Sabato 17 novembre 2018
I comboniani e le comboniane che hanno partecipato al Foro sociale mondiale sulle Migrazioni (FSMM) si sono riuniti nel Centro di Animazione Missionaria dei Missionari Comboniani a Città del Messico il giorno 5 di novembre. Dopo il FSMM e l’incontro comboniano VIVAT International ha organizzato un laboratorio a Tepoztlán (Messico) nella casa di ritiro degli Oblati, dal 16 al 19 novembre.

I giorni del FSMM e della nostra riunione sono stati contrassegnati dalle ‘carovane’ di migranti: migliaia di persone che, da diversi paesi del Centro America (in particolare Honduras, Salvador, Nicaragua e Guatemala), si sono incamminate verso il confine con gli Stati Uniti. Si trattava non di un solo gruppo, bensì di diversi gruppi di persone, povere e di diversa età, che, secondo alcune stime, avevano raggiunto le 7,000-8,000 unità. Queste carovane hanno dato un eco mediatica al FSMM - eco che, fino a quel momento, era stato piuttosto limitato. Non si capisce come questi gruppi di persone provenienti da diversi paesi del Centroamerica si siano formati e abbiano iniziato la loro marcia verso il confine con gli USA passando attraverso diverse nazioni e creando grandi problemi logistici. Le migrazioni non sono un fatto congiunturale bensì strutturale, oggigiorno ingigantito dalla crisi del capitalismo e del neo-liberalismo; il mito di fermare i flussi migratori – tema caro a tanti governi populisti o simpatizzanti tali – fa parte di promesse elettorali irrealiste mentre altre soluzioni a tali problemi complessi sarebbero necessarie. Però è indubitabile che questa massa di persone sia stata usata nella campagna politica statunitense del midterm. Ormai i migranti sono usati come merce di scambio e fanno le fortune politiche di vari candidati. Chi dice che le migrazioni per tali politici senza scrupolo siano una tragedia?

I comboniani e le comboniane che si sono riuniti dopo il FSMM (Sr. Veronica Vázquez provinciale del Messico, sr. Isabel Kahambo, PP. Louis Kouevi, Rafa Perez, Domenico Guarino, J.P. Pezzi, Mariano Tibaldo e Pasqua volontaria che lavora con i migranti a Palermo) hanno condiviso le loro impressioni sul FSMM e le tematiche considerate più rilevanti.

Ha positivamente colpito la presenza della Chiesa al FSMM soprattutto il messaggio di Papa Francesco, un’autorità mondiale le cui parole a favore dei diritti dei migranti si stanno alzando chiare e forti. Vi sono molte organizzazioni della società civile che lavorano per i migranti a diverso livello. Ciò che manca, in molti casi, è la mancanza di coordinazione, fare rete e mettersi insieme per avere una voce presso i governi nazionali. Certamente non manca una struttura giuridica per le migrazioni a livello internazionale: il Global Compact for Migration è, come si dice nell’introduzione a tale documento, un “accordo negoziato intergovernativo preparato sotto l’egida delle Nazioni Unite che copre tutte le dimensioni della migrazione internazionale in modo olistico e globale”; nel FSMM si sono evidenziati gli aspetti positivi di questo accordo ma si sono levate anche alcune voci critiche soprattutto nella volontà di regolamentare un problema senza, però, risolverne le cause. La militarizzazioni delle zone di confine sta facendo le fortune delle industrie degli armamenti e delle agenzie preposte alla sicurezza: i loro profitti stanno aumentando vertiginosamente, e il modo efficiente con cui Israele controlla i suoi confini (soprattutto per tenere a bada i Palestinesi) diventa il modello a cui molte nazioni si ispirano per controllare i flussi migratori. Ormai la politica è succube delle imprese private (delle armi, ma non solo) e assistiamo ad un trapasso di potere dalla politica alle imprese. Le frontiere stesse degli Stati meta dei migranti si stanno spostando: nell’era Obama gli Stati Uniti si accordarono con il Messico perché tenesse i migranti dentro i suoi confini, così come l’Europa (e l’Italia) vorrebbe che i suoi confini sud corrispondessero alla Libia e i paesi dell’Africa del nord (confezionando accordi sulla falsariga di quello tra l’Unione Europea e la Turchia). Al FSMM si è sottolineato come le donne e i bambini siano i soggetti più vulnerabili ma è anche vero che le donne sono coloro che tengono viva la speranza e difendono la vita con la loro resilienza– ciò è stato sottolineato nel laboratorio ‘Le donne e le bambine Maya nella migrazione’. È chiaro al nostro gruppo di comboniani/e che ha partecipato al FSMM quanto sia necessario creare una coscienza differente verso i migranti combattendo i pregiudizi e affrontando le paure della gente (a volte artificialmente indotte). È altrettanto chiaro non solo il diritto a migrare, ma soprattutto il diritto a non-emigrare e rimanere nella propria terra. Ciò che ha deluso è la scarsa partecipazione numerica al FSMM (solamente qualche centinaio di persone hanno presenziato al FSMM). Inoltre l’Africa, soprattutto per quanto riguarda la tematica dei migranti/rifugiati interni agli Stati, era quasi assente; l’Africa è stata considerata soprattutto come ‘esportatrice’ di migranti verso l’Europa mentre  molti paesi africani ospitano un enorme numero di migranti e soprattutto rifugiati.  Una proposta che è stata presentata nel nostro incontro è che si possa organizzare un foro comboniano sul tema dei migranti e delle migrazioni, dimensione importante della ministerialità comboniana oggigiorno.

Dopo il FSMM e l’incontro comboniano VIVAT ha organizzato un laboratorio a Tepoztlán (Messico) nella casa di ritiro degli Oblati, dal 16 al 19 novembre. L’incontro aveva l’obiettivo generale di creare una presenza di VIVAT in questo paese. A questo incontro hanno partecipato congregazioni religiose che hanno interesse a collaborare o che già collaborano con VIVAT. Le congregazioni religiose in Messico giá lavorano nel campo della GPIC in particolar modo nelle aree delle migrazioni, della tratta delle persone e dell’ecologia. Gli obiettivi del presente corso erano essenzialmente due:

  1. Conoscere VIVAT (come lavora, la struttura, stabilire reti di collaborazione e iniziare la cooperazione con le equipe di New York, Ginevra e Roma), avere una conoscenza più approfondita dei meccanismi e delle strutture dell’ONU e del lavoro delle ONG nelle Nazioni Unite e come VIVAT si rapporta con loro.
  2. Pianificare una collaborazione futura, anche con la presenza dei provinciali delle  varie congregazioni religiose presenti al laboratorio e che hanno dato la loro disponibilità ad essere parte di VIVAT.

VIVAT si impegna in una duplice missione: di lavoro nelle situazioni concrete di disagio sociale e economico (per questo nel laboratorio si sono presentate diverse attività in cui persone legate a VIVAT si stanno impegnando quali le migrazioni, l’accaparramento di terre, l’estrazione mineraria e la tratta di persone) e di svolgere attività di advocacy presso le Nazioni Unite (a New York e Ginevra). Pensiamo che, come comboniani, il lavoro a contatto con popolazioni che vivono in situazione di sfruttamento, povertà e degrado ecologico deve essere unito a quello di advocacy cioè ad un’azione di sensibilizzazione e di promozione di politiche a favore dei più poveri. Ma questo lavoro di advocacy sarà tanto efficace quanto più sarà fatto in collaborazione con altri gruppi, congregazioni e movimenti che condividono gli stessi obiettivi e la stessi valori.
Mariano Tibaldo mccj