Lunedì 30 marzo 2020
Ieri, all’Angelus, Papa Francesco ha pregato per la pace nel mondo. Guardando a chi si trova in situazione di vulnerabilità, in particolare per l’emergenza Covid-19, come ricordato dal segretario generale dell’Onu, il Pontefice chiede la cessazione dei conflitti e l’apertura di canali diplomatici e corridoi umanitari. Quindi rivolge il pensiero a chi, in questo momento di pandemia, è costretto a vivere in gruppo, in case di riposo, caserme, carceri.

Covid-19, il Papa: si fermino tutte le guerre.
 Il Covid-19 “non conosce frontiere”
Nuovo appello per i carcerati

Fermare “ogni forma di ostilità bellica”. Nel pieno di un’emergenza “che non conosce frontiere”, quella per il Covid-19 in tutto il mondo, Papa Francesco leva ancora una volta la propria voce per invocare la fine dei conflitti in corso, con un appello al "cessate il fuoco totale".

Corridoi umanitari e diplomazia

Il Pontefice ricorda come nei giorni scorsi il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres abbia lanciato un appello per un “cessate il fuoco globale e immediato in tutti gli angoli del mondo”.

Mi associo a quanti hanno accolto questo appello ed invito tutti a darvi seguito fermando ogni forma di ostilità bellica, favorendo la creazione di corridoi per l’aiuto umanitario, l’apertura alla diplomazia, l’attenzione a chi si trova in situazione di più grande vulnerabilità.

Superare le rivalità

Il Papa auspica che l’impegno “congiunto” contro la pandemia possa portare tutti a riconoscere “il nostro bisogno di rafforzare i legami fraterni come membri di un’unica famiglia”.

In particolare, susciti nei responsabili delle Nazioni e nelle altre parti in causa un rinnovato impegno al superamento delle rivalità. I conflitti non si risolvono attraverso la guerra! È necessario superare gli antagonismi e i contrasti, mediante il dialogo e una costruttiva ricerca della pace.

Il sovraffollamento nelle carceri

E poi ancora un pensiero alla quotidianità del Coronavirus.

In questo momento il mio pensiero va in modo speciale a tutte le persone che patiscono la vulnerabilità di essere costretti a vivere in gruppo: case di riposo, caserme… In modo particolare vorrei menzionare le persone nelle carceri. Ho letto un appunto ufficiale della Commissione dei Diritti Umani che parla del problema delle carceri sovraffollate, che potrebbero diventare una tragedia. Chiedo alle autorità di essere sensibili a questo grave problema e di prendere le misure necessarie per evitare tragedie future.

Primi passi dopo l’appello dell’Onu

In tutto il mondo, sono una settantina gli Stati coinvolti in guerre e guerriglie di vario tipo, molte delle quali dimenticate, che continuano a causare innumerevoli morti. A seguito dell’appello lanciato lunedì scorso da Guterres, si sono registrati i primi passi verso cessate il fuoco e tregue umanitarie in diversi Paesi in cui ancora perdurano sanguinosi conflitti e violenze interne, come in Yemen, nelle Filippine, in Camerun. Segnali in tal senso anche dal nord est della Siria: soltanto ieri la Commissione d’inchiesta dell’Onu ha reiterato la richiesta del Palazzo di Vetro per “evitare di peggiorare il disastro”, parlando del Covid-19 come una “minaccia mortale” per i civili siriani e in particolare per i 6,5 milioni di sfollati all'interno del Paese. La guerra in Siria, in 9 anni, ha causato oltre 380 mila vittime, indebolendo notevolmente il sistema sanitario locale: solo il 64% degli ospedali e il 52% dei centri di assistenza primaria esistenti prima del 2011 al momento sono operativi, mentre il 70% degli operatori sanitari è fuggito dal Paese, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Nuove e vecchie tensioni

Rimangono però ancora tensioni e violenze, come in tanti altri Paesi tra cui Afghanistan, Mali, Libia, Somalia, Iraq, Striscia di Gaza, in Messico per il controllo del narcotraffico e lungo il 38.mo parallelo dove nelle ultime ore la Corea del Nord ha lanciato due sospetti missili balistici nelle acque tra la penisola coreana e il Giappone.

Il Coronavirus nel mondo

Cresce intanto il bilancio della pandemia da Coronavirus. Nel mondo le persone ufficialmente decedute sono oltre 30 mila, un terzo delle quali nella sola Italia. A fornire i dati aggiornati è la Johns Hopkins University, secondo cui i contagi accertati sono quasi 665 mila, il numero dei guariti è di più di 140 mila, oltre 12 mila dei quali in Italia.
[Giada Aquilino – Vatican.va]

“Ognuno di noi sia vicino a quanti sono nella prova,
diventando per essi un riflesso dell’amore e della tenerezza di Dio”

Le parole del Papa alla recita dell’Angelus

Papa all'Angelus (29/03/2020) - Foto © Vatican Media

Prima dell’Angelus

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il Vangelo di questa quinta domenica di Quaresima è quello della risurrezione di Lazzaro (cfr Gv 11,1-45). Lazzaro era fratello di Marta e Maria; erano molto amici di Gesù. Quando Lui arriva a Betania, Lazzaro è morto già da quattro giorni; Marta corre incontro al Maestro e gli dice: «Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!» (v. 21). Gesù le risponde: «Tuo fratello risorgerà» (v. 23); e aggiunge: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore vivrà» (v. 25).

Gesù si fa vedere come il Signore della vita, Colui che è capace di dare la vita anche ai morti. Poi arrivano Maria e altre persone, tutti in lacrime, e allora Gesù – dice il Vangelo – «si commosse profondamente e […] scoppiò in pianto» (vv. 33.35). Con questo turbamento nel cuore, va alla tomba, ringrazia il Padre che sempre lo ascolta, fa aprire il sepolcro e grida forte: «Lazzaro, vieni fuori!» (v. 43). E Lazzaro esce con «i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario» (v. 44).

Qui tocchiamo con mano che Dio è vita e dona vita, ma si fa carico del dramma della morte. Gesù avrebbe potuto evitare la morte dell’amico Lazzaro, ma ha voluto fare suo il nostro dolore per la morte delle persone care, e soprattutto ha voluto mostrare il dominio di Dio sulla morte. In questo passo del Vangelo vediamo che la fede dell’uomo e l’onnipotenza di Dio, dell’amore di Dio si cercano e infine si incontrano. È come una doppia strada: la fede dell’uomo e l’onnipotenza dell’amore di Dio che si cercano e alla fine si incontrano. Lo vediamo nel grido di Marta e Maria e di tutti noi con loro: “Se tu fossi stato qui!…”. E la risposta di Dio non è un discorso, no, la risposta di Dio al problema della morte è Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita… Abbiate fede! In mezzo al pianto continuate ad avere fede, anche se la morte sembra aver vinto. Togliete la pietra dal vostro cuore! Lasciate che la Parola di Dio riporti la vita dove c’è morte”.

Anche oggi Gesù ci ripete: “Togliete la pietra”. Dio non ci ha creati per la tomba, ci ha creati per la vita, bella, buona, gioiosa. Ma «la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo» (Sap 2,24), dice il Libro della Sapienza, e Gesù Cristo è venuto a liberarci dai suoi lacci. Dunque, siamo chiamati a togliere le pietre di tutto ciò che sa di morte: ad esempio, l’ipocrisia con cui si vive la fede, è morte; la critica distruttiva verso gli altri, è morte; l’offesa, la calunnia, è morte; l’emarginazione del povero, è morte.

Il Signore ci chiede di togliere queste pietre dal cuore, e la vita allora fiorirà ancora intorno a noi. Cristo vive, e chi lo accoglie e aderisce a Lui entra in contatto con la vita. Senza Cristo, o al di fuori di Cristo, non solo non è presente la vita, ma si ricade nella morte. La risurrezione di Lazzaro è segno anche della rigenerazione che si attua nel credente mediante il Battesimo, con il pieno inserimento nel Mistero Pasquale di Cristo. Per l’azione e la forza dello Spirito Santo, il cristiano è una persona che cammina nella vita come una nuova creatura: una creatura per la vita e che va verso la vita.

La Vergine Maria ci aiuti ad essere compassionevoli come il suo Figlio Gesù, che ha fatto suo il nostro dolore. Ognuno di noi sia vicino a quanti sono nella prova, diventando per essi un riflesso dell’amore e della tenerezza di Dio, che libera dalla morte e fa vincere la vita.

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,
nei giorni scorsi, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha lanciato un appello per un “cessate il fuoco globale e immediato in tutti gli angoli del mondo”, richiamando l’attuale emergenza per il COVID-19, che non conosce frontiere. Un appello al cessate il fuoco totale. Mi associo a quanti hanno accolto questo appello ed invito tutti a darvi seguito fermando ogni forma di ostilità bellica, favorendo la creazione di corridoi per l’aiuto umanitario, l’apertura alla diplomazia, l’attenzione a chi si trova in situazione di più grande vulnerabilità. L’impegno congiunto contro la pandemia, possa portare tutti a riconoscere il nostro bisogno di rafforzare i legami fraterni come membri di un’unica famiglia. In particolare, susciti nei responsabili delle Nazioni e nelle altre parti in causa un rinnovato impegno al superamento delle rivalità. I conflitti non si risolvono attraverso la guerra! È necessario superare gli antagonismi e i contrasti, mediante il dialogo e una costruttiva ricerca della pace.

In questo momento il mio pensiero va in modo speciale a tutte le persone che patiscono la vulnerabilità di essere costretti a vivere in gruppo: case di riposo, caserme… In modo particolare vorrei menzionare le persone nelle carceri. Ho letto un appunto ufficiale delle Commissione dei Diritti Umani che parla del problema delle carceri sovraffollate, che potrebbero diventare una tragedia. Chiedo alle autorità di essere sensibili a questo grave problema e di prendere le misure necessarie per evitare tragedie future. A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me; io lo faccio per voi. Buon pranzo e arrivederci.
[Zenit]