Sabato 15 febbraio 2020
C’è voluta la testimonianza della giornalista Rula Jebreal al teatro Ariston per riportare l’attenzione nazionale sulla piaga della violenza sulle donne. Eppure sabato prende il via a Vicenza il Salone delle armi Hit Show. Con un chiaro obiettivo: incentivare la diffusione delle armi. Nella foto tratta dalla diretta Rai: Rula Jebreal a Sanremo. [Giorgio Beretta – Osservatorio Diritti]

Un potente messaggio. Che ha scosso le coscienze e ha risvegliato l’attenzione nazionale su una piaga della quale, purtroppo, in Italia ce ne ricordiamo a malapena quando succede qualche tragico evento di cronaca che rimbalza sulle tv nazionali. È la testimonianza della giornalista Rula Jebreal, che dal palco del teatro Ariston di Sanremo ha ricordato la terribile violenza subita dalla madre.

Un duplice stupro: il primo «a 13 anni, da un uomo» e il secondo «dal sistema che l’ha costretta al silenzio, che non le ha consentito di denunciare». La madre «Zakia, che tutti chiamavano Nadia», si è suicidata, dandosi fuoco, quando Rula aveva 5 anni.

«L’uomo che l’ha violentata per anni, il cui ricordo incancellabile era con lei, mentre le fiamme divoravano il suo corpo, aveva le chiavi di casa», ha ricordato la giornalista. Come la gran parte degli uomini italiani che fanno violenza sulle donne, era all’interno delle mura domestiche, quelle che dovrebbero proteggere le donne.

Fonte: Eures.

Violenza sulle donne in Italia: è «emergenza nazionale»

«Nell’82% dei casi chi fa violenza su una donna non bussa, ha le chiavi di casa». Lo evidenziava il rapporto Questo non è amore, diffuso dalla Polizia di Stato il 25 novembre scorso in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Il rapporto segnala 88 donne vittime di atti di violenza ogni giorno: nell’80,2% dei casi le vittime della violenza di genere sono italiane e gli autori sono italiani nel 74% dei casi.

Nonostante le campagne di sensibilizzazione, gli omicidi di donne e i femminicidi continuano a essere «un’emergenza nazionale». Lo ha ricordato il procuratore generale della Corte di Cassazione, Giovanni Salvi, all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Sebbene il numero degli omicidi sia «drasticamente calato», attestandosi a 297 nel 2019 (erano 1.916 nel 1991), con un rapporto rispetto alla popolazione «inferiore alla media europea e tra i più bassi al mondo» – ha sottolineato il procuratore – «è ancora più drammatico il fatto che permangono pressoché stabili gli omicidi a danno di donne consumati nel contesto di relazioni affettive o domestiche, i cosiddetti “femminicidi”. Le donne uccise sono state 131 nel 2017, 135 nel 2018 e 103 nel 2019. Aumenta di conseguenza il dato percentuale, rispetto agli omicidi a danno di uomini, in maniera davvero impressionante; le violenze a danno di donne e di minori diminuiscono in numero, ma restano una emergenza nazionale».

Dal report “Questo non è amore 2019”, diffuso dalla Polizia di Stato

Donne vittime di violenza tra le pareti di casa: i dati Istat

L’Italia è dunque un paese sempre più sicuro, ma non negli spazi della vita quotidiana. I dati relativi all’anno 2018 recentemente resi noti dall’Istat confermano quanto scrivevo l’anno scorso alla vigilia dell’approvazione delle modifiche alla legge sulla legittima difesa. Non solo nel 2018 sono ulteriormente calati i furti e le rapine, sia nelle abitazioni sia negli esercizi commerciali. Ma sono diminuiti soprattutto gli omicidi volontari (331 nel 2018) e, in particolare, gli “omicidi per furto o rapina”, che nel 2018 hanno toccato il minimo storico dal dopoguerra: dodici omicidi in tutto l’anno, uno al mese. Una violenza gravissima per chi l’ha subita, ma il dato non può giustificare la modifica delle norme sulla legittima difesa voluta dalla Lega ed approvata col tacito consenso e il voto favorevole del Movimento 5 Stelle.

Omicidi in famiglia e armi in casa: perché tanti casi di violenza sulle donne in Italia

Aumentano, invece, gli omicidi familiari, e in particolare quelli con armi da fuoco legalmente detenute. Lo documenta un dettagliato rapporto diffuso l’estate scorsa dal Centro di Ricerche Economiche e Sociali Eures dal titolo Omicidi in famiglia. Il 49,5% delle vittime degli omicidi volontari commessi in Italia nel 2018 è stato ucciso all’interno della sfera familiare o affettiva (163 su 329 vittime di omicidio totali): è la percentuale più alta mai registrata in Italia. Di queste, il 67% è costituito da donne (109 vittime).

L’ambito familiare è il contesto quasi esclusivo degli omicidi che hanno come vittime le donne: l’83,4% delle 130 donne uccise in Italia nel 2018 ha trovato la morte per mano di un familiare, di un partner o ex partner.

Ma c’è un aspetto sul quale raramente si pone l’attenzione. Sempre il rapporto Eures rivela che, a differenza di quanto si è portati a pensare, lo strumento più frequentemente utilizzato negli omicidi in famiglia non sono le “armi improprie” (coltelli, oggetti metallici, ecc.), che sono a disposizione di tutti, bensì le armi da fuoco e, tra queste, soprattutto le armi legalmente detenute.

Nel 2018 quattro vittime su dieci in famiglia sono state uccise con armi da fuoco e, in almeno 42 casi (pari al 64,6%), negli omicidi familiari l’assassino risultava in possesso di un regolare porto d’armi, in 10 casi per motivi di lavoro. Il confronto con il numero di omicidi di tipo mafioso (19 nel 2018) mette in luce un’evidenza inequivocabile: oggi in Italia le armi nelle mani dei legali detentori di armi ammazzano più della mafia. E ammazzano soprattutto le donne.

Hit Show 2020: a Vicenza torna la fiera delle armi

Prenderà il via sabato 8 febbraio la sesta edizione della fiera delle armi Hit Show. Fin dalla prima edizione, l’Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal) e la Rete italiana per il disarmo hanno messo in guardia che «in mancanza di un preciso codice di autoregolamentazione, la fiera Hit Show si configura come un’operazione di tipo ideologico per promuovere la diffusione delle armi e sostenere le politiche che la facilitano». «Un’operazione che consideriamo inaccettabile», aggiungevano le due associazioni.

Hit Show costituisce infatti, cito, «un evento che permette ai visitatori il privilegio di toccare con mano l’oggetto del proprio desiderio», le armi. Il salone fieristico si è trasformato negli anni in una passerella soprattutto per i politici della destra: nelle ultime due edizioni si è presentato a far mostra di sé imbracciando un fucile il leader della Lega, Matteo Salvini, per fare incetta di voti. Non è ancora chiaro se Salvini farà la sua comparsa anche quest’anno.

Foto: media gallery Hit Show

Omicidi in famiglia, femminicidi, armi: un convegno per informarsi

Per approfondire il tema della violenza sulle donne e dei femminicidi, l’Osservatorio Opal e Rete Disarmo hanno promosso, sempre sabato 8 febbraio, dalle 15 alle 18, presso la sede dei Missionari Saveriani di viale Trento 119, a Vicenza, un convegno sul tema Omicidi in famiglia, femminicidi e armi: come prevenire l’illegittima offesa?

Avrà come relatori: Fabio Piacenti (presidente di Eures), che interverrà sul tema degli omicidi in famiglia e femminicidi in Italia;  Gabriella Neri (presidente dell’associazione Ognivolta di Viareggio), che relazionerà su come prevenire i delitti con armi legalmente detenute; Francesca Sogne (Centro Antiviolenza di Vicenza – CeAV) e Sonia Bardella (Centro Donna chiama Donna di Vicenza), che presenteranno il problema delle violenze in famiglia e violenza sulle donne a Vicenza e le attività dei rispettivi centri per tutelare le vittime. Ci sarò anch’io per trattare il tema degli omicidi in famiglia con armi legalmente detenute.  La seconda parte dell’incontro sarà dedicata a una tavola rotonda sull’anomalia del salone fieristico Hit Show nel contesto delle fiere di armi in Europa.

«Ho imparato, venendo da luoghi di guerra, a credere nelle parole e non ai fucili, per cercare di rendere il mondo un posto migliore, anche e soprattutto per le donne. Ma poi ci sono i numeri. E in Italia, in questo magnifico Paese che mi ha accolto, i numeri sono spietati», ha detto Rula Jebreal a Sanremo. È proprio per guardare in faccia questi numeri, per non dimenticare le storie delle vittime e per proteggere le donne che subiscono violenza, che è urgente mostrare le alternative, realizzabili e già in atto, alla facile propaganda della sicurezza con le armi. Ce n’è sempre più bisogno, anche in Italia.
[Giorgio Beretta – Osservatorio Diritti]

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