Missionari in Piazza S. Pietro: “Sorella Acqua” è dono di Dio e bene comune

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Roma, venerdì 10 giugno 2011
Un buon numero di religiosi e religiose, sacerdoti e missionari si sono radunati ieri, 9 giugno, in Piazza S. Pietro, a Roma, dalle 12 alle 14, facendo digiuno e in preghiera per sostenere che l’acqua è un dono di Dio e un bene comune e non una mera merce tra le altre.

L’evento è stato promosso dai padri missionari Alex Zanotelli e Adriano Sella. Fra i partecipanti si trovavano più di una ventina di missionarie e missionari comboniani venuti da Milano, Bologna, Padova, Firenze, Roma e Napoli. Tutti preoccupati per l’acqua: questo bene oggi minacciato non solo in Italia ma in tutto il mondo. Motivo per cui diverse preghiere sono state rivolte a Dio perché ci aiuti a proteggere la nostra “Sorella Acqua” – come la chiamava San Francesco d’Assisi – questo dono di Dio dato a tutti.

L’acqua, infatti, è un bene non indifferente alle preoccupazioni della Chiesa. Nel numero 485 del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, si afferma: “L’acqua, per la sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale. La sua distribuzione rientra, tradizionalmente, fra le responsabilità di enti pubblici, perché l’acqua è stata sempre considerata come un bene pubblico, caratteristica che va mantenuta qualora la gestione venga affidata al settore privato. Il diritto all’acqua, come tutti i diritti dell’uomo, si basa sulla dignità umana, e non su valutazioni di tipo meramente quantitativo, che considerano l’acqua solo come un bene economico. Senza acqua la vita è minacciata. Dunque, il diritto all’acqua è un diritto universale e inalienabile”.

L’appello dei religiosi e missionari faceva riferimento all’accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani. Un concetto sostenuto da Benedetto XVI nella sua enciclica “Caritas in Veritate”, al numero 27: “Il diritto all’alimentazione, così come quello all’acqua, rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, a iniziare, innanzitutto, dal diritto primario alla vita. È necessario, pertanto, che maturi una coscienza solidale che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni”.

“La preghiera non finisce in Piazza S. Pietro – ha detto padre Adriano Sella – ma deve continuare”. E ha detto che, nell’Intenzioni di preghiera del Santo Padre affidate all’Apostolato della Preghiera per l’anno 2012, a febbraio si pregherà “Perché tutti i popoli abbiano pieno accesso all’acqua e alle risorse necessarie al sostentamento quotidiano”.