Roma, venerdì 21 ottobre 2011
Nel giorno della Giornata Missionaria Mondiale, Mons. Guido Maria Conforti, fondatore dei Missionari Saveriani sarà proclamato Santo da Papa Benedetto XVI in Piazza S. Pietro a Roma. Padre Rino Benzoni superiore generale dell’Istituto ne traccia alcune idee guida per comprendere questo “grande missionario atipico” che senza di lui il volto della chiesa italiana e della chiesa universale sarebbe diverso.

La santificazione di Conforti è per i saveriani, e per me in particolare, fonte di grande gioia ma anche una grave responsabilità. Il fatto di essere il successore di un santo, infatti, mi interpella profondamente e mi fa capire meglio la direzione verso cui dovrebbe camminare la congregazione, il segreto dei suoi successi ma anche la causa dei suoi fallimenti e difficoltà.

Nella preparazione di questo evento, mi pare importante non fermarci all’episodico, alla celebrazione come tale, con il pericolo di trasformarla in un’autocelebrazione, bensì scoprirne il significato per i saveriani oggi. Sono convinto, infatti, che tutto ciò che la Chiesa fa – anche nel caso della santificazione –, non è una semplice rievocazione del passato, per quanto glorioso, ma la celebrazione dell’ispirazione di Dio che ha agito in Conforti e può continuare ad agire in noi, se trova la stessa apertura e corrispondenza.

UNA ATIPICITÀ ANCORA ATTUALE

Conforti è stato un grande missionario, anche se atipico. Senza di lui il volto missionario della Chiesa italiana e della Chiesa universale sarebbe diverso. Ma in che cosa consiste la sua atipicità? Non è stato in missione se non per una breve visita – 40 giorni – ai suoi missionari in Cina; non ha niente di tutto ciò che nel nostro immaginario collettivo ha caratterizzato la figura del missionario, spesso dipinto come un eroe; non ha intrapreso lunghi e avventurosi viaggi; non ha combattuto con animali feroci; non teneva la barba lunga e incolta; non ha costruito grandi opere sociali; non ha sofferto la persecuzione e nemmeno il martirio.

Pur non essendo partito per la missione, Conforti è stato un “missionario” completo. È significativo il fatto che emetta la Professione perpetua dei voti religiosi-missionari, evidentemente in forma privata, il giorno stesso della sua consacrazione episcopale (11 giugno 1902), nella basilica di S. Paolo fuori le mura. Proprio nel momento in cui la Chiesa lo legava definitivamente a sé attraverso il governo di una diocesi, Ravenna, rendendogli così impossibile anche solo pensare alla possibilità di partire per le missioni. Egli riafferma così, davanti a Dio, l’impegno di dedicare tutta la sua vita alla missione nella congregazione saveriana.

Al contrario di quanto avviene per un religioso quando è nominato vescovo, che mette tra parentesi i suoi voti in modo da non trovare nessun ostacolo nell’esercizio del servizio alla Chiesa locale di cui è consacrato pastore, Conforti si lega con voto alla missione. E a questa sua professione rimane fedele tutta la vita, non risparmiandosi fatiche di ogni genere per essere missionario dove era chiamato ad operare e allo stesso tempo padre di missionari e animatore missionario.

Ne deriva per i saveriani – e per tutti – una conclusione molto semplice, e cioè che l’essere missionari non è questione di luogo, seppure così importante, ma di cuore. È anche il pensiero del Concilio Vaticano II, ripreso da Giovanni Paolo II: “La missione riguarda tutti i cristiani” (Redemptoris missio 2), ciascuno negli impegni del proprio stato di vita e nelle condizioni in cui è chiamato a vivere dalla provvidenza.

UN VESCOVO MISSIONARIO

Pur non essendo stato in missione, Conforti fu un vescovo “missionario”, che si propone come modello per i vescovi, in quanto, a suo modo, precursore dell’insegnamento conciliare su di loro: “(I vescovi) sono stati consacrati non soltanto per una diocesi, ma per la salvezza di tutto il mondo” (Ad gentes 38).

Le sue scelte, come quelle proposte al suo clero, dovevano privilegiare “coloro che versano in maggiori bisogni […], i poveri […], coloro che lottano coi dolori fisici, che sono accasciati da pene di spirito […], i fanciulli […], soprattutto i traviati che lungi errano dalla casa paterna, che ci odiano […]. A tutti dobbiamo mostrarci debitori del nostro ministero e perciò con premura, disinteresse ed amore prestarci a tutti” (Lettera al Clero di Parma, 2 agosto 1913). Colpisce la sua attività incessante, nonostante la malferma salute e i tempi non facili (socialismo ateo e propaganda anticristiana; prima guerra mondiale e ascesa del fascismo, ecc.). Vescovo di una diocesi vasta, Parma, la percorre in lungo e in largo per ben cinque volte in altrettante visite pastorali, con tutti i mezzi allora possibili. Organizza congressi eucaristici, settimane catechistiche, sinodi diocesani. Accoglie le persone, visita i malati e i poveri. A questo si aggiunga la preoccupazione costante per la congregazione saveriana e lo sviluppo della missione in Cina. E come se tutto questo non bastasse, gli viene chiesto di presiedere la neonata Unione Missionaria del Clero (UMdC), per ben dieci anni, percorrendo l’Italia per diffondere tra il clero l’urgenza della collaborazione alla missione.

UN SANTO STRA-ORDINARIO

Ci sono altri aspetti significativi nella dichiarazione di Conforti santo. Vorrei citare anzi tutto la prima caratteristica della sua santità, l’ordinarietà: quella di Conforti è una santità ordinaria, fatta cioè di una straordinaria ordinarietà. Lo dice lui stesso: “Alcuni ripongono la santità nelle preghiere, altri nelle penitenze, altri nei doni straordinari. La perfezione consiste in una sola cosa: fare la volontà di Dio” (s.d.). Mi sembra un insegnamento valido per tutti, non solo per i missionari.

La vita cristiana, infatti, è efficace solo nella misura in cui è Dio stesso che agisce in essa, da protagonista. Ciò vale in particolare per l’uomo moderno, meno rivolto a Dio, eppure così sensibile a chi ne manifesta la presenza, fino al punto da restarne affascinato. Lo conferma anche uno dei primi biografi di Conforti, padre Vittorino Callisto Vanzin: “Conforti non ha compiuto gesti clamorosi, non ha pronunciato o scritto frasi originali e sconvolgenti […]. Non faceva nulla di straordinario e non diceva che verità risapute. Perché il suo gesto composto, la sua voce screziata aveva sempre un significato e una potenza superiori all’apparente contenuto? Perché tutti coloro che lo avvicinavano anche solo per pochi momenti esclamavano: è un santo! Eppure non faceva miracoli, non improvvisava discorsi, non aveva alcuna manifestazione che rivelasse profondità insospettate” (Un pastore due greggi, Parma 1950, p. 6)

Giovanni Paolo II riassume questa sensibilità con una frase incisiva: “Il vero missionario è il santo” (RMi 90). Il servizio che da molti anni svolgo percorrendo le missioni e incontrando i confratelli mi ha sempre più convinto che la missione non dipende tanto dalle nostre opere e organizzazioni, pur necessarie e importanti, ma dalle opere che Dio fa attraverso di noi, in altri termini, dalla misura della nostra santità.

LA STRANA LOGICA DEI SANTI

Un’altra caratteristica della santità di Conforti è la sua straordinaria fiducia nella provvidenza. È un elemento riscontrabile in tutti i santi, anche in don Luigi Guanella (1842-1915), che verrà canonizzato insieme a Conforti.

Nel 1899, dovendo iniziare a costruire l’attuale Casa Madre dei saveriani, a Parma, Conforti pensò di ricorrere all’aiuto di politici e organizzare una lotteria nazionale. La cosa non andò in porto. Conforti ne trasse un insegnamento: “Il Signore ha voluto forse far comprendere con questo che nelle opere di sua gloria è da riporre la fiducia più che nelle risorse umane, nella sua amorosa provvidenza che quando è necessario opera ben anche i miracoli” (Cenni storici dell’Istituto). “In questo ho riconosciuto l’avviso del Signore il quale ha permesso che non si raggiungesse l’intento desiderato forse perché voleva che si riponesse da noi maggior fiducia nella sua ammirabile provvidenza […]. Quasi ad ammenda della poca fiducia che ho avuto nella divina provvidenza, ho divisato di cominciare quanto prima la nuova fabbrica dell’Istituto” (Lettera a P. Rastelli, 17 Agosto 1899). È questa la strana logica vincente dei santi!
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Altre informazioni sulla canonizzazione di Mons. Guido Maria Conforti:
Il Beato Guido Maria Conforti - (Breve biografia a cura di p. Garello)

IN CAMMINO A ROMA. MONS. CONFORTI SANTO. PROGRAMMA

IN CAMMINO A ROMA. IL SENSO DI QUESTA CANONIZZAZIONE

Foto Galleria: Mons. Conforti e i Saveriani