Venerdì 25 settembre 2020
Dell’ormai imminente enciclica «sulla fraternità e amicizia sociale» conosciamo il titolo di sapore francescano Fratelli tutti (già discusso perché non espressamente comprensivo delle donne), la data e il luogo di presentazione (3 ottobre ad Assisi), la continuità rispetto alla Laudato si’ e, soprattutto, l’intento di una narrazione evangelica e spirituale dell’emergenza mondiale della pandemia Covid-19. [Lorenzo Prezzi – SettimanaNews]

In attesa del testo è possibile indicare alcuni tratti del magistero recente di papa Francesco che stanno alimentando il tema della fraternità universale e che probabilmente rientreranno nelle tematiche dell’atteso documento.

Fra quelli di più immediata evidenza ricorderei l’enciclica Laudato si’ col tema dell’ecologia integrale, i messaggi ai movimenti popolari e il riferimento alla riformulazione della democrazia, la nota della pontificia Accademia della vita su «pandemia e fraternità», la dichiarazione interreligiosa di Abu Dhabi ispirata alla fratellanza universale e le catechesi sviluppate dal papa durante il mese di agosto che declinano le virtù cardinali (fede, carità e speranza) con le indicazioni morali più urgenti dell’attuale crisi sanitaria.

Le premesse

Ecologia integrale. «È fondamentale cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessiva crisi socio-ambientale. Le direttrici per una soluzione chiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e, nello stesso tempo, per prendersi cura della natura» (Laudato si’, n. 139).

La stretta connessione fra riforme sociali e nuovi comportamenti ecologici trova la sua radice valoriale ultima nella paternità di Dio. «La cura per la natura è parte di uno stile di vita che implica capacità di vivere insieme e di comunione. Gesù ci ha ricordato che abbiamo Dio come nostro Padre comune e che questo ci rende fratelli. L’amore fraterno può essere solo gratuito, non può mai essere un compenso per ciò che un altro realizza, né un anticipo per quanto speriamo che faccia. Per questo è possibile amare i nemici. Questa stessa gratuità ci porta ad amare e accettare il vento, il sole o le nubi, benché non si sottomettano al nostro controllo. Per questo possiamo parlare di una fraternità universale» (n. 228).

Democrazia sostanziale. La singolare attenzione di papa Francesco ai variegati movimenti popolari e all’economia informale che si allarga a quasi tre miliardi di persone si è sviluppata attraverso discorsi, messaggi e lettere negli incontri a Roma (2014, 2016), in Bolivia (2015), coi rappresentanti dei popoli indigeni  (Roma 2017) e nella lettera ai movimenti popolari del 2020. Fra le molte sollecitazioni vi è la necessaria riformulazione della democrazia e della sua capacità di rappresentanza. Il rapporto tra popolo e democrazia «che dovrebbe essere naturale e fluido (…) corre il pericolo di offuscarsi fino a diventare irriconoscibile. Il divario tra i popoli e le nostre attuali forme di democrazia si allarga sempre più come conseguenza dell’enorme potere dei gruppi economici e mediatici che sembrano dominarle.

I movimenti popolari, lo so, non sono partiti politici e lasciate che vi dica che, in gran parte, qui sta la vostra ricchezza, perché esprimete una forma diversa, dinamica e vitale di partecipazione sociale alla vita pubblica. Ma non abbiamo paura di entrare nelle grandi discussioni, nella Politica con la maiuscola, e cito di nuovo Paolo VI “La politica è una maniera esigente – ma non è la sola – di vivere l’impegno cristiano a servizio degli altri”. O questa frase che ripeto tante volte, e sempre mi confondo, non so se è di Paolo VI o di Pio XII “La politica è una delle forme più alte della carità, dell’amore”» (5 novembre 2016).

E nel mezzo della pandemia ricorda: «Vorrei inoltre invitarvi a pensare al “dopo”, perché questa tempesta finirà e le sue gravi conseguenze si stanno già facendo sentire. Voi non siete dilettanti allo sbaraglio, avete una cultura, una metodologia, ma soprattutto quella saggezza che cresce grazie a un lievito particolare, la capacità di sentire come proprio il dolore dell’altro. Voglio che pensiate al progetto di sviluppo umano integrale a cui aneliamo, che si fonda sul protagonismo dei popoli in tutta la loro diversità, e sull’accesso universale a quelle tre per cui lottate: tierra, techo e trabajo (terra – compresi i suoi frutti, cioè il cibo –  casa e lavoro» (12 aprile 2020).

Umano comune

Umanesimo e pandemia.  La nota sull’emergenza Covid-19 della pontificia Accademia per la vita porta la data del 30 marzo. «L’intera umanità è alla prova. La pandemia Covid-19 ci pone in una situazione di difficoltà inedita, drammatica e di portata globale: la sua potenza di destabilizzazione del nostro progetto di vita cresce giorno per giorno. La pervasività della minaccia mette in questione evidenze che nel nostro sistema di vita venivano date per scontate. Stiamo dolorosamente vivendo un paradosso che non avremmo mai immaginato: per sopravvivere alla malattia dobbiamo isolarci gli uni dagli altri, ma se dovessimo imparare a vivere isolati non potremmo che renderci conto quanto il vivere con gli altri sia essenziale per la nostra vita».

«Questa destabilizzazione è fuori dalla portata della scienza e della tecnica degli apparati terapeutici. Sarebbe ingiusto – e sbagliato – caricare gli scienziati e i tecnici di questa responsabilità. Nello stesso tempo, è certamente vero che una maggiore profondità di visione e una migliore responsabilità dell’apporto riflessivo sul senso e sui valori dell’umanesimo hanno la stessa urgenza della ricerca dei farmaci e dei vaccini. Non solo. L’esercizio di questa profondità e di questa responsabilità crea un contesto di coesione e di unità, di alleanza e di fraternità, a motivo della nostra umanità condivisa, che, lungi dal mortificare l’apporto degli uomini e delle donne di scienza e di governo, grandemente ne sostiene e ne rasserena il compito».

«Siamo quindi chiamati a riconoscere, con emozione nuova e profonda, che siamo affidati gli uni agli altri. Mai come oggi la relazione di cura si presenta come il paradigma fondamentale della nostra umana convivenza».

Fratellanza umana. Il documento firmato da papa Francesco  e dal grande imam di Al-Azhar il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi è frutto di un intenso lavoro interreligioso, ma nel condiviso riferimento a Dio si apre all’intera umanità. «La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani – uguali per la sua misericordia – il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato a tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere».

«Un documento ragionato con sincerità e serietà per essere una dichiarazione comune di buone e leali volontà, tale da invitare tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e lavorare insieme, affinché esso diventi una guida per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli». Fra le attestazioni che riguardano la libertà, il dialogo, la condanna del terrorismo ecc., vi è questa: «La forte convinzione che i veri insegnamenti delle religioni invitano a restare ancorati ai valori della pace; a sostenere i valori della reciproca conoscenza, della fratellanza umana e della convivenza comune».

Le virtù del futuro

Virtù cardinali e principi sociali. Nelle catechesi di agosto, dedicate a «guarire il mondo» dalla pandemia, papa Francesco elabora la saldatura fra le tradizionali virtù teologali (fede, carità e speranza) con le emergenze dell’attualità storico-sociale.

La Chiesa che amministra la grazia di Cristo attraverso i sacramenti, l’annuncio e il servizio, non ha indicazione socio-politiche specifiche da dare, ma nel suo magistero ha sviluppato alcuni principi fondamentali, preziosi per preparare il «futuro di cui abbiamo bisogno. Cito i principali, tra loro strettamente connessi: il principio della dignità della persona, il principio del bene comune, il principio dell’opzione preferenziale per i poveri, il principio della destinazione universale dei beni, il principio della solidarietà, della sussidiarietà, il principio della cura per la nostra casa comune. Questi principi aiutano i dirigenti, i responsabili della società a portare avanti la crescita e anche, come in questo caso di pandemia, la guarigione del tessuto personale e sociale. Tutti questi principi esprimono, in modi diversi, le virtù della fede, della speranza e dell’amore».

Così la fede fonda la dignità non rimuovibile di ogni persona, alimentando la vita di comunione con tutti e con il creato. La «rinnovata consapevolezza della dignità di ogni essere umano ha serie implicazioni sociali, economiche e politiche», suscitando comportamenti di attenzione, cura e stupore. Alla virtù della carità è legata l’opzione preferenziale per i poveri della tradizione ecclesiale. «Alcuni pensano erroneamente, che questo amore preferenziale per i poveri sia un compito per pochi, ma in realtà è la missione di tutta la Chiesa» con conseguenze assai precise: come un’economica di sviluppo integrale per i poveri e non di essenzialismo e una disponibilità mondiale per il vaccino (anti Covid-19) quando verrà trovato.

La speranza, infine, è legata alla destinazione universale dei beni. In un contesto di economia malata e di violenza distruttiva contro la natura, molti rischiano di perdere la speranza. Essa va invece confermata anche se questo impone di rovesciare il modello di un progresso materiale illimitato. «Non possiamo stare a guardare!  Con lo sguardo fisso su Gesù e con la certezza che il suo amore opera mediante la comunità dei suoi discepoli, dobbiamo agire tutti insieme, nella speranza di generare qualcosa di diverso e di migliore».
[Lorenzo Prezzi – SettimanaNews]

Verso l'enciclica. 
«Fratelli tutti», c'è un'alternativa nel mondo malato

Il 3 ottobre la sigla dell'atteso documento magisteriale che sarà diffuso l'indomani, memoria di san Francesco d'Assisi. Foto Ansa.

Una nuova enciclica è alle porte: Fratelli tutti è il titolo annunciato per un testo che esce in un crinale della storia segnato da una triplice crisi mondiale: socio-economica, ecologica e sanitaria. E che ancora una volta – 5 anni dopo la profetica Laudato si’ sulla cura della casa comune – ci interpella su un cambio di rotta e s’ispira al magistero di san Francesco traendo spunto dai suoi scritti. È proprio sulla tomba del santo d’Assisi che il 3 ottobre papa Francesco firmerà il documento sulla fraternità e l’amicizia sociale che nel titolo riprende alla lettera un passo delle Ammonizioni del Poverello. E proprio il 4 ottobre, festività del Santo, verrà pubblicata.

Il Papa ha deciso di siglarla dopo la Messa che celebrerà nella Basilica francescana, senza presenza di fedeli a motivo del Covid. E proprio dalle sue riflessioni sulla pandemia, su come guarire il mondo, riparare la casa comune dai danni umani e ambientali, ridurre le conseguenze della crescente diseguaglianza sociale ed economica, sembra scaturire l’urgenza del nuovo documento magisteriale. La scelta delle date per la firma e la pubblicazione appaiono infatti significative anche nell’orizzonte del Giubileo della Terra promosso dalla famiglia ecumenica per la celebrazione del Tempo del Creato 2020 che si conclude proprio il 4 ottobre, affinché sia custodita la memoria del nostro esistere inter-relazionale. Perché, come ha affermato papa Francesco il 1° settembre nella Giornata mondiale per la Cura del creato, «esistiamo solo attraverso le relazioni: con Dio creatore, con i fratelli e le sorelle in quanto membri di una famiglia comune, e con tutte le creature che abitano la nostra stessa casa». Se «tutto è in relazione», e se «tutti siamo sulla stessa barca» – come aveva ricordato il 27 marzo in piazza San Pietro, nel mezzo del lockdown – le comunità dei credenti debbono convergere «per dare vita a un mondo più giusto, pacifico e sostenibile», continuando a crescere «nella consapevolezza che tutti noi abitiamo una casa comune in quanto membri della stessa famiglia».

Ricordare costantemente che apparteniamo tutti alla stessa famiglia, che tutto è in relazione, significa aver presente «che la cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri». Papa Francesco ci ha abituati e provocati alle sintesi universali. La prossima enciclica metterà dunque al centro la fratellanza, principio umano e cristiano costantemente promosso dal Papa, al centro dello storico «Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune» – pietra miliare nel dialogo delle grandi religioni – firmato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi insieme ad Ahmed Al Tayyeb, grande Imam dell’Università Al-Azhar del Cairo. Ma la fratellanza è anche concetto che ha a che fare con le responsabilità globali di cui i modelli economici sono l’architettura principale. E quelli disegnati fin qui stanno dimostrando il loro fallimento: la pandemia ha solo accelerato il processo ma non è affatto la causa. Ed è dunque significativo che la firma dell’enciclica avvenga anche nell’orizzonte dell’evento voluto ad Assisi dal Papa – «The Economy of Francesco» – e rivolto ai giovani per disegnare una nuova economia, un’iniziativa di enormi proporzioni che doveva svolgersi in maggio ma che proprio a causa del coronavirus si svolgerà dal 19 al 21 novembre online, sempre da Assisi.

Con essa papa Francesco manda a dire al vecchio regime dell’economia che non è più il tempo degli adoratori della finanza ma dell’economia reale fondata sulla persona: «Quest’anno – ha detto il 4 settembre rivolgendosi al gotha della finanza internazionale e della politica al Forum Ambrosetti di Cernobbio – il confronto su temi importanti relativi alla società, all’economia e all’innovazione richiede un impegno straordinario, per rispondere alle sfide provocate o rese più acute dall’emergenza sanitaria, economica e sociale».

Le parole di Bergoglio sono quelle, ripetute tante volte, su un modello di sviluppo economico che agli idoli della finanza non sacrifichi più la dignità dell’uomo stigmatizzando il «paradigma tecnocratico», quello per cui tutto è possibile nel nome dell’oligarchia del non-limite e del dominio su tutto. «Dall’esperienza della pandemia tutti stiamo imparando che nessuno si salva da solo – ha detto ancora il Papa al meeting economico –, abbiamo toccato con mano la fragilità che ci segna e ci accomuna. Abbiamo compreso meglio che ogni scelta personale ricade sulla vita del prossimo. Siamo stati costretti dagli eventi a guardare in faccia la nostra reciproca appartenenza, il nostro essere fratelli in una casa comune».

Ed è proprio «in questa situazione» che «l’economia, nel suo senso umanistico di "legge della casa del mondo", è un campo privilegiato per il suo stretto legame con le situazioni reali e concrete di ogni uomo e di ogni donna. Essa può diventare espressione di "cura", che non esclude ma include, non mortifica ma vivifica, non sacrifica la dignità dell’uomo agli idoli della finanza, non genera violenza e disuguaglianza, non usa il denaro per dominare ma per servire. L’autentico profitto, infatti, consiste in una ricchezza a cui tutti possano accedere». Per il Papa si tratta quindi di rallentare un ritmo disumano di consumo e produzione per imparare a comprendere la natura e a riconnetterci con la realtà. Una conversione per la quale è indispensabile formare e sostenere nuove generazioni di economisti e imprenditori: è per questo il Papa le ha invitate in novembre «nella Assisi del giovane Francesco che, spogliatosi di tutto per scegliere Dio come stella polare della sua vita, si è fatto povero con i poveri e fratello universale. Dalla sua scelta di povertà scaturì anche una visione dell’economia che resta attualissima». Si noti: visione economica «attualissima». Si noti ancora: Assisi. Il luogo dove verrà pubblicata l’enciclica.

Dal 5 agosto papa Francesco ha inaugurato nelle udienze generali del mercoledì una serie di catechesi dal tema «Guarire il mondo», nelle quali riprende e approfondisce tutti questi grandi temi con uno sguardo di fede chiamando a «una rivoluzione della cura», perché «per uscire da una pandemia occorre curarsi e curarci a vicenda». «Quando l’ossessione di possedere e dominare esclude milioni di persone dai beni primari – ha detto Francesco nell’udienza introduttiva –, quando la disuguaglianza economica e tecnologica è tale da lacerare il tessuto sociale, e quando la dipendenza da un progresso materiale illimitato minaccia la casa comune, allora non possiamo stare a guardare». E ha posto questa domanda: «Allora ci chiediamo: in che modo possiamo aiutare a guarire il nostro mondo, oggi?». E ancora, nella quarta catechesi, il 26 agosto: «Sintomi di disuguaglianza rivelano una malattia sociale; è un virus che viene da un’economia malata. Dobbiamo dirlo semplicemente: l’economia è malata. Si è ammalata, è il frutto di una crescita economica iniqua che prescinde dai valori umani fondamentali. Tutti siamo preoccupati per le conseguenze sociali della pandemia. Tutti. Molti vogliono tornare alla normalità e riprendere le attività economiche. Certo, ma questa "normalità" non dovrebbe comprendere le ingiustizie sociali e il degrado dell’ambiente» dal quale dipende la nostra salute.

Per il Papa è il momento di riscoprire «alcuni princìpi sociali che sono fondamentali» e che «la Chiesa ha sviluppato nel corso dei secoli, e alla luce del Vangelo», perché «possono aiutarci ad andare avanti, per preparare il futuro di cui abbiamo bisogno». È lui stesso a indicare «i principali, tra loro strettamente connessi: il principio della dignità della persona, il principio del bene comune, il principio dell’opzione preferenziale per i poveri, il principio della destinazione universale dei beni, il principio della solidarietà, della sussidiarietà, il principio della cura per la nostra casa comune. Questi princìpi aiutano i dirigenti, i responsabili della società a portare avanti la crescita e anche, come in questo caso di pandemia, la guarigione del tessuto personale e sociale. Tutti questi princìpi esprimono, in modi diversi, le virtù della fede, della speranza e dell’amore».

Se dunque la pandemia ha evidenziato ancora di più la nostra interdipendenza, il Papa ci sta dicendo che per uscire migliori dalla crisi si deve agire insieme: «E lo faremo – ha detto – alla luce del Vangelo, delle virtù teologali e dei princìpi della dottrina sociale della Chiesa. Esploreremo insieme come la nostra tradizione sociale cattolica può aiutare la famiglia umana a guarire questo mondo che soffre di gravi malattie. È mio desiderio riflettere e lavorare tutti insieme, come discepoli di Gesù che guarisce, per costruire un mondo migliore, pieno di speranza per le future generazioni», per «costruire una "civiltà dell’amore", come amava dire san Paolo VI». Da queste catechesi sembra dunque mostrarsi in filigrana la nuova enciclica Fratelli tutti, che dopo la Laudato si’ non potrà che segnare un balzo avanti nel solco della dottrina sociale della Chiesa, e non solo.
[Stefania Falasca - Avvenire]