Venerdì 21 agosto 2020
Sono 31 i paesi africani che hanno ricevuto prestiti dal Fondo monetario internazionale, ma molte economie erano già in difficoltà prima della pandemia. Il coronavirus ha rallentato le importazioni di derrate alimentari ed esposto al rischio fame vaste aree.

Aumenta l’insicurezza alimentare

In Africa la pandemia del Covid-19 – che pure sta avendo un impatto più lieve rispetto ad altri continenti, secondo i dati disponibili – ha causato un effetto domino sulla crescita economica, già in difficoltà in numerosi paesi. Il problema cruciale è l’insicurezza alimentare. I prezzi delle derrate alimentari sono infatti aumentati a causa del coprifuoco, misura piuttosto diffusa, e della chiusura delle frontiere.

Secondo la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (Cedeao), il numero delle persone che avevano bisogno di aiuto umanitario nella regione erano17 milioni a giugno: a fine agosto questa cifra potrebbe triplicare. Il Programma alimentare mondiale ha stimato che tra giugno e agosto 21 milioni di persone in Africa occidentale non sono state nelle condizioni di alimentarsi regolarmente.

Diamo uno sguardo all’insieme del continente. Nella Repubblica democratica del Congo, dove oltre 15 milioni di persone soffrono per l’insicurezza alimentare, i prezzi di alcuni alimenti base, quali il mais, la manioca e il sorgo, nell’aprile 2020 sono cresciuti del 50% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. In Etiopia – 8 milioni di persone esposte alla fame – 356mila tonnellate di cereali e 1,3 milioni di ettari di pascoli sono andati perduti a causa degli sciami di cavallette. In Sudan, le misure per arginare il coronavirus hanno portato il numero di persone a rischio fame da 5,9 milioni a 9,6. Un forte aumento dell’insicurezza alimentare si segnala anche in Sud Sudan e in Camerun.

Debiti sospesi e prestiti

Per far fronte a questa situazione si è mosso anche il G20, il forum dei paesi maggiormente industrializzati, che ha deciso una moratoria del debito (cioè una sospensione dei pagamenti) dei paesi poveri. E il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha stanziato dei prestiti a 31 paesi africani. Benin (103,30 milioni di dollari), Burkina Faso (115,30), Capo verde (32,) Camerun (226), Centrafrica (38), Ciad (115,10), Comore (4,05) Rd Congo (363,27), Costa d’Avorio (295,40), Etiopia (411), Gabon (147), Gambia (21,3), Ghana (1000), Kenya (739), Madagascar (165,99) Mali (200), Malawi (91), Mozambico (309), Niger (114,49), Nigeria (3400), Rwanda (109,40), São Tomé et Príncipe (12,29), Senegal (294,70), Seicelle (31,23), Togo (97,10), Uganda (491,50), Tunisia (745), Mauritania (130), Egitto (2772), Gibuti (43,40). Di recente, poi, l’Fmi ha accordato un prestito di 4,3 miliardi di dollari al Sudafrica, la seconda economia del continente. Precisa l’Fmi che questo sostegno finanziario è stato accordato a tutti i paesi a un tasso d’interesse molto basso (intorno all’1%) ed è rimborsabile nell’arco di 3-5 anni.

È inevitabile che in alcuni paesi si rincorrano i sospetti sull’uso non corretto dei fondi destinati alla gestione della pandemia. Due esempi. A Douala, città del Camerun, un deputato dell’opposizione ha denunciato che un centro allestito nello stato Mappé Leppé e destinato ad accogliere persone malate di Covid-19 non dispone né di letti né di toilette. Eppure, sostiene il deputato, c’è un contatto per la fornitura di toilette per l’ammontare di 100 milioni di franchi Cfa (circa 180mila dollari). E, secondo la stessa fonte, nel paese ci sarebbero bande specializzate nel dirottare i fondi destinati a combatter il Covid-19.

In Rd Congo, il viceministro della sanità, ha accusato alcuni membri del governo di intascare tangenti nel contesto dell’assegnazione di appalti pubblici legati alla lotta contro il coronavirus.

Problemi preesistenti

Intanto la comunità internazionale nel suo complesso si sta mobilitando per rispondere alle richieste dell’Africa. L’ufficio internazionale degli affari umanitari sta valutando di utilizzare 182 milioni di dollari in favore della Somalia, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza alimentare. E il segretario generale dell’Onu, Antonio Gutierres, ha invitato tutti i paesi a farsi carico dei bisogni degli «820 milioni di persone che non hanno da mangiare a sufficienza».

Nel caso del continente africano, sappiamo che la crisi del Covid-19 ha amplificato problemi preesistenti: una povertà diffusa specie nell’Africa subsahariana, infrastrutture insufficienti, scarsi investimenti, l’inefficacia delle politiche per l’agricoltura. Basti dire che molti paesi sono dipendenti dall’importazione di derrate alimentari e quindi in questi hanno subito un forte contraccolpo dalle restrizioni alla mobilità richiesta dalla lotta al coronavirus.
Nigrizia