Domenica scorsa abbiamo ascoltato Gesù che rispondeva a chi lo voleva seguire e chiamava altri a stare con lui. Oggi lo contempliamo mentre manda coloro che gli hanno risposto a preparare il suo arrivo in altri luoghi. Chi ha accettato di stare con lui accetta pure di allontanarsi da lui per aiutare altri ad accoglierlo.

Rallegratevi perché i vostri nomi sono già scritti nei cieli

Is 66,10-14; Salmo 66; Gal 6,14-18; Lc 10,1-12.17-20

Domenica scorsa abbiamo ascoltato Gesù che rispondeva a chi lo voleva seguire e chiamava altri a stare con lui. Oggi lo contempliamo mentre manda coloro che gli hanno risposto a preparare il suo arrivo in altri luoghi. Chi ha accettato di stare con lui accetta pure di allontanarsi da lui per aiutare altri ad accoglierlo. A chi lo voleva seguire o accettava la sua chiamata egli raccomandava di non desiderare null’altro che lui. Ora, quando li manda, dice ancora che devono essere liberi da qualunque desiderio, sia di ricchezza, che di comodità e di considerazione da parte degli uomini. Il compito che egli affida loro è nuovo: lo devono realizzare in comunione, a due a due, in modo da esercitarlo impegnati ad amarsi l’un l’altro, offrendo così la Parola di Dio contemporaneamente alle orecchie e agli occhi di chi li incontrerà.

L’obbedienza a Gesù poi deve cominciare con la preghiera e svolgersi in preghiera. Il Signore esorta infatti i discepoli a pregare il Padre di inviare anche altri per svolgere lo stesso loro lavoro. In questo modo in essi rimane viva la coscienza di essere non protagonisti, bensì solo collaboratori di Dio; e non prenderà spazio nel loro cuore nessuna forma né di gelosia né di invidia verso chi venisse mandato ancora a lavorare nel Regno del Signore. La preghiera li terrà inoltre costantemente attenti alla propria vita interiore, per essere in rapporto con il Padre e dare il primato sempre a lui. La preghiera li aiuterà anche a non scoraggiarsi e nemmeno spaventarsi qualora incontrassero difficoltà. Questa infatti è la seconda cosa che Gesù dice loro: saranno “come agnelli in mezzo a lupi”. Non si aspetteranno successi immediati, anzi saranno pronti a dare testimonianza a Gesù crocifisso. Se apparirà all’orizzonte la croce, non si ritireranno dal loro compito, ma lo continueranno con fede, sapendo che è Dio che dà la vita ed è lui che salva gli uomini dalla condanna. “Come agnelli in mezzo a lupi”: quest’espressione prepara gli apostoli, e prepara noi, a ubbidire a Dio senza minimamente pensare a chiedere consiglio agli uomini su come si deve ubbidirgli. Serviamo gli uomini annunciando Gesù, e Gesù crocifisso, come ci testimonia San Paolo. Questo è un annuncio che agli uomini talora non piace, li scuote e li fa reagire anche con violenza. Noi annunceremo Gesù con verità e pazienza, e con la libertà di chi è pronto a soffrire senza resistere ad eventuali opposizioni.

Il Signore dà altre indicazioni ai predicatori del vangelo: dovranno essere poveri, e non sognare ricchezze: la Parola di Dio ha in se stessa la forza e la verità per donare vita a quanti l’ascoltano. Ciò che il mondo apprezza diviene impedimento all’accoglienza del vangelo, o lo fa ritenere qualcosa di umano: alla prima difficoltà sarà rifiutato o annacquato.

Finalmente Gesù dice qual è il compito dei suoi inviati: rivolgeranno la parola a chi incontrano, una Parola che sia quella di Dio. “Prima dite: Pace a voi”, dice Gesù. “Pace a voi” è lo stesso saluto con cui lui, risorto, incontrerà gli stessi apostoli. Ma non è solo un saluto: potremmo dire che è il riassunto di tutto quello che essi dovranno comunicare. Comunicheranno l’amore di Dio, con le parole sì, ma anche con l’attenzione e la cura agli ammalati e a quanti soffrono. Il loro compito è realizzazione delle profezie, anche di quella che oggi abbiamo ascoltato da Isaia: è un compito di amore in tutte le dimensioni, è portare Dio a contatto con gli uomini per donare loro vita e gioia in abbondanza. Per questo essi devono essere staccati da se stessi, noncuranti persino della propria soddisfazione, perché l’amore del Padre è sempre gratuito, libero, santo.

Noi stiamo attenti a quanto Gesù dice ai settantadue discepoli, perché questa esortazione sarà patrimonio di tutta la Chiesa, e noi tutti, membra del Corpo di Cristo, partecipiamo, in gradi e modi diversi, allo stesso ministero. Tutti siamo incaricati di rendere vero ed attuale, a parole e in opere, il saluto “Pace a voi”! La Chiesa non si diffonde e non si sviluppa per l’opera dei soli apostoli, dei vescovi e sacerdoti, ma per la testimonianza di tutti i cristiani. Tutti ascoltiamo perciò con attenzione anche questo insegnamento del Signore.

Gli inviati poi tornano a consegnare a Gesù quanto hanno compiuto in parole ed in opere. Gesù apprezza il loro operato, ma vuole che essi non siano contenti di quanto hanno fatto. Aveva già detto infatti che chi lavora all’aratro non deve volgersi indietro. Per questo dice loro: unico motivo di gioia e soddisfazione per voi è che siete amati dal Padre anche voi, e non solo coloro cui voi avete portato il suo amore. E voi siete amati dal Padre anche qualora tutto il vostro lavoro fosse svolto invano, anche non ci fosse stato nessuno che ha accolto il vostro annuncio per essere salvato.
Don Joseph Ndoum