Lunedì 20 maggio 2019
Alle prese con problemi di sopravvivenza, la gente comune non pare far caso all’appuntamento di maggio. Che invece è cruciale perché il nuovo parlamento e governo dovranno finalmente affrontare le sfide di un paese tra i più poveri al mondo. Nella foto supporter del Partito democratico progressista del presidente Peter Mautarika durante l'ultimo raduno in vista del voto, sabato a Blantyre. (credit: AP Photo/Thoko Chikondi -thepublicsradio.org)

Da oltre un anno si vanno preparando le elezioni del 21 maggio, giorno in cui i malawiani si recheranno alle urne per votare il presidente, il parlamento e le amministrazioni locali.

Due i principali contendenti: il presidente Arthur Peter Mutharika del Partito democratico progressista (Dpp) che corre per il secondo mandato e il leader della principale forza di opposizione Lazarus Chakwera del Partito del congresso del Malawi (Mcp). Tra gli sfidanti c’è anche l’attuale vicepresidente Saulos Klaus Chilima, che nel 2018 ha abbandonato il Dpp per formare un nuovo partito, il Movimento unito di trasformazione (Utm).

Chilima è il nuovo volto della politica del Malawi. C’è chi lo apprezza perché critica apertamente il governo, colpevole di portare avanti politiche economiche che sono causa di povertà e prospetta un cambiamento radicale alla guida del paese in nome della giustizia e della correttezza.

Ma la sua posizione nella competizione elettorale si è indebolita dopo che l’ex presidente del paese, Joyce Banda, del Partito popolare (Pp), gli ha ritirato il sostegno per una discordia sulla nomina del candidato vicepresidente. Banda, ora, si candida da sola per la massima carica dello stato. Tra i candidati alla presidenza c’è anche Atupele Muluzi, attuale ministro della salute e leader del Fronte democratico unito (Udf).

Dopo 25 anni di democrazia – le prime elezioni multipartitiche si svolsero nel 1994 – i cittadini votano ancora secondo le linee di appartenenza all’etnia di origine. Tutto ciò pregiudica la possibilità di un radicale e necessario cambiamento della politica alla guida del paese. Un cambiamento reso ancora più difficile dal fatto che il partito di governo ha accesso a tutte le risorse, in particolare ha il controllo dell’informazione, cosicché le elezioni finiscono molto spesso per confermare al potere chi governa.

Politica distante dalla gente

Tuttavia il Dpp, il partito al potere, deve fare i conti con un calo di consensi per via della corruzione dilagante e della controversa riforma agraria approvata nel 2016. Recentemente, alcuni esponenti del Bureau anti-corruzione, importante istituzione governativa, si sono recati nel villaggio di Sitola nel distretto meridionale di Machinga, per un corso di formazione rivolto alle masse rurali.

Dopo lunghi discorsi su come sconfiggere la corruzione, il capo del villaggio ha preso la parola: «Perché siete venuti nel mio villaggio a parlare di corruzione? Sono forse i poveri dei miei villaggi a essere corrotti? Siete voi a proteggere i nostri governanti corrotti. Sono i ricchi a derubare il nostro paese e questo avviene perché nei vostri tribunali non concludete mai un processo. Chi ruba allo stato non viene mai punito. Le nostre prigioni sono stracolme di poveri e non c’è spazio per i ricchi che fate evadere regolarmente. Come nel caso del nostro ex presidente Bakili Muluzi, che per dieci anni ha derubato lo stato, e ora pare riesca a non essere più processato. Mettete ordine in casa vostra, se volete veramente sconfiggere la corruzione».

La campagna elettorale, che si avvia verso la fase finale, non sembra entusiasmare tanto la popolazione. Sono altri i problemi che preoccupano i 17 milioni e mezzo di abitanti. Le pesanti alluvioni nella stagione delle piogge – ultima in ordine di tempo quella che ha colpito il marzo scorso le regioni centromeridionali del paese –, la scarsità di cibo con prezzi sempre al rialzo, la mancanza di medicine negli ospedali pubblici, l’inadeguatezza del sistema scolastico che non prevede ancora la scuola dell’obbligo, e soprattutto un’estrema povertà che per tanti malawiani significa tentare di emigrare in Sudafrica.

Il Malawi è al secondo posto, appena sotto il Sud Sudan, nella classifica della povertà in Africa. Il tasso di povertà a livello nazionale resta al 51.5 %, con un peggioramento peggiore rispetto al 2010 (50.4 %), e nei villaggi si arriva al 56.6 %: la scarsità di cibo viene imputata alla scarsa produttività dell’agricoltura di sussistenza.

Nell’aprile del 2018, i vescovi cattolici nella loro lettera pastorale “Appello per una nuova era in Malawi”, hanno sottolineato l’urgenza di un cambiamento di rotta nel paese. Denunciando che «la maggioranza della popolazione ancora vive sotto il giogo di povertà, ignoranza, malattia, fame…». A distanza di un anno i leader ecclesiali sono ritornati sull’argomento con una riflessione pastorale per la quaresima e la Pasqua nella quale chiedono un cambiamento di mentalità nel modo di governare ma si appellano anche alla responsabilità di ogni cittadino che con il proprio voto potrà fare la differenza.  

Più candidati indipendenti

Sono 6.859.570, su una popolazione di 17,6 milioni di abitanti, i cittadini del Malawi registrati per il voto. Nove i partiti politici con altrettanti aspiranti alla presidenza. I candidati approvati dalla Commissione elettorale ai 193 seggi parlamentari sono 1.332. Il dato più rilevante delle elezioni parlamentari sono i 501 candidati indipendenti, cioè non legati a un partito. Un segnale di protesta che la dice lunga sulla conduzione non democratica dei partiti. Si prevede che nel 2040 il paese raggiungerà i cinquanta milioni di abitanti. Un dato che obbliga chiunque vinca le elezioni a rivedere tutti i parametri dello sviluppo della nazione.
[Piergiorgio Gamba (da Balaka) – Nigrizia]