A causa della plastica presente nell’acqua e negli alimenti. Mangiamo una carta di credito a settimana

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Sabato 15 giugno 2019
Cinque grammi di plastica, in sostanza quanti ne servono a realizzare una carta di credito: è quanto una persona ingerisce inconsapevolmente, circa ogni settimana, attraverso l’alimentazione. Sono i risultati dello studio «No plastic in nature: assessing plastic ingestion from nature to people», commissionato dal World Wildlife Fund (Wwf) ai ricercatori dell’Università di Newcastle.

Secondo il rapporto, frutto di oltre cinquanta ricerche, la più grande fonte di ingestione di plastica è l’acqua potabile: lo studio dimostra infatti che una persona può consumare fino a 1.769 particelle di microplastica a settimana soltanto bevendo, sia dalle bottiglie già confezionate sia dal rubinetto.

Le particelle salgono a 90.000 all’anno se si beve esclusivamente acqua dalle bottiglie di plastica. I molluschi marini sono la seconda fonte di ingestione di plastica; una persona ne può ingerire fino a 182 microparticelle settimanali, circa 0,5 grammi. Secondo lo studio, l’ingestione della plastica attraverso i molluschi marini è dovuta al fatto che essi sono mangiati interi, comprensivi, cioè, del loro apparato digerente, dove si accumulano le microplastiche. Lo studio non considera l’assunzione di plastiche per inalazione, ma una ricerca parallela, pubblicata dalla rivista scientifica «Environmental Science & Technology», rileva che, con le microparticelle disperse, si può raggiungere un totale di 121.000 microplastiche l’anno.

A livello globale si producono oltre 330 milioni di tonnellate di plastica e si prevede che la produzione aumenti entro il 2050. Kavita Prakash-Mani, direttore mondiale per la conservazione presso il Wwf, ha palesato la necessità di stilare un trattato globale per sensibilizzare l’opinione pubblica e premere perché la questione dei rifiuti plastici venga inserita nelle agende di tutti i paesi.
L’Osservatore Romano, 14-15 giugno 2019