Martedì 1 ottobre 2019
Il mese di ottobre, mese missionario, inizia sotto la protezione dei due santi patroni delle missioni: san Francesco Saverio e santa Teresa di Gesù Bambino, della quale si fa oggi memoria liturgica. Sono due vie, due modelli diversi di missione, ma ambedue, alla pari, sono patroni principali delle missioni, dichiarati tali, rispettivamente, da san Pio X (1904) e da Papa Pio XI (1927). [Vedi anche: Mese missionario straordinario. Il Papa: la fede non è da sagrestia ma missionaria]

I due patroni ci offrono già una preziosa indicazione di percorso missionario, di contenuto e di metodo: la missione è opera di tutti, donne, uomini, bambini, giovani, adulti, anziani, sani, sofferenti, in patria e fuori.

San Francesco Saverio.

Di san Francesco Saverio si afferma spesso che fu il più grande missionario della Chiesa dopo san Paolo. Gesuita spagnolo (1506-1552), missionario in India e in Giappone, operò numerose conversioni e diede vita a varie comunità cristiane. Morì a 46 anni nell’isola di Sanciàn, vicino a Macao, alle porte dell’Impero cinese, «verso il quale anelava, quasi dischiudendo con la sua morte la via ad una nuova evangelizzazione di quelle sterminate regioni», come afferma Benedetto XV, nella sua lettera missionaria Maximum illud (1919). 

L’ardente passione missionaria del Saverio appare chiaramente in una lettera dal Giappone a sant’Ignazio: «Da quando arrivai qui non mi sono fermato un istante; percorro i villaggi, amministro il battesimo ai bambini. Così ho salvato un numero grandissimo di bambini… insegnavo loro il Simbolo apostolico, il Padre nostro e l’Ave Maria. Mi sono accorto che sono molto intelligenti e, se ci fosse qualcuno a istruirli nella legge cristiana, diventerebbero ottimi cristiani. Moltissimi non si fanno ora cristiani solamente perché manca chi li faccia cristiani. Molto spesso mi viene in mente di percorrere le Università d’Europa, specialmente quella di Parigi, e di mettermi a gridare qua e là come un pazzo e scuotere coloro che hanno più scienza che carità con queste parole: Ahimè, quale gran numero di anime, per colpa vostra, viene escluso dal cielo e cacciato all’inferno! Oh! se costoro si dessero pensiero anche di questo…  Griderebbero certo dal profondo del loro cuore: Signore, eccomi; che cosa vuoi che io faccia? Mandami dove vuoi, magari anche in India».

Santa Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto (1873-1897), monaca carmelitana di Lisieux (Francia), che mai uscì dal suo monastero, aspirava a essere “l’amore nel cuore della Chiesa” e ardeva di passione missionaria per la salvezza delle anime più lontane e bisognose. Nacque da genitori santi (Zelia Guérin e Luigi Martin, canonizzati nel 2015), aperti alla vita e alle vocazioni: in famiglia si coltivava lo spirito missionario con la lettura degli Annali della Propagazione della fede. A 12 anni, Teresina si iscrive all’Opera della Santa infanzia. A 14 anni, matura la sua vocazione contemplando una immagine di Gesù in croce: «Rimasi impressionata dal sangue che cadeva da una delle sue mani divine». A 15 anni entra al Carmelo con il motto della sua vita: “Amare e far amare Gesù”.

Santa Teresa di Gesù Bambino.

«Sono venuta al Carmelo per salvare anime e, soprattutto, per pregare per i sacerdoti ‒ diceva ‒... La nostra missione come carmelitane è di formare degli operai evangelici che salveranno milioni di anime delle quali saremo le madri». La passione missionaria di Teresina era fatta di preghiera, sacrificio e gesti concreti. Corrispondeva con il primo monastero nel mondo missionario, fondato a Saigon (Vietnam) proprio da Lisieux nel 1861. Alla fondazione del monastero di Hanoi (1895), Teresina si offrì personalmente: «Partirei volentieri per il Tonchino (Vietnam del nord), se Dio si degnasse di chiamarmi». Solo la malattia glielo impedì. Trovava alimento per il suo amore e la sua dedizione alle missioni leggendo le lettere di san Teofano Vénard, missionario delle Missioni estere di Parigi (Mep), martirizzato a Hanoi nel 1861. Manteneva una corrispondenza dall’alto contenuto spirituale, con due missionari in piena attività.

Pochi mesi prima di morire, Teresina affermava di voler salvare anime «anche dopo la morte; non potendo essere missionaria nell’azione, ho voluto esserlo per mezzo dell’amore e della penitenza». E assicurava: «Voglio passare il mio cielo a far del bene sulla terra fino alla fine del mondo». La santa patrona delle missioni fu proclamata anche dottore della Chiesa (1997), per aver inaugurato la via dell’infanzia spirituale nei rapporti con Dio. La sua “Storia di un’anima” è un capolavoro mondiale di spiritualità: «La mia piccola via - diceva - è fatta tutta di fiducia e di amore».

Santa Teresina sentiva di avere un compito postumo da realizzare con la sua maternità missionaria: vivere come madre dei missionari, loro sorella, che intercede per loro, missionaria per sempre. Aveva capito che le donne consacrate, sia nella vita contemplativa che attiva, hanno una speciale fecondità missionaria. Una prospettiva femminile ricca di suggestioni missionarie! Da approfondire.

Il Concilio e san Giovanni Paolo II hanno invitato gli istituti di vita contemplativa, tanto maschili che femminili, a stabilire comunità presso le giovani Chiese, per rendere tra i non cristiani testimonianza di Dio e dell’unione con Cristo, quali testimoni dell’Assoluto. La loro presenza è quindi grandemente «benefica nel mondo non cristiano». E il Papa aggiunge: «Il contatto con i rappresentanti delle tradizioni spirituali non cristiane, in particolare di quelle dell'Asia, mi ha dato conferma che il futuro della missione dipende in gran parte dalla contemplazione. Il missionario, se non è un contemplativo, non può annunziare il Cristo in modo credibile. Egli è un testimone dell’esperienza di Dio» (cfr AG 40; RMi 69; 91).

Testimonianza:
«Sono una monaca clarissa di clausura. Quello che mi spinge a fare una scelta di vita come questa, è un incontro d’amore. O meglio l’incontro con l’Amore; per me è avvenuto durante la GMG del 2005 a Colonia, ove feci esperienza di un Dio che è vivo e che è Padre. Fu un’intuizione interiore che cambiò il mio modo di guardare me stessa, la realtà, la vita. Studiavo all’università di Gorizia Scienze internazionali e diplomatiche; sognavo di lavorare in campo internazionale contribuendo a costruire la pace, lottando contro la fame e la povertà: volevo “salvare” il mondo. A poco a poco quell’esperienza cresceva in me e sentivo il desiderio di rispondere a quell’amore. In questa ricerca mi trovai a incontrare le Sorelle clarisse e a conoscere la figura di Chiara di Assisi. Mi colpì la sua umanità e il suo essere innamorata del Signore. Dopo due anni sono entrata in monastero. Il Signore non mi ha chiamato all’evangelizzazione ad gentes, né a gestire trattative per la pace, ma più semplicemente a vivere la quotidiana evangelizzazione del cuore attraverso la preghiera e l’ascolto della Parola. Vivo nella certezza che ogni gesto vissuto nella carità ha una forza che non si ferma tra queste mura ma diviene linfa che scorre e sostiene il corpo della Chiesa e questa nostra umanità».
(sr. Anna Chiara, delle Sorelle povere di S. Chiara, Bergamo (18-01-2018).

Ricordiamo oggi:
+ Venerabile Délia Tétreault (Canada, 1865-1941), fondatrice delle suore Missionarie della Immacolata Concezione (Mic), per la missione ad gentes.

Preghiera:
Signore, che hai detto: «Pregate il padrone della messe che mandi operai nella sua messe», concedici lo spirito missionario che infiammò santa Teresa di Gesù Bambino per la salvezza delle persone e per sostenere gli evangelizzatori e le evangelizzatrici in tutto il mondo.

Proverbio:
Siamo viandanti e andiamo per la stessa strada: saremmo stupidi, se non ci aiutassimo. (Cile)