Un messaggio firmato da quattro milioni di persone alla vigilia del Climate Action Summit delle Nazioni Unite

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Sabato 21 settembre 2019
È stata la più grande mobilitazione per il clima nella storia mondiale. A livello globale oltre 4 milioni di persone in 161 paesi e in più di 5.000 città del pianeta hanno aderito al Global Strike for climate che si è celebrato ieri. Il 20 settembre è stato scelto come appuntamento “inevitabile”, poiché è il venerdì che precede il vertice delle Nazioni Unite sul clima — il Climate Action Summit — che si terrà al Palazzo di Vetro il 23 settembre, dove interverrà anche la sedicenne attivista svedese Greta Thunberg, promotrice dall’agosto 2018 dell’iniziativa Fridays for Future.

Solo a New York 250.000 persone hanno sfilato per le vie di Manhattan. L’enorme affluenza è motivata anche dal coinvolgimento, per la prima volta in questi “venerdì per il futuro”, degli adulti. Questi hanno infatti marciato per il clima accanto a migliaia di giovani, dando vita a una protesta intergenerazionale. Sul palco installato nel delta di Battery Park il comitato di Fridays for Future ha voluto dar voce alle popolazioni indigene e ai rappresentanti delle comunità in prima linea che hanno subito direttamente e maggiormente gli effetti dei cambiamenti climatici.

Un portavoce del comitato della sede di New York ha dichiarato che «solo attraverso una vera azione collettiva possiamo realizzare i cambiamenti sistematici di cui abbiamo bisogno per salvare il nostro presente e il nostro futuro. Gli adulti hanno il potere di voto, ma tutti abbiamo la responsabilità di far sentire la nostra voce».

In tutto il pianeta i manifestanti hanno urlato nitidamente il proprio «no» ai combustibili fossili, hanno chiesto a gran voce una rapida transizione alle energie rinnovabili e giustizia per le comunità più colpite dal cambiamento del clima. Tra i loro intenti quello di svegliare le coscienze dei maggiori inquinatori mondiali responsabilizzandoli a un’etica ambientale. Si auspica inoltre una drastica riduzione delle emissioni di gas serra e il non superamento della soglia di 1,5 gradi di aumento della temperatura globale che, da un punto di vista scientifico, segnerebbe un punto di non ritorno. Il prossimo appuntamento a difesa del clima è venerdì prossimo, a conclusione di quella che dai media è stata definita «la settimana mondiale del clima» con un’altra mobilitazione planetaria.
[L’Osservatore Romano]