Lunedì 20 maggio 2019
Da quasi due anni imperversa, con le sue violenze, nella provincia settentrionale del paese. Per alcuni sono jihadisti. Per altri semplici criminali che si sono ribellati allo sfruttamento. Nessuna rivendicazione accompagna le loro azioni. Di certo, stanno seminando terrore.

Da più di 18 mesi la provincia di Cabo Delgado – la più settentrionale e remota del Mozambico confinante con la Tanzania – è ostaggio di un gruppo ribelle divenuto sempre più violento e la cui identità non è ancora chiara.

I miliziani dal volto coperto continuano a compiere raid nei villaggi, armati di fucili mitragliatori, machete e coltelli. Gli attacchi – in cui vengono incendiate abitazioni e uccisi uomini, donne e bambini – sono ormai divenuti ripetitivi e hanno provocato più di 150 vittime, oltre a migliaia di sfollati.

Il modus operandi – il fatto che inneggi ad Allah – e che, stando alle ricostruzioni degli esperti, professi un’applicazione rigorosa della shari’a, farebbe pensare ad azioni di radicalismo islamico. La popolazione chiama questi oscuri miliziani al-Shabaab (in arabo “i giovani”) che sembrerebbe un velato riferimento all’omonimo movimento jihadista somalo, con il quale, però, non esiste alcun legame formale accertato.

Alcuni studiosi hanno denominato il gruppo Ahlu Sunnah wa-Jammá (Aswj), che significa “aderenti alla tradizione profetica” e che viene spesso abbreviato in al-Sunnah. L’ipotesi, più accreditata al momento, è che si tratti di una fazione più radicale che si è distaccata da una setta wahabita mozambicana registrata ufficialmente e chiamata Ansaru-Sunna.

Il particolare più strano è...

[Testo e foto di Marco Simoncelli – Nigrizia]

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