(Articolo pubblicato sull'Osservatore Romano)

Introduzione

È ormai tradizione consolidata nel tempo (iniziò Paolo VI nell’ormai lontano 1967) dedicare il primo giorno di ogni anno nuovo, alla riflessione sulla pace, un problema di drammatica attualità, cui bisogna dare una soluzione che tenga conto del bene comune. Oggi non ci sono alternative alla pace e al dialogo tra i popoli, le nazioni e le religioni. Il dialogo non solo è una delle possibili vie d’uscita, ma una necessità ineludibile. L’umanità è giunta a una svolta critica e decisiva, in quest’inizio di terzo millennio, senza via possibile di ritorno.
Noi Comboniani vogliamo celebrare questa 36° giornata mondiale per la pace alla luce del magistero del Beato Daniele Comboni, che ci offrirà delle indicazioni utili per qualche chiave di lettura dei gravi avvenimenti che stiamo vivendo, specialmente in quei paesi dove siamo presenti e dove c’è già una guerra. Solo in Africa sono 18 i conflitti in atto, che hanno crocifisso e dissanguato questo continente dimenticato dalla comunità internazionale. La guerra in Congo, da sola, ha già causato 3 milioni e mezzo di morti, mentre in Rwanda 800.000 sono state le vittime di un’assurda e anacronistica guerra etnica. Nel volto devastato dell’uomo, la guerra ha sfigurato e dissacrato il volto stesso di Dio. La crudeltà delle lotte civili e delle guerre richiama tutti noi ad essere operosamente uomini e donne di pace. Questo impegno non facile assume una rilevanza ecclesiale ancor maggiore, dato che Giovanni Paolo II canonizzerà Comboni il 5 Ottobre 2003, proponendoLo alla Chiesa universale come Maestro di sapienza evangelica e come modello di coerenza cristiana.

I - Rilevanza del magistero dei Santi

Nel passato, in occidente, si era ridotto la teologia a pura conoscenza speculativa, che nel corso dei secoli era andata notevolmente impoverendosi. La teologia aveva perso i suoi profondi contatti con la viva esperienza e con l’insegnamento dei Santi. Il parlare di Dio non può mai limitarsi all’iniziativa umana d’una ricerca prettamente intellettuale senza coinvolgere la vita. La riflessione teologica su Dio è possibile solo se rientra in quel misterioso dialogo tra Dio e la sua creatura, che costruisce e fonda il solido rapporto di Dio con l’uomo.
Oggi si avverte l’esigenza sempre più grande di unificare teologia e spiritualità, poiché si capisce che una teologia senza spiritualità può risultare vuota, mentre una spiritualità senza teologia rischia di essere cieca e inefficace. Per cui la teologia non dovrebbe essere una conoscenza teorica e astratta, ma una sapienza vissuta nel quotidiano. Il torrente impetuoso dell’amore divino inonda l’anima attenta e indagatrice per zampillare verso la sua sorgente naturale ed espandersi così all’infinito. A mano a mano che questo amore diventa più coinvolgente, il cristiano è arricchito di una conoscenza più intima e profonda che lo fa crescere nella carità (cf. Gv. 14, 21). Comboni è un uomo inebriato di Dio, per questo egli diventa testimone credibile di quanto dice e dei valori che propone. La sua è la prestigiosa autorevolezza della coerenza e della concretezza di chi segue Cristo da vicino, di chi conosce bene le esigenze indeclinabili della testimonianza. Di conseguenza la teologia è sempre più attenta al magistero dei Santi, perché là dove c’è la santità c’è anche una conoscenza sapienziale ed esperienziale (cioè personale e diretta, per quanto umanamente possibile…) di Dio. Sull’importanza dell’esperienza di Dio nella vita dei credenti e per il futuro del cristianesimo, così si esprime uno dei più importanti teologi del XX secolo:”La persona pia di domani o sarà un mistico, cioè uno che ha sperimentato qualche cosa o cesserà di essere pio” (Karl Rahner S.J., 1904-1984). La teologia, quindi, deve essere corroborata dall’esperienza e dall’insegnamento dei Santi, perché il loro strumento di conoscenza e di misura della realtà è la fede. La fede è una guida severa, esigente ma infallibile; ignora le concessioni e i calcoli. Dietro il velo opaco delle apparenze essa già presagisce e pregusta le verità escatologiche. Per i Santi dubitare significa già cedere, mentre solo la fede dona la Salvezza.
Nel lungo corso della storia della Chiesa, i Santi hanno tenuto vigile lo spirito della profezia nell’attualizzare il “discorso della montagna” di Gesù (cf. Mt. 5, 1-12; Lc. 6, 20-23), nelle circostanze le più disparate e le più difficili (basti pensare alla tenacia di S. Francesco d’Assisi per riportare la pace tra i comuni belligeranti del suo tempo, a Bartolomeo de Las Casas per la difesa degli Indios dell’America Latina e allo stesso Comboni nella sua ìmpari lotta per l’abolizione della schiavitù, ecc...).

II - La pace secondo Comboni

Durante la vita di Comboni (1831-1881) in Italia si combatterono tre guerre d’indipendenza e nell’Europa delle Nazioni, ancora alla ricerca d’un assetto territoriale definitivo, ci furono ben quattro guerre. Comboni nacque sotto la dominazione austriaca, per diventare in seguito suddito di Carlo Alberto, Re di Sardegna e di Vittorio Emmanuele II, dal 1861 Re d’Italia; fu convinto assertore del potere temporale pontificio, la cui fine definitiva vide con la Breccia di Porta Pia. Anche se Comboni, in vita, non subì direttamente nessun danno personale dalle guerre che si combatterono nel suo tempo, tuttavia, il suo lavoro di sensibilizzazione missionaria in Europa fu più volte costretto a limitazioni penalizzanti. Comboni ha fatto la stessa esperienza di sofferenza e di spaesamento interiore dell’Autore del Salmo 119,7 che si rivolge a Dio con questo accorato lamento:”Troppo io ho dimorato con quanti detestano la pace. Io sono per la pace, ma quando ne parlo, essi vogliono la guerra”.
E’ molto verosimile che quest’intima esperienza di sofferenza per “mancanza di pace” lo facesse riflettere sul valore inestimabile della pace, anche se la sua lettura di questa realtà è tutta teologale:“Noi siamo venuti in Africa con il bacio della pace, allo scopo di portare agli Africani il più gran bene che vi sia: la Fede. Gli Africani non ci hanno mai dato occasione di disgusto (…). Non temete, carissimi genitori, col crocifisso sul petto e con la parola di pace si superano tutte le difficoltà; è vero che ci vuole la grazia di Dio, ma questa non manca mai. Dovremo faticare, sudare, morire, ma il pensiero che si suda e si muore per amore di Cristo e per la salute delle anime le più abbandonate del mondo, è troppo dolce per spaventarci alla grande impresa.” (Scritti, 297).
La teologia qui brevemente delineata da Comboni ci presenta la centralità del Cristo, che crea l’uomo nuovo e gli apre capacità inedite di bene e di sapere osare l’infattibile per amor suo. All’interno di questo testo mi pare ci sia un’antropologia da cui scaturisce uno stile di vita fondato sulla condivisione, sulla parità dei diritti, sul dono gratuito, sulla dedizione appassionata di chi nel fratello vede il sacramento vivo della presenza di Dio. Per Comboni la pace non è solo una realtà interiore; l’uomo di pace è colui che vive il clima dell’alleanza, quindi anche d’armonia con gli altri. Dono inestimabile di Dio, ma anche impegno fattivo dell’uomo nella ferialità del suo vissuto.

III - Interdipendenza tra pace e giustizia

La teologia biblica, attualmente, si sta preoccupando molto d’illustrare i collegamenti della pace con altri valori importanti, come la giustizia (cf. Is. 32,7), la carità (cf. Ef. 4,15), l’equa ripartizione dei beni (cf. At. 2,44-45), l’uguaglianza tra gli individui e le nazioni, ecc… S. Agostino, anticipando una raffinata sensibilità evangelica contemporanea, su questi stessi temi così commentava ai suoi tempi:” Abbandonata la giustizia, a che cosa si riducono i Regni di questo mondo se non a grandi latrocini?”
Il recente magistero pontificio ha affermato più volte con vigore che ” Lo sviluppo è il nuovo nome della pace” . Il Concilio Ecumenico Vaticano II, dal canto suo, ha ricordato, a tutti gli uomini di buona volontà, che “la pace non è la semplice assenza della guerra (…), ma essa viene con tutta esattezza definita opera della giustizia” . Giovanni Paolo II ha elaborato una felice e perspicace sintesi del magistero della Chiesa di quest’ ultimo mezzo secolo:”La sensibilità verso gli immensi bisogni dell’umanità porta con sé il rifiuto spontaneo nei confronti di coloro che vogliono la guerra, che sono incompatibili con tutte le battaglie contro la fame, le malattie, il sottosviluppo e l’analfabetismo” . La vera pace, dunque, non è solo non-belligeranza, ma è essenzialmente convergenza positiva di atteggiamenti, di comportamenti, di opere, fra le diverse classi sociali e fra i popoli. Bisogna credere fermamente nella pace come necessità vitale, operare concretamente per la pace, costruire la vera pace (cf. G.S., 77. 93). In una sorprendente sintonia con il magistero solenne della Chiesa, in occasione dell’anno santo giacobeo , il 25 Luglio 1999, Juan Carlos di Borbone, Re di Spagna, affermò che:“Una pace senza giustizia è una violenza silenziosa.”
La giustizia ha una valenza assai più ricca di quella che noi intendiamo come rapporto interpersonale, perché è il compimento dell’alleanza. L’agape supera le dimensioni anguste e codificate della giustizia, configurandosi come amore di dedizione per gli altri, a imitazione di Gesù Cristo:”Io sto in mezzo a voi come colui che serve”(Lc. 22,27). La pace è quindi un’opera di giustizia e d’amore (cf. Sal. 71,7; 84,11), perciò nulla può distoglierci dal compiere il bene, neppure le più grandi difficoltà. Così incalza Comboni:“L’umana miseria s’adopera a toglierci la pace del cuore e la speranza d’un mondo migliore; ma noi al fianco di Gesù crocifisso che patisce per noi, tripudiamo in mezzo all’avversa fortuna, mantenendo intatta quella pace preziosa, che solo ai piedi della croce e nel pianto può trovare il vero servo di Dio. Siamo sul campo di battaglia e bisogna combattere da forti. A grandi premi e trionfi non si può arrivare se non per mezzo di grandi fatiche, travagli e patimenti. Ci sia dunque di sprone e ci consoli la grandezza del premio che ci aspetta in cielo; ma non ci sgomenti e non ci spaventi la grandezza e la difficoltà della battaglia”( Scritti, 424).
La pace è l’essenza stessa del Vangelo; è il crocevia dove si danno appuntamento il Dio della Pace (cf. Ger. 29,11) e l’uomo come artefice di pace. Pace che si fonda in Cristo, Principe, Amico, Garante, Autore e Custode della Pace, che è venuto per riconciliare in sé tutte le cose ed abbattere i muri di separazione. Nel suo morire Cristo dà all’uomo la possibilità di scrivere una storia completamente nuova, fondata sull’impegno per la giustizia, nell’eliminazione di tutte quelle realtà da cui emergono le inimicizie, le ineguaglianze, le ostilità…nell’attesa escatologica della pace finale. Con una sorprendente e quasi speculare attualità, così Isaia si lamentava dell’ingiustizia commessa dagli arrivisti del suo tempo come di tutti i tempi:”…le cose tolte ai poveri sono nelle vostre case. Quale diritto avete di opprimere il mio popolo, di pestare la faccia ai poveri?” (Is. 3, 15). La profezia cristiana ci spinge a un modo nuovo di affrontare le gravi e improcrastinabili problematiche della pace e della convivenza internazionale dei popoli.
Giovanni Paolo II, espandendo e integrando il rilevante magistero dei suoi predecessori, affida alla comunità internazionale la chiave-maestra per risolvere, una volta per tutte, i conflitti che oppongono tra di loro numerosi popoli, nazioni, etnie, culture e perfino religioni:”Non c’è pace senza giustizia, ma non c’è giustizia senza perdono.” Se la memoria delle sofferenze accumulatesi nell’arco della nostra esistenza fomenta l’intolleranza e l’odio, essa non ci abiliterà mai al perdono reciproco. Per superare il potere devastante dell’odio è fondamentale fare attenzione al dolore degli altri. Se considereremo esclusivamente il nostro dolore, non farà meraviglia allora se alla fine sarà l’odio a prevalere nei nostri rapporti. Ma se il ricordo del proprio dolore diventerà anche rivisitazione solidale della sofferenza altrui, allora paradossalmente essa rappresenterà un passo molto importante nel processo di riavvicinamento. Dare voce al dolore degli altri è la premessa indispensabile di ogni futura politica di pace destinata al successo, alla riconciliazione e alla pacifica convivenza tra i popoli, tra le culture, tra le religioni e tra le etnie.

Conclusione

L’impegno di Comboni per gli esuberi della terra ci obbliga a trovare e a osare nuove vie di pace e di giustizia, riattualizzando nell’oggi le salutari provocazioni del Discorso della montagna (cf. del Profeta di tutte le giuste cause dell’umanità. Noi cristiani non abbiamo messo nel conto la Sua voce dal profetismo graffiante, che attraversa la nostra storia e l’amore appassionato di un Dio, che ha dimostrato di credere nella bontà degli uomini-fratelli. Dobbiamo aprirci a tutti coloro che “amati da Dio”, amano la pace e sanno coniugare insieme la tensione profetica verso la pace e il discorso sapienziale dei Santi nei confronti dei poveri, con i quali Gesù è venuto a fare causa comune e definitiva:”Dalla sacra culla di Betlemme Gesù s’affretta ad annunciare per la prima volta al mondo la pace (…) condivide coi poveri la sua sorte (…) gl’infelici conforta, risana gli infermi e rende agli estinti la vita; richiama i traviati e ai pentiti perdona; morente sulla Croce mansuetissimo prega per i suoi stessi crocifissori; risorto glorioso manda gli Apostoli a predicare la salute al mondo intero” (Scritti, 3323).


P R E G H I E R A

Dio Onnipotente, sorgente di ogni nostro bene,
che dalle condizioni di oppressione e di conflitto
ci chiami alla libertà e alla cooperazione per il bene di tutti,
aiuta le persone in ogni angolo della terra
a costruire un mondo di pace.”
A M E N.
(Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXXVI giornata mondiale della pace 2003)

M A R I A R E G I N A D E L L A P A C E
Maria, Madre della speranza, cammina con noi.
Maria, Madre della speranza, veglia su noi.
Regina della pace, proteggi l’umanità del terzo millennio.
Maria, donaci Gesù. Fa che Lo seguiamo e Lo amiamo.
Lui è la speranza della Chiesa, dell’Europa e dell’umanità tutta.
Lui vive con noi, in mezzo a noi, nella sua Chiesa.
Con Te diciamo:" Vieni Signore Gesù " (Ap. 22, 20):
che la speranza della gloria
infusa da Lui nei nostri cuori porti frutti di giustizia, di verità e di pace.
A M E N.

* TESTI PER LA PREGHIERA: (Lectio – Meditatio – Oratio – Contemplatio)
Is. 55, 8-9; Mt. 26,47-54; Lc. 10,3-6; Gv. 14, 25-27.

* TESTI PER LA DISCUSSIONE: (Collatio - praticatio)
Mt. 10,34-36; Lc. 19, 41-44; come conciliare questi testi con gli altri? È possibile un’armonizzazione dei testi citati ?

* PREGHIERA INTERATTIVA: ricercare "preghiere sulla Pace" nei testi sacri delle grandi religioni dell’umanità, discuterle poi in piccoli gruppi ed infine pregarle lentamente tutti insieme.




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Allegati:
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P. Antonio Furioli, mccj