SONO USCITO: PER EVANGELIZZARE
p. Ottavio Raimondo – suor Giuseppina Barbato
Link Youtube parlato in italiano: http://youtu.be/hvoU8ja2C98

V Domenica del Tempo Ordinario (B)

SONO USCITO: PER EVANGELIZZARE
p. Ottavio Raimondo – suor Giuseppina Barbato
Link Youtube parlato in italiano:
http://youtu.be/hvoU8ja2C98 

Notti di dolore mi sono state assegnate (I lettura: Gb 7,1-4.6-7)
Guai a me se non predicassi il Vangelo ((II lettura: I Cor 9,16-19.22-23)
Guarì molti che erano affetti da varie malattie (III lettura: Mc 1,29-39)

Il mondo in cui viviamo
Il mondo in ci viviamo è sempre di più il mondo delle baraccopoli: una triste realtà presente in ogni continente e che coinvolge milioni di persone per le quali il vivere diventa sempre più difficile. Lo ricordiamo in questa domenica in cui celebriamo la giornata della vita. Ringraziamo un gruppo di vescovi delle 25 conferenze episcopali asiatiche che, insieme ad alcuni sacerdoti, religiosi e laici, hanno vissuto dal 18 al 22 gennaio 2012 in mezzo ai poveri ed emarginati delle baraccopoli della periferia di Bangkok. Questi baraccati sono indigeni, migranti, malati di Aids e vittime della tratta di essere umani. Il gruppo ha dichiarato che ha voluto fare questa scelta “per comprendere a fondo le condizioni di vita degli impoveriti, imparare dalle loro sofferenze ed essere vicini alle vittime dell’ingiustizia”. Siamo certi che quando nei giorni seguenti, queste stesse persone, si sono riunite per riflettere sulla costruzione di una società più giusta e sulle possibili iniziative di pace, l’abbiano fatto sentendosi più vicine al grido dei poveri e con parole che partono dalla vita, non per sentito dire.

La Parola che ci è donata

Leggiamola attentamente, molto attentamente

L’uomo posseduto che si trovava nella sinagoga voleva che Gesù mettesse il suo carisma a servizio dell’istituzione giudaica.

I discepoli e la gente di Cafarnao speravano da Gesù una riforma delle istituzioni.

In ambedue i casi emerge ancora la tentazione del potere, come nel deserto dopo il battesimo.

Lo stesso Gesù si rimette in cammino per annunciare ovunque il Regno di Dio. Pietro e gli altri non possono capire perché Gesù non approfitti dell’occasione ora che li ha tutti dalla sua parte. Lo cercano e si sforzano di riportarlo indietro, di non lasciare perdere quell’opportunità.

Gesù si rende conto dell’abisso che separa i discepoli da lui e chiede al Padre che la sua opera non fallisca; che i suoi discepoli e la gente rompano con i principi e gli ideali del passato e si realizzi così una liberazione nuova frutto di un nuovo annuncio; frutto di un continuo andare.

Ci pensiamo su

Gesù non si reca in un luogo deserto per cercare l’unione con il Padre né per ricuperare le forze. Unione con il Padre e forza sono sempre all’opera in lui grazie alla presenza dello Spirito.

Tanto meno Gesù prega per prendere coscienza della sua missione di cui già aveva piena coscienza. E neppure per prendere una decisione per il futuro immediato: era uscito dalla città per andare altrove a proclamare il messaggio.

Ma allora perché Gesù prega? Prega per chiedere a Dio che i suoi discepoli, coloro che lui ha chiamato, rinuncino ai valori e agli ideali dell’istituzione giudaica; capiscano che lui non vuole stabilire con la forza un potere opposto a quello esistente ma piuttosto mediante l’offerta di sé stesso, vuole fondare una società nuova: il regno di Dio.

Gesù prega per noi, è l’intercessore. Chiede che sappiamo rinunciare a tanti valori e ideali che appartengono al mondo e che non sono il dono di noi stessi. Prega per noi perché anche noi sappiamo uscire per evangelizzare. Ogni altro uscire sa di abbandonare e di tradire: solo l’uscire per evangelizzare sa di fedeltà e di vita. Solo questo uscire costruisce il regno di Dio, il mondo nuovo di vita per tutti.

Daniele Comboni: 1000 vite per la missione

San Daniele Comboni non si ferma mai. Anche lui si mette in cammino dopo aver “ponderato tutte le circostanze e caldamente supplicato il Signore”.

Ecco cosa scrive nel 1872 al card. Alessandro Barnabò: “Dopo aver ben ponderate tutte le circostanze, e caldamente supplicato il Signore a ben regolarmi in sì rilevante negozio, io sono convinto che sarebbe necessario di scegliere fin d'ora dai due Istituti di Cairo alcuni soggetti fra i più provati e maturi per occupare Khartum, che è provveduta del necessario; e dopo aver quivi stabilite e sufficientemente avviate due case, io mi recherei nel Cordofan con due sacerdoti e due fratelli laici per istabilir bene quella Stazione e prepararvi anche una casa femminile per installarvi a tempo opportuno le Suore e Maestre negre.

Per compiere poi il viaggio del Deserto da Corosco a Berber (da Assuan a Scellal non vi sono che due ore) eccone il modo. I cammelli sarebbero spartiti in due piccole carovane, l'una a dieci minuti dall'altra distante. Quella che andrebbe innanzi sarebbe la maschile; quella che starebbe addietro sarebbe la femminile, la quale sarebbe a certa distanza seguita da due Hhabir, o guide governative ottenute appositamente dal Gran Capo del Deserto. La notte poi le piccole carovane cattoliche sarebbero ricoverate sotto due grandi tende, che ora andiam preparando. In tal guisa io sono d'avviso che si compierà un viaggio sotto ogni aspetto conveniente, ed in modo affatto sicuro”. (Gli Scritti 3053 e 3055)
p. Ottavio Raimondo – suor Giuseppina Barbato