Giovedì 10 settembre la CIMI (Conferenza degli Istituti Missionari in Italia) ha convocato una conferenza stampa. Un servizio per far parlare l’Africa.

Alla vigilia del secondo Sinodo Africano che si terrà il prossimo mese a Roma, Cimi e Ucsi Lazio (Unione Cattolica Stampa italiana) hanno promosso un incontro con la stampa sul tema: "Riconciliazione, giustizia e pace per l'Africa", mondo missionario, volontariato, operatori dell'informazione a confronto.
Allo stile di conferenza stampa, l’incontro si è tenuto questo Giovedì 10 settembre presso la sede dell'Azione cattolica italiana a Roma.

Sono intervenuti p. Alex Zanotelli, missionario Comboniano, Sergio Marelli, Direttore Generale FOCSIV e Presidente dell'Associazione delle ONG italiane, Padre Fernando Zolli, CIMI, Filomeno Lopez giornalista Radio Vaticana con la coordinazione di Vania De Luca, Presidente Ucsi Lazio e la partecipazione della FESMI (Federazione Stampa Missionaria Italiana).

L’incontro si è centrato su tre nuclei di riflessione.

L’Africa è un continente ricco per l’Europa e questa ricchezza è da lungo tempo la sua maledizione. Durante il Sinodo la stampa italiana dovrebbe mettere a nudo con inchieste e domande, anche ai Vescovi e Teologi africani, temi come il Trattato GOA fra Africa e Usa, l’APE che è alla base dei trattati fra Africa e Europa, l’Africom, il ceppo agglutinante del commercio delle armi con il 6° Comando americano per l’Africa che avrà sede anche a Napoli e Vicenza. L’Africa, che meno offende il clima del pianeta, è il continente che più ne paga le conseguenze. E poi, il tema dell’emigrazione e immigrazione.

Nella Chiesa l’Africa rappresenta il più lucido stimolo all’inculturazione in campo liturgico e nella testimonianza di vita ai valori del Vangelo: basta ricordare Munzihirwa, il vescovo di Bukavu  assassinato dall’esercito ruandese per aver enunciato apertamente l’invasione di cui il Congo era vittima. Basta pensare a Thessier, il vescovo di Algeri per scoprire quanto l’Africa può dare al rinnovamento della Chiesa cattolica universale. Ma, per dirla con il teologo africano Marc Ela, si deve ripensare la teologia in Africa: non interessa più parlare dell’esistenza di Dio ma dire “in quale Dio noi crediamo”.

Il secondo nucleo di riflessione è corso intorno all’atteggiamento dell’Europa “economica” verso l’Africa. I nostri parametri di valutazione economica tendono a metterci il cuore in pace. L’Africa vede un progresso nel suo PIL del 4-5% annui. Cioè, si conclude, poco a poco sta uscendo dalla miseria e dalla fame. Già, ma i parametri macroeconomici non servono per l’Africa. Al N° 28 l’Instrumentum Laboris del Sinodo afferma: “Le multinazionali continuano a invadere gradualmente il continente per appropriarsi delle risorse naturali. Schiacciano le compagnie locali, acquistano migliaia d’ettari espropriando le popolazioni delle loro terre, con la complicità dei dirigenti africani. Inoltre, recano danno all’ambiente e deturpano il creato che ispira la nostra pace e il nostro benessere, e con cui le popolazioni vivono in armonia”. Il famoso progresso del PIL si deve a questo: alla vendita del petrolio, alle esportazioni di materie prime, alla compera di terre da pare delle multinazionali straniere. Un incremento del PIL, quindi, che va a vantaggio dei ricchi stranieri ma non delle popolazioni africane. Riassumeva questo nucleo di riflessioni il presidente dell’UCSI: “E’ demenziale per un paese come l’Italia che confina con l’Africa non interessarsi a quanto succede nel continente che ci è alla porta. Incidere sulla coscienza dei giornalisti è essenziale”.

 Il guineano Filomeno Lopez, noto giornalista di Radio Vaticana, ha centrato il suo intervento in una frase a effetto: nell’evangelizzazione come nei rapporti economici e di aiuto all’Africa abbiamo dimenticato di “costruire il cuore della gente”. Non c’è pace senza giustizia e non c’è giustizia senza riconciliazione, è vero. Ma nulla serve se il cuore della gente non si abbevera a queste fonti. Interessante, ha fatto notare. Proprio chi, da cardinal Ratzinger, esprimeva dubbi che la missione della Chiesa dovesse raggiungere il cuore della gente con un’evangelizzazione centrata sulla giustizia e la pace, ora è il primo papa che va in Africa a portare, non un documento conclusivo, ma un Instrumentum Laboris per avviare il dialogo nella Chiesa e fra la Chiesa e la società su temi come quelli che il documento annuncia: giustizia, economia, politica, pace, cultura.

Tutti si preoccupano del pane e della giustizia micro e macro, ma nessuno sembra preoccuparsi di come si potrà arrivare allo “sminamento dei cuori” una volta che il conflitto, il singolo conflitto di un paese finisce.

 Nell’alveo di questi tre nuclei di riflessione sono state lanciate numerose iniziative: un convegno per il 1° ottobre, un presidio di preghiera durante tutto il Sinodo dal 4 al 25 ottobre, un recital con il patrocinio di Missio il 19 ottobre (Cfr. Allegato). Altre iniziative possono giungere alla ribalta come quella della piattaforma romana delle ONG di inspirazione cattolica che parla di “Un particolare impegno verso i Paesi poveri e in via di sviluppo consistente nel riconvertire il loro debito estero in programmi di Assistenza sanitaria, infrastrutture e istruzione con sbocco lavorativo”.

 Durante tutto il Sinodo, missionari, direttori e giornalisti di riviste missionarie e organizzazioni missionarie e di volontariato, si avvicenderanno per dare attenzione al dibattito sinodale e si impegneranno a fare da cassa di risonanza per i MEDIA nazionali, per le chiese d’Italia, la società civile e le comunità di vita consacrata: sarà un Osservatorio permanente. La Misna creerà un banner che possa servire di agglutinamento e forse anche di coordinazione.

 Un intermezzo si è avuto con l’intervento del presidente della Federazione Italiana Roberto Natale. “Il mio è uno spot, ha esordito, per invitare tutti alla manifestazione del 19 settembre in Piazza del Popolo”. La reazione piuttosto tiepida dell’assemblea lo ha invitato a specificare che non si vuole dare nessun colore politico alla manifestazione ma semplicemente “dire che per giornalisti e non giornalisti l’attuale assetto della stampa non ci sta bene”. Quasi a leggere negli sguardi critici dei presenti ha poi aggiunto: Se c’è un concorso di gelati o di gattini potete essere sicuri della presenza Rai. Il 19 settembre vuole quindi essere anche una provocazione: esigere un’informazione profondamente diversa perché gli italiani sono stufi d’interviste senza domande che portano giornalisti a diventare direttori di giornali o notiziari. E questo senza segni di partiti ma con striscioni che rivendicano, come nel vostro caso, più informazione sull’Africa.

 Comboni press

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