Venerdì 21 agosto 2020
Dopo le uccisioni delle scorse settimane, monsignor Sébastien-Joseph Muyengo Mulombe si rivolge alle comunità locali ma chiama in causa soprattutto il ruolo della missione Onu, delle forze armate e degli “sponsor” rwandesi, ugandesi e burundesi. E parla di infiltrazioni di elementi stranieri nell’esercito. Al presidente Tshisekedi chiede il coraggio di fondare uno stato di diritto.
Nella foto: Militari della missione Onu in Sud Kivu (Flickr).

Rd Congo: Il vescovo di Uvira sui massacri nel nordest

«Basta complicità, bisogna reagire»

«Questo è un paese dove il bilancio delle vittime non conta e gli autori di uccisioni rimangono impuniti. Gli assassini, spesso noti a tutti, pure ai servizi di sicurezza, continuano a vivere indisturbati o, peggio ancora, vengono promossi a posti di responsabilità politica o fanno carriera nei ranghi dell’esercito o della polizia».

È un passaggio della presa di posizione di monsignor Sébastien-Joseph Muyengo Mulombe, vescovo di Uvira nella provincia del Sud Kivu (nordest della Repubblica democratica del Congo) in merito ai massacri fatti da milizie nell’area di Kipupu (16-17 luglio) e Sange (30 luglio). Questa volta pare si tratti di milizie banyamulenge (tutsi che vivono in Rd Congo) e la conta dei morti non è univoca: la popolazione di Kipupu parla di 200, mentre la Missione Onu in Congo (Monusco) arriva al massimo a 15.

Ma al vescovo preme sottolineare che «queste ultime uccisioni fanno parte di un circolo vizioso di vendette che continuano a perdurare sullo sfondo di conflitti per le terre, il potere e la ricchezza (che significa il possesso di mucche); se non si fa nulla, altre ne seguiranno». Quindi il prelato invita tutti – comunità locali, responsabili politici, autorità militari e anche leader religiosi – a porsi queste domande: «Dove sono la Monusco, le forze armate congolesi (Fardc) e le forze di polizia incaricati di contrastare le milizie e i vari gruppi armati? È incapacità o complicità?».

E qui si rivolge direttamente al presidente Félix Tshisekedi: «Chiediamo al presidente della repubblica, se ha davvero a cuore il progetto di fondare uno stato di diritto, che prenda in seria considerazione la pace e la sicurezza, liberando l’Rd Congo da tutte le forze negative, a cominciare da quelle che si sono installate nel Sud Kivu e nel Nord Kivu provenendo dei paesi stranieri». E ancora: «La condizione preliminare per fare ciò è la riforma delle forze armate che devono essere liberate da elementi estranei. Ciò di cui abbiamo bisogno oggi, come in qualsiasi paese che si rispetti, è di un esercito repubblicano, non un misto di forze armate ed ex ribelli».

Infine, nel presentare le condoglianze alle famiglie colpite e alle comunità implicate, il vescovo condanna duramente gli autori dei massacri e anche i loro sponsor: «I burattinai che da Kinshasa (Rd Congo), Kigali (Rwanda), Bujumbura (Burundi), Kampala (Uganda), e persino da Bruxelles, Parigi, New York, Londra… ordinano massacri sulle nostre montagne, nelle nostre città e villaggi».

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