione del Sud semplicemente non dovrebbe passare sotto silenzio. Abbiamo gli storici esempi di un numero indicibile di scuole, chiese ed ospedali fondati e costruiti sia da Cattolici che da Protestanti nelle loro missioni. Indubbiamente essi fecero un monte di bene, ma essi crearono anche l’impressione che l’impresa di missione / evangelizzazione è portata a termine da una potente corporazione religiosa internazionale.

Allo stesso tempo c’è anche l’altro aspetto, che io ho potuto vedere proprio in Africa. La ripetutamente mi è stato detto dai frati: “La povertà per noi non è un valore. Nelle nostre famiglie siamo poveri. Per questo non abbiamo bisogno di entrare nell’Ordine”. Data questa considerazione, la soluzione è vista unicamente nell’afflusso di denaro, che deve operare il mutamento da “poveri” a “ricchi”. Spesso nel nostro lavoro missionario e nell’usare i soldi per le missioni abbiamo esattamente seguito questo principio. Così abbiamo reso possibile il cambio di campo prima ai membri del nostro Ordine e alla gerarchia della Chiesa, e poi anche ai cristiani e alle persone di altre religioni. Ognuno conosce le conseguenze ed i problemi, perché solo in casi rarissimi tutto ciò succede senza invidie, lotte e gelosie. Specialmente durante crisi politiche e periodi di guerre civili la violenza si scatena contro tante strutture, istituzioni ecclesiastiche e residenze dell’ordine così incentivate. Il costate bisogno di “denaro fresco” conduce ad una pericolosa dipendenza. Allora, come possiamo secondo lo spirito di Francesco, optare per relazioni senza finire in una falsa ascetica e senza lottare in modo acritico nell’attuale sistema economico per migliori posizioni per la nostra gente?

Economia Carismatica

Questa è storia economica importante e grande come quella “ufficiale”, ma è carismatica; se noi non raccontiamo e non vediamo questa storia, non vediamo e non raccontiamo l’economia nella sua complessità, vediamo solo una parte dell’economia e della società. L’economia di comunione, tante esperienze di economia sociale, o di economia di commercio equo e solidale, sono espressione di questo albero secolare dell’umanità, di un’economia che nasce non da interessi ma da carismi.
Caratteristiche dell’economia carismatica
Tutte le espressioni di economia carismatica nascono da un movimento non economico, da un movente ideale. Il primato è dell’idealità non dell’economia.
Principio di gratuità: sono esperienze che danno spazio a delle forme di gratuità, che non vuol dire semplicemente fare le cose gratis.
Tutte le espressioni di economia carismatica nascono per rispondere a bisogni di persone concrete. non nascono da disegni astratti a tavolino, ma per rispondere a bisogni di persone che hanno un nome ed un cognome.
Sono esperienze legate a dei fondatori. con forte identità.
Dimensione della reciprocità.

Risposte carismatiche

Per il nostro atteggiamento verso il denaro e per la nostra vita in quanto dipendenti dall’economia noi Cappuccini abbiamo sviluppato una cosiddetta “economia fraterna” come nuova forma di rapportarsi al mondo e, allo stesso tempo, annuncio profetico. È molto più di un semplice sistema di contabilità o di una fraterna condivisione delle risorse della casa fra noi religiosi. I suoi cinque principi costituiscono una critica profetica al corrente sistema che molti di noi hanno accettato come il solo sistema possibile e ci chiamano a costruire con il denaro che dobbiamo usare rapporti redenti in un mondo di relazioni asimmetriche:
a) la partecipazione assicura che tutti coloro che ne sono interessati siano coinvolti nelle decisioni significative che vengono prese. È questo un elemento importante contro la manipolazione e la segretezza delle informazioni.
b) L’ equità non esige che ognuno abbia le stesse cose, ma che ognuno abbia il diritto a ciò che è necessario ad una vita dignitosa. È una forma in cui si riconoscono le differenze personali e culturali. Ed è rifiuto di valutare le persone con il metro di ciò che possiedono.
c) La trasparenza garantisce l’onestà, la responsabilità ed i criteri etici nelle transazioni. Costituisce una forte critica alla corruzione, alla disonestà e alla manipolazione ai vari livelli della società.
d) La solidarietà critica e si contrappone alla volontà di profitto che concentra la ricchezza nelle mani di pochi e agisce come motore nell’”economia di mercato”. La solidarietà si basa sull’esperienza di san Francesco che ciò che noi possediamo viene da Dio e che l’unica cosa che è veramente nostra è il nostro peccato.
e) L’ austerità non è esattamente solo la scelta personale di uno stile di vita semplice ma è anche una scelta comunitaria contro tutto ciò che distrugge le relazioni con Dio e con i nostri fratelli e sorelle. È un valore fraterno fondamentale che preserva gli altri valori della vita francescana. È una maniera di rigettare un sistema che funziona col creare costantemente nuovi desideri per poter vendere di più. Senza l’auto-limitazione dell’austerità, la solidarietà diventa oggetto di offesa e di distruzione.”


Elementi di carisma comboniano

1. Il Buon Pastore dal Cuore Trafitto
Nel mistero del Cuore di Cristo, il comboniano contempla, nella loro espressione più completa, gli atteggiamenti interiori di Cristo e li assume: la sua donazione incondizionata al Padre, l’universalità del suo amore per il mondo, e la sua partecipazione alla sofferenza ed alla povertà degli uomini. (RV 3,2)
La contemplazione del Cuore trafitto di Cristo, dal quale nasce la Chiesa, è uno stimolo per l’azione missionaria concepita come impegno per la liberazione integrale dell’uomo e per la carità fraterna che deve essere uno dei segni distintivi della comunità comboniana. (RV. 3.3)

2. I più poveri ed abbandonati
Noi siamo inviati ai popoli ed ai gruppi umani più poveri e marginalizzati; minoranze non ancora raggiunte dalla Chiesa e trascurate dalla società; gruppi non ancora o non sufficientemente evangelizzati che vivono alle frontiere della povertà, per motivi storici o per effetto della globalizzazione e dell’economia di mercato. Comboni aveva identificato questi popoli con la Nigrizia del suo tempo. (AC’03 n. 36)

3. Salvare l’Africa con l’Africa
Grazie alla visione profetica del suo Fondatore. il missionario comboniano si sente incoraggiato a rispettare i popoli ai quali è inviato, ad avere fiducia in essi ed a lavorare allo sviluppo di comunità locali cristiane autosufficienti e responsabili della diffusione del vangelo, anche tra altri popoli. (RV. 7.1)

Il Fondatore e l’economia

+ per l’opera missionaria:
* solidarietà della comunità ecclesiale per portare a termine la missione.
Comboni si fa animatore missionario e viaggia in tutta l’Europa cristiana per convincerla del suo dovere missionario verso l’Africa. Risponde così all’esigenza posta da Propaganda Fide: con quali mezzi puoi sostenere e organizzare l’impresa missionaria? Comboni troverà l’appoggio delle associazioni austriaca ed altre, che facevano la colletta tra i cristiani in favore di opere bene definite. Con queste somme organizzerà le carovane di partenza, sosterrà i suoi impegni di capo missione in Africa, costruirà le opere missionarie necessarie.
Per sostenere i Candidati alla missione in formazione a Verona, costituirà l’Associazione del Buon Pastore.
Comunque la sua risorsa era il popolo cristiano, organizzato secondo il paese ed il tempo.

* una sola economia “esclusiva”.
Comboni si ritiene il solo titolare dell’economia in favore dell’Africa Centrale, ma si associa procuratori in Cairo e Vicari in Khartoum. Nelle convenzioni con i Camilliani e le Suore del Buon Pastore (?) specifica chiaramente che tutte le offerte date all’intenzione dell’Africa Centrale devono essere consegnate a lui. Solo quelle date per l’Istituto sono da considerarsi “private”.

+ nell’emergenza:
* solidarietà fino all’ultima camicia;
Comboni non si risparmia nell’esplorazione del territorio e nel far avanzare i confini della missione per portare a tutti la buona novella. Usa i mezzi che gli sembrano necessari per la sopravvivenza dei missionari e per la costruzione della missione. Non risparmia né rischi né mezzi per la salvezza di chi è vittima: per esempio per gli schiavi, nelle epidemie. Rimane convinto che la semplicità dei mezzi avvicina alla gente. “Povero per vocazione e per necessità, sacrifico tutta la mia esistenza per venire in aiuto ai miei fratelli in Cristo” (S. 1769). Al di là del limite della decenza e della fame, accetta con naturalezza la differenza di stile di vita delle popolazioni locali.

* in situazione di guerra.
Comboni non sperimenta la guerra, che verrà subito dopo la sua morte, ma vive a contatto con il flagello della schiavitù. Assume un atteggiamento di lotta continua, pur pensando a costruire una comunità cristiana basata su nuovi valori.

+ pastorale e sviluppo:
* una comunità che si autocostruisce; le nuove comunità di catecumeni e neo-cristiani (Delen, Gezira)
Per i cristiani che assumono valori nuovi prepara anche le condizioni per lo sviluppo di una vita diversa, basata sulle proprie capacità e risorse. Esempio ne sono le colonie.

* le scuole;
Le scuole sono strumenti di contatto con la nuova generazione su cui si fonda la speranza di un popolo nuovo e cammino verso una propria autocoscienza e presa di responsabilità.

* l’intuizione delle Università nel piano;
La convinzione che alla base di ogni sviluppo deve esserci una crescita spirituale, morale ed intellettuale è testimoniata dalla convinzione espressa nel Piano che è necessaria una rete di università intorno all’Africa per favorirne lo sviluppo e l’autonomia.

* collaborazione con tutte le forze specializzate (Suore, Salesiani, Camilliani…)
I Comboniani non hanno ogni carisma e non si lanciano in qualunque attività: in ogni settore è necessario personale specializzato ed esperto (capace). Ecco la necessità delle Suore per il contatto con il mondo femminile e la medicina; I progetti che riguardavano i Camilliani per opere ospedaliere; l’appello fatto a Don Bosco per l’educazione della gioventù. Il comboniano non fa tutto, ma apre la strada della prima evangelizzazione, intuisce i bisogni primordiali e cerca collaborazione per trovarne una soluzione. Non crede che bastino muri degli ospedali per avere un ospedale, i muri delle scuole per avere delle scuole, ecc.

Per un’economia comboniana moderna

Il Comboniano è oggi un religioso missionario a servizio di una chiesa locale, nel più frequente dei casi.
La sua economia di sostentamento si basa sulla convenzione con la diocesi che lo accoglie e, in principio, lo sostiene.
Quando è il caso, tenendo conto della povertà della chiesa locale e della possibilità di avere delle risorse dalle chiese ricche in favore delle missioni, i Comboniani accettano condizioni meno pesanti per le diocesi. Si impegnano nella sensibilizzazione del popolo cristiano di origine e di destinazione per l’opera missionaria con un’attenzione particolare per la solidarietà con le chiese locali che sono maggiormente in difficoltà, nel rispetto delle intenzioni fondamentali del laicato cristiano.

Nelle emergenze sociali dà fondo alle proprie possibilità per organizzare i soccorsi alla popolazione bisognosa, ma la sua azione assume un carattere provvisorio di emergenza. Non si risparmia né come persona né nei mezzi.

Organizza le iniziative più appropriate per rispondere allo sviluppo integrale della gente, ma conta più sulla gente e le sue capacità che sulle forze economiche occidentali. Coscientizza, prepara, forma le capacità ed i mestieri necessari per sostenere i progetti. I progetti non sono doni venuti dall’estero (lo zio ricco d’America), ma iniziative locali che necessitano di una spinta iniziale. Per questo un ‘importanza fondamentale è data alla formazione per la quale cerca la collaborazione la più ampia possibile. Il buon risultato nei progetti di sviluppo risiede nella coscienza rinnovata della popolazione (valori evangelici), capacità tecniche ed intellettuali adattate al progetto. Si sono visti troppi progetti fallire: purtroppo la gente non si è rinnovata nei valori, nelle capacità e nella solidarietà.


[1]. (prima sorgente e spunto: Luigino Bruni, Cristianesimo ed uso dei Beni tra Gratuità e Mercato – Notiziario CNEC 6/2006 p. 2)
[2]. Fr. Helmut Rakowski, OFMCap, Una Missione per il Denaro – SEDOS 2006.
[3]. Missioni e Denaro Straniero. Riduzione dall’anteprima del libro di Jonahtan J. Bonk - Missions and Money