“Un accordo imposto dall’esterno a favore dei gruppi ribelli, che sono spesso stranieri” dice mons. Aguirre

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Lunedì 18 febbraio 2019
“Quando l'accordo raggiunto a Khartoum è stato firmato il giorno dopo a Bangui era già lettera morta” ha detto Mons. Juan José Aguirre Muños (nella foto), Vescovo di Bangassou, nel commentare l’accordo tra il governo della Repubblica Centrafricana e 14 gruppi ribelli. L’intesa è stata negoziata a Khartoum e poi firmata il 6 febbraio nella capitale centrafricana, Bangui.

Già il fatto che i negoziati si siano svolti nella capitale sudanese e non ad Addis Abeba capitale etiopica e quartier generale dell'Unione africana, secondo Mons. Aguirre, è significativo perché i capi di 5 gruppi ribelli temevano di essere arrestati lì perché ricercati dalla Corte Penale Internazionale. Il Sudan invece non riconosce la Corte per cui Khartoum era per loro un luogo sicuro.

“È l'ottavo accordo di pace firmato in due anni” ricorda Mons. Aguirre in un’intervista a Vida Nueva, ma soprattutto è la situazione sul terreno a parlare con i fatti, perché “i ribelli controllano l'80% del Paese e solo il restante 20% è nelle mani del governo”.

Ma allora perché si è arrivati a firmare un simile accordo? “La negoziazione è stata imposta dalla comunità internazionale per salvare la faccia” dice Mons. Aguirre. Chi ha ottenuto un vantaggio non sono i cittadini del Centrafrica bensì “i ribelli, tutti i radicalizzati o criminali e quasi tutti i non-centrafricani” armati da alcuni Paesi arabi che a loro volta comprano armi negli Stati Uniti, dice Mons. Aguirrre. “Tutto questo avviene con la complicità dell'Unione Africana e la tiepidezza della Francia, perché la Russia è entrata nel nostro Paese per rimettere in sesto le FACA (Forze Armate Centrafricane)”.

“I ribelli chiedono un decreto di immunità applicabile a tutti (anche se la Corte penale internazionale, non ne terrà conto) e la carica di Primo Ministro, con l'unico scopo di poter dividere il Paese in due. Questo anche se hanno già il controllo dell'80% delle miniere di diamanti, oro, cobalto, mercurio, e della transumanza, ma vogliono di più” dice il Vescovo.

A rimetterci sono i poveri abitanti del Centrafrica. Mons. Aguirre conclude rimettendosi “nelle mani di Dio perché trasformi il cuore dei violenti, nessuno riprenda di nuovo le ostilità e tutti cerchino la pace”. [L.M. – Agenzia Fides]