La dignità dell'uomo sopra ogni ideologia
Don Joseph Ndoum

IV Domenica del Tempo Ordinario: Anno B

La dignità dell'uomo sopra ogni ideologia
Don Joseph Ndoum

Il Vangelo di Marco questa domenica ci presenta Gesù che insegna con autorità nella sinagoga. La sua autorità si manifesta nell’efficacia della sua parola e se ne ha una conferma nel miracolo di liberazione di un indemoniato.

La prima lettura ci aiuta ad entrare in sintonia con l’immagine di Gesù maestro autorevole. In nome di Dio, Mosè parla al popolo ebraico prima del suo ingresso nella terra promessa. Egli annuncia un profeta che sarà fedele portavoce della volontà divina: “Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me, a lui darete ascolto”. Questa promessa sembra realizzarsi in Cristo che insegna con un modo tutto speciale. Il testo si conclude con un tono quasi minaccioso: “Se qualcuno non ascolterà le parole, che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto”.

L’esortazione di Paolo nella seconda lettura appare del tutto estranea a questa prospettiva dell’autorità di Gesù, profeta. Il discorso dell’apostolo delle nazioni parla invece della scelta dello stato di vita: quello che conta non è lo statuto di matrimonio o di celibato, ma vivere nell’una o nell’altra condizione col Signore. Tuttavia Paolo non ignora che la vita matrimoniale comporta preoccupazioni, distrazioni o impegni particolari che possono alle volte entrare in tensione con l’unione libera e la consacrazione totale al Signore.

Nel brano evangelico Gesù insegna con autorità e comanda con altrettanta autorità. Predicazione ed azione, parole e fatti accompagnano il suo ministero. Il suo insegnamento provoca stupore tra i suoi ascoltatori, perché il suo messaggio fa corpo col suo essere. È lui il messaggio, quindi non è un ripetitore come gli scribi e i farisei, maestri autorizzati del tempo. L’autorità di Gesù è sinonimo della sua libertà.

Con Gesù Dio è ormai presente e agisce, in modo decisivo e definitivo, nel mondo sia attraverso l’insegnamento, sia attraverso la parola efficace e potente che dà guarigione. In tutti e due i casi si tratta di un atto grandioso di liberazione.

Non è per caso, se il primo miracolo di Gesù per Marco è la liberazione di un indemoniato e se l’espulsione dei demoni occupa un posto rilevante nel secondo Vangelo. Marco vuole farci vedere che Gesù va alle radici della situazione; più che risalire ai sintomi, egli risale al nemico stesso. Ed è un nemico comune, di Dio e dell’uomo, cioè colui che contrasta i disegni di Dio e cerca, senza riposo e costantemente, di perdere o distruggere l’uomo; colui che cerca di appropriarsi dei possessi di Dio. La sua espulsione quindi, che coincide con l’avvento definitivo del regno di Dio, diventa la cacciata dell’occupante abusivo per riconsacrare quel territorio e per dare all’uomo l’armonia e l’unità perdute. Liberandoci dalla schiavitù diabolica, Gesù ci fa automaticamente cambiare di padrone, sicché diventiamo schiavi del Signore; oppure è preferibile parlare di figli e servi, in una fedeltà perfetta nei riguardi di Dio e della sua volontà. Simbolicamente Gesù, vincitore dei demoni, esorcizza e sdemonizza la terra, e si riappropria dell’uomo, la sua creatura per eccellenza, e quindi di tutta la creazione.

Infatti, tutto ciò che attenta alla dignità dell’uomo costituisce una bestemmia per la gloria di Dio. Alla sequela di Gesù, dobbiamo anche noi avere il coraggio di difendere l’uomo nella sua dignità e da tutte le manomissioni, di individuare, denunciare, combattere tutte le forze malefiche che impediscono all’uomo di essere uomo.
Don Joseph Ndoum