XXXI Domenica del Tempo Ordinario – (B): L’amore sfocia e si concretizza nella Missione

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Nel labirinto di leggi e prescrizioni, norme e precetti contenuti nelle Scritture sacre, i rabbini avevano catalogato ben 613 comandamenti, fra precetti e divieti. Li avevano suddivisi minuziosamente in: 248 precetti positivi (cioè azioni da compiere, tante quante le ossa del corpo umano), e in 365 precetti negativi (azioni da evitare, tante quante i giorni dell’anno). Bisognava osservarli tutti, anche se alcuni precetti erano considerati gravi ed altri leggeri. Le donne  -non si capisce bene perché-  erano dispensate dai 248 precetti positivi.

L’amore sfocia e si concretizza nella Missione

Deuteronomio  6,2-6; Salmo  17; Ebrei  7,23-28; Marco  12,28-34

Riflessioni

Nel labirinto di leggi e prescrizioni, norme e precetti contenuti nelle Scritture sacre, i rabbini avevano catalogato ben 613 comandamenti, fra precetti e divieti. Li avevano suddivisi minuziosamente in: 248 precetti positivi (cioè azioni da compiere, tante quante le ossa del corpo umano), e in 365 precetti negativi (azioni da evitare, tante quante i giorni dell’anno). Bisognava osservarli tutti, anche se alcuni precetti erano considerati gravi ed altri leggeri. Le donne  -non si capisce bene perché-  erano dispensate dai 248 precetti positivi. Era difficile impararli tutti e ancor più osservarli. Nell’intento di una semplificazione, alcune scuole rabbiniche discutevano pedantemente quali fossero i precetti più importanti: per alcuni, il comandamento di ‘non avere altri dei’; per altri, l’osservanza del sabato; altri si affidavano all’opinione del maestro Hillel: “Ciò che non desideri per te, non farlo al tuo prossimo; questa è tutta la legge, il resto è solo commento”. La domanda posta a Gesù non era retorica o scontata, ma una domanda-trabocchetto.

In tale contesto si inserisce il dialogo fra lo scriba e Gesù circa “il primo di tutti i comandamenti” (Vangelo, v. 28). Siamo davanti a un modello di dialogo, che si basa sulle fonti e si conclude con una coincidenza dottrinale e con un apprezzamento mutuo: “hai detto bene”, “aveva risposto saggiamente”, “non sei lontano dal Regno di Dio” (v. 32.34). Al di là della forma, è più importante il contenuto. Gesù, seguendo la più pura tradizione biblica (I lettura), pone all’inizio di tutto il cammino del credente l’ascolto di Dio, l’unico Signore: “Ascolta, Israele...” (shemà, Israel), (v. 3.4). La fede è anzitutto ascolto e adesione: il discepolo ascolta e crede, si abbandona al suo Dio amandolo con tutto se stesso (cuore, mente, anima, forze…). Ma Gesù, senza esserne richiesto, associa al primo un secondo comandamento: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lv 19,18; Mc 12,31). Il prossimo da amare è anche il forestiero, l’orfano, la vedova e l’indigente, quei cittadini cioè che non hanno alcun « difensore ».

Numerosi testi del Nuovo Testamento (i tre evangelisti sinottici, Giovanni, Paolo...) sottolineano la somiglianza dei due comandamenti dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo sulla base comune dell’amore. Anzi, la sintesi dei comandamenti si concentra nell’amore del prossimo: “Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri” (Gv 15,17); il distintivo di riconoscimento dei discepoli di Gesù ormai è il comandamento nuovo: “Se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34.35). Per San Paolo “tutta la legge trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso” (Gal 5,14); pieno compimento della legge è l’amore” (Rom 13,10).

Il motore della vita del cristiano è l’amore. Perché “Dio è amore” (1Gv 4,16). Il cristianesimo non è una religione a base di divieti o di teorie, è anzitutto un cammino di amore. I riti e i sacrifici sono secondari rispetto al comandamento dell’amore: amare vale di più (Mc 12,33). “Ama, e fa quello che vuoi”, come si esprimeva S. Agostino. Il cristianesimo è un cammino di vita; un amore che si dona sino alla fine (Gv 13,1); un amore che si fa missione e servizio fino a donare la vita in riscatto per gli altri (Mc 10,45). Perché tutti abbiano vita in abbondanza (Gv 10,10): i vicini e i lontani, soprattutto i poveri e i deboli. Per la gioia di tutti: amici e nemici. Come Gesù, che ha offerto se stesso e ora è vivo per intercedere (II lettura), anche il cristiano si offre per gli altri. Dalla conoscenza ed esperienza del Dio-Amore, rivelato in Cristo, nasce l’annuncio missionario a tutti.(*)

È doverosa l’applicazione ecclesiale e missionaria del comandamento dell’amore, come l’ha fatta il card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano: “Ritengo quanto mai appropriata e stimolante la rilettura ecclesiologica del comandamento biblico dell’«ama il prossimo tuo come te stesso», che con rigorosa logica si declina così: «ama la parrocchia altrui come la tua, la diocesi altrui come la tua, la Chiesa di altri Paesi come la tua, l’aggregazione altrui come la tua, ecc.». Sto forse esagerando e rifugiandomi in una specie di sogno, o non piuttosto confessando la bellezza e l’audacia della nostra fede? Non ci sono dubbi: nel mysterium Ecclesiae ciò è possibile, ciò è doveroso: non solo nell’intenzione e nella preghiera, ma anche nella concretezza dell’azione. Rilevo come proprio a questo livello quotidiano possiamo cogliere l’intimo e inscindibile legame tra comunione e missione, tra missione e comunione. Sono assolutamente inseparabili: simul stant vel cadunt (insieme si reggono in piedi o cadono)”.

Parola del Papa

(*)  “Occorre pregare lo Spirito Santo affinché susciti nella Chiesa un rinnovato dinamismo missionario i cui protagonisti siano, in modo speciale, gli operatori pastorali e i fedeli laici. La globalizzazione ha causato un notevole spostamento di popolazioni; pertanto, il primo annuncio si impone anche nei paesi di antica evangelizzazione. Tutti gli uomini hanno il diritto di conoscere Gesù Cristo e il suo Vangelo; e a ciò corrisponde il dovere dei cristiani, di tutti i cristiani – sacerdoti, religiosi e laici –, di annunciare la Buona Notizia”.
Benedetto XVI
Omelia nella chiusura del Sinodo per la Nuova Evangelizzazione (28-10-2012)

Sui passi dei Missionari

- 4/11: S. Carlo Borromeo (1538-1584), arcivescovo di Milano; uomo di dottrina e carità, organizzò sinodi e seminari per la formazione del clero, promosse la vita cristiana con assidue visite pastorali.

- 5/11: S. Guido Maria Conforti (1865-1931), vescovo di Parma, animatore dello spirito missionario nelle comunità ecclesiali d’Italia , fondatore dei Missionari Saveriani.

- 5/11: Servo di Dio Giorgio La Pira (1904-1977), laico, professore, uomo politico, deputato e ministro, sindaco di Firenze, promotore del dialogo e operatore di pace anche a livello mondiale.

- 5/11: Memoria di Alessandro de Rhodes (1591-1660), sacerdote gesuita francese, uno dei primi evangelizzatori del Vietnam, studioso della lingua locale, principale compilatore-editore di un vocabolario vietnamita in tre lingue (con latino e portoghese), pubblicato a Roma nel 1651.

- 6/11: Festa di Diwali - Deepavali, “fila di lampade ad olio”; è celebrata dagli Indù, Sikh e Jain, come simbolo della vittoria della verità sulla menzogna, della vita sulla morte, del bene sul male. (Nel calendario luna-solare Indù è una festa mobile: fra il 16/10 e il 15/11).

- 7/11: S. Prosdocimo (s. III), ritenuto il fondatore della comunità cristiana intorno a Padova (Italia) e suo primo vescovo.

-7/11: Servo di Dio Francis Michael Duff (1889-1980), irlandese, laico sposato, fondatore della “Legione di Maria”, movimento laicale con solida spiritualità (Maria-Rosario, Spirito Santo, Cuore di Cristo), testimonianza di vita cristiana, impegno missionario fra cattolici e verso non-cattolici.  

- 9/11: Dedicazione della Basilica di S. Giovanni in Laterano, cattedrale del Papa in quanto vescovo di Roma; è la chiesa “madre e capo di tutte le chiese dell’Urbe e dell’orbe”.

- 9/11: Ricordo della caduta del “Muro di Berlino” (1989), avvenimento simbolo di rapporti nuovi fra i popoli.

- 10/11: S. Leone Magno, Papa (440-461; è dottore della Chiesa, soprattutto per la dottrina cristologica ai tempi del concilio di Calcedonia (451). Salvò l’Italia dagli Unni di Attila e salvò la vita degli abitanti di Roma dai Vandali di Genserico (455). Fu il primo Papa che ebbe il titolo di Magno (grande).

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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