Sabato 26 settembre 2020
Il soft power non basta più. La Cina ora cerca di strutturare in Africa una rete di basi militari che rafforzino la sua presenza nel continente. Secondo quanto riporta il sito dell’emittente britannica Bbc, che rilancia il rapporto Sviluppi militari e di sicurezza che coinvolgono la Repubblica popolare di Cina, redatto dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, Pechino avrebbe intenzione di creare, almeno inizialmente, quattro strutture militari permanenti. L’interesse cinese si sarebbe concentrato su Angola, Kenya, Seychelles, Tanzania. Per ulteriori approfondimenti leggi il nuovo numero della rivista
Africa.

Secondo il rapporto, i quattro governi africani non hanno ancora risposto all’invito cinese e la stessa Cina starebbe sondando la disponibilità di almeno altre dodici nazioni nelle quali creare strutture logistiche per supportare le forze navali, aeree e di terra.

Attualmente la Cina può già contare sulla base di Gibuti costruita nel 2017. Supportata dall’enorme porto multifunzionale, anch’esso inaugurato nel 2017, questa base ha (ufficialmente)un contingente di 400 uomini incaricati di proteggere i cittadini del Dragone nella regione e gli interessi economici e, in particolare, la rotta che, attraverso il Mar Rosso, unisce l’Asia al Mediterraneo (rotta fino a qualche tempo fa infestata dai pirati somali).

Questa sarebbe la «prima perla» di una collana che Pechino vuole creare lungo l’Oceano Indiano. E già in essa si vede una sorta di sfida a Europa e Stati Uniti. La base cinese si trova infatti vicino al porto di Doraleh, gestito dai cinesi, a Ovest della città di Gibuti. A Sud della città ci sono molte altre basi militari straniere, tra cui Camp Lemonnier (Marina degli Stati Uniti), Base aerienne 188 (aeronautica francese), la base della forza di autodifesa giapponese e la base militare nazionale di supporto della Marina italiana.

A queste presenza diretta, si aggiunge anche una sempre più massiccia partecipazione nelle missioni di pace delle Nazioni Unite. Attualmente più di 2.000 peacekeeper cinesi partecipino a cinque missioni di pace dell’Onu in Africa. Dal 1989, circa 40.000 caschi blu cinesi hanno servito in missioni delle Nazioni Unite prevalentemente in Africa. Una presenza discreta, ma sempre più massiccia.

(Enrico Casale)
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