In Pace Christi

Zadra Luigi sr.

Zadra Luigi sr.
Date de naissance : 16/06/1891
Lieu de naissance : Tres TN/I
Premiers vœux : 01/11/1911
Vœux perpétuels : 09/05/1918
Date de l’ordination : 29/06/1917
Date du décès : 19/06/1977
Lieu du décès : Verona/I

P. Luigi Zadra era nato a Tres in provincia di Trento, il 16 giugno 1891. Compiuti gli studi ginnasiali nel nostro "Collegio Pio X" a San Vito al Tagliamento (PN), entrò in noviziato a Verona e fece la professione il 10 novembre 1911. Ordinato sacerdote a Savona il 19 giugno 1917, esplicò le primizie del suo sacerdozio nella chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio, presso la Fontana di Trevi a Roma. Nel 1922 raggiunse la missione di Raffili nel Sud Sudan dove rimase fino al 1931. Vi ritornò dopo 5 anni di ministero in Italia, ma dopo solo 8 mesi dovette abbandonare per sempre a causa della sua debole salute. Per oltre 30 anni fu addetto all'assistenza spirituale dei nostri aspiranti nelle varie case d'Italia, tenendosi occupato anche negli studi delle scienze naturali. Spirò serenamente a Verona il 19 giugno 1977. Tre giorni prima aveva compiuto 86 anni.

Ricordi di P. Broggini

L'ho visto per la prima volta al principio del 1932 a Raffili ed era una figura indimenticabile. Tozzo, un po' curvo in avanti, con la grande testa sempre china a terra e lo sguardo fisso 2 metri avanti la punta delle scarpe: lento nei movimenti e nel parlare. La voce da basso, rugginosa; dimostrava più dei 40 anni che aveva. Gli dissi scherzando che doveva avere già 20 anni quando era nato. Ragionava su tutto. Dando una piccola punizione ad un ragazzo brontolò: «Eh già, se non c'è sanzione, non c'è legge». Ritornava allora in Italia dopo 10 anni continui di missione che gli avevano ridotto male la salute. La missione di Raffili era stata fondata nel 1913, tra i Belanda, tribù del gruppo Luo che, sentendosi sicuri dell'avanzare dell'occupazione inglese, avevano lasciato i monti Kojali e si erano stabiliti nella riva est del fiume Gur. Là era stata costruita casa, chiesa e qualche altro fabbricato per i catecumeni. La popolazione si stabilì poi sulla riva ovest e si dovettero fare nuove costruzioni. Il lavoro fu intrapreso da P. Maffei, già anziano e Fr. Luigi Malacrida che con «un occhio, una mano e un piede» era restato sul campo fino all'esaurimento di se stesso. Al suo posto era venuto Fr. Vittorio Bertuzzi. Raffili era allora considerata la più povera tra le povere Missioni del Bahr el Ghazal. Il posto era stato mal scelto: in una bassura, a 600 m. dal fiume. C'era una vegetazione selvaggia. I leoni venivano a 100 m. da casa e attraversavano i cortili. Le scimmie guardavano in casa dai grovigli di piante. L'ippopotamo faceva frequenti visite. Le zanzare e le mosche "tse-tse" erano senza numero. Eppure i Padri avevano già fatto un buon lavoro spirituale. C'era allora qualche centinaio di cristiani, e una scuola rudimentale. Era stato scritto e stampato un catechismo e un libro di preghiere che, pur tra le mende inevitabili dal primo lavoro in una lingua per la prima volta messa sulla carta, risultavano fondamentalmente corretti. I due Padri e il Fratello vivevano una vita patriarcale. Li chiamavano i"3 Re Magi", ed erano famosi i dialoghi tra stanza e stanza, magari nel silenzio della notte, perché le stanze erano riparate dal calore delle lamiere del tetto solo da una larga stuoia di papiro, che serviva da soffitto. I cristiani erano conosciuti e seguiti con amore materno, direi. L'ansia che fossero buoni, il timore che potessero sbagliare era il tormento quasi dei Padri. L'educazione cristiana era dura, quasi giansenistica. Ricordo che P. Maffei, distribuendo la Comunione, si fermò una volta a metà formula e chiese al comunicando: «ti sei confessato?», e dallo sgangherato confessionale P. Zadra rispose: «Sì, sì, si è confessato adesso da me!». Allora P. Maffei proseguì: «Custodiat animam tuam in vitam aeternam. Amen». Eppure dal traballante altare di Raffili, poggiato su 4 bottiglie capovolte per difenderlo dalle termiti, si sentì nel 1932 un'affermazione che allora sembrava una profezia da Vecchio Testamento: “In questo altare, dove ora io dico la S. Messa, diranno la Messa dei preti Belanda come voi». E Raffili è la Missione che ha dato più preti al Bahr el Ghazal: sette, tra cui un Comboniano, P. Pietro Magalasi. P. Zadra tornò a Raffili nel 1936, ma si fermò per pochi mesi perché trovato gravemente ammalato; non poté mai perdonare, per così dire, ai Superiori e al Dr. Bryant di averlo rimandato in Italia e gli rimase sempre il sospetto che il dottore, protestante, l'avesse fatto apposta per privare la missione di un prete cattolico. Qualche anno dopo, sistemata un po' meglio la stazione, insistette varie volte per tornare, ma le autorità nostre e mediche non diedero mai il permesso. Però il suo cuore era rimasto in Africa, a Raffili. Nei miei ritorni in Italia me ne parlava, mi consegnava note e appunti, mi chiedeva di persone, luoghi ecc. Era per lui come una cosa naturalissima. Chi l'ha conosciuto, sa che le prediche di P. Zadra avevano la monotonia di un motore di autocarro al minimo. Era quindi naturale, e lui se lo aspettava, che la gente si assopisse. Predicando una domenica a Thiene - era lui stesso a raccontarlo - a metà predica notò un movimento e un'attenzione straordinaria. Era capitato che, senza accorgersene, era passato dalla lingua italiana alla lingua belanda. Ritiratosi nel 1969 ad Arco, vi rimase fino a poche settimane prima della morte. È infatti ad Arco che lo vidi per l'ultima volta, nell'ottobre scorso. Mi parlò della morte vicina; mi consegnò alcune mappe, carte, vecchie foto e stampe di Raffili. Due volte al giorno veniva a parlarmi della vecchia missione e non sapeva consolarsi che fosse abbandonata e non ci si potesse tornare. Tutti sanno che, sotto la rude scorza, P. Zadra aveva una intelligenza lenta sì, ma di grado superiore. Ho sentito da lui delle osservazioni genialissime, che avrebbero potuto essere adottate anche dalla FAO. Era assai inclinato agli studi di scienze naturali. Aveva fatto ricerche in proposito e scritto appunti; aveva timore che andassero perduti e che non fossero apprezzati. Me li consegnò perché li custodissi, ma poi li rivolle indietro (vedi nota). La sua vita spirituale era per lui un segreto gelosamente custodito. Però anche dopo tutte le recenti innovazioni conservò nelle sue pratiche le vecchie sane tradizioni della Congregazione. Celebrava alla mattina assai presto, perché, vecchio e cecuziente, era naturalmente lungo, e non voleva disturbare. Gravemente ammalato del "male di Parkinson", non se ne lamentava mai e neppure ne parlava. Quando qualche volta gliene parlavo, cambiava subito discorso. Non voleva nulla di speciale per non essere di peso alla comunità. Mi fece una volta il conto che, con l'elemosina della Messa e la pensione, credeva di provvedere a se stesso. Tanto che lo rimproverai del fatto che, così parlando, quasi finiva col mancare di fiducia nella cura amorosa della Congregazione per i suoi malati. Quelli che l'hanno conosciuto, ricordano il suo amore per gli uccelli. Come S. Francesco, amò gli uccelli come creature di Dio, tanto che ne aveva sempre in stanza e, quando andava a Valdiporro per gli esercizi, ne portava con sé alcuni. La vita di P. Zadra è stata la vita del Religioso ubbidiente. Credo che nessun Superiore si sia mai immaginato di chiedere il suo parere prima di dargli un ordine: lui andava dove lo mandavano, e i cambiamenti non furono pochi. Mi ha fatto sempre impressione la maniera quasi esagerata con cui ricordava quello che gli avevano detto i Superiori: pareva citasse la Bibbia. Anche in cielo l'amore alla Congregazione, alla missione, alla sua missione di Raffili, lo renderà premuroso di implorare le benedizioni di Dio. (P. C. BROGGINI, FSCJ)

NOTA SUI MANOSCRITTI DI P. ZADRA

conservati nel nostro Archivio di Roma

1. UCCELLI D'AFRICA dattiloscritto - pp. 143

2. ANIMALI AFRICANI dattiloscritto - pp. 90

3. ANIMALI AFRICANI - seconda copia corretta

4. Altre PIANTE AFRICANE - dattiloscritto - pp. 23

5. FLORA (piante) AFRICANA - con l'aggiunta dei nomi in varie lingue africane - dattiloscritto - pp. 23

6. PIANTE AFRICANE - dattiloscritto - pp. 30

7. FLORA AFRICANA - altra copia del n. 5 - dattiloscritto - pp. 23

8. ZOOLOGIA AFRICANA - Invertebrati Africani - dattiloscritto - pp. 24

Questi vari scritti sono frutto di lungo e continuato lavoro; le ultime aggiunte e correzioni sono scritte con mano tremante e malferma. Alcune sono anche state pubblicate su NIGRIZIA o altre pubblicazioni ma P. Zadra aveva sempre sperato di poterne fare un’edizione completa. Non ha lasciato disegni o fotografie di rilievo; si rimetteva per ciò ad altre pubblicazioni specializzate. Il fatto che in questi ultimi anni siano stati pubblicati parecchi studi autorevoli in materia, e il relativo costo di stampa, hanno sconsigliato la pubblicazione. Questi manoscritti restano però una valida testimonianza dell'intenso lavoro di P. Zadra, perseguito con amore e competenza per anni, fin dalla sua gioventù, e che hanno perciò un vero valore scientifico. Chiunque fosse interessato a studi del genere, potrà consultare questi manoscritti con profitto.

(P. L. Bano, FSCJ)

Da Bollettino n. 118, settembre 1977, pp.76.78