Mozambico. Don Ferretti (Fidei donum): “Qui la gente sa cos’è un’epidemia, ma non ci sono mezzi per fronteggiarla”

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Giovedì 14 maggio 2020
Il Mozambico è da quaranta giorni in regime di emergenza nazionale, frontiere bloccate e divieto di circolazione fra province, scuole, mercati e ristoranti chiusi, limitazioni nell’uso dei mezzi di trasporto. Però, spiega don Giorgio Ferretti (nella foto), sacerdote della diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, fidei donum e parroco della cattedrale cattolica della capitale, anche se la situazione è apparentemente tranquilla, in realtà "Non c’è una chiara percezione di quello che accade fuori dalle città".

Se scoppiasse la crisi sanitaria sarebbe devastante: "negli ospedali c’è carenza di tutto. Pochissimi sono i posti in terapia intensiva, scarseggiano maschere, camici, medicine, ossigeno, disinfettanti, letti".

Esce ogni sera dopo il tramonto e, insieme ai volontari della parrocchia e della Comunità di Sant’Egidio, porta per le strade di Maputo viveri a famiglie, senzatetto, bambini soli. Ma soprattutto, da quando è iniziata la pandemia, vengono distribuiti sapone e mascherine e, con l’aiuto dei medici presenti tra i volontari, si spiega alle persone come lavarsi le mani e indossare i dispositivi di sicurezza. Don Giorgio Ferretti, sacerdote della diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, dal 2017 è fidei donum in Mozambico e parroco della cattedrale cattolica della capitale, dedicata a Nostra Signora dell’Immacolata Concezione. È proprio lui che a settembre 2019 ha accolto papa Francesco nel suo viaggio apostolico nello stato dell’Africa orientale.

“Ufficialmente nel paese siamo a circa ottanta contagiati da Covid-19, con due focolai, uno qui nella capitale e uno nel nord, e nessun morto registrato – racconta al Sir – Qui a Maputo non si respira ancora un’aria di tragedia estiamo meglio di altre nazioni, anche se i test fatti sono pochissimi e circoscritti attorno ai due focolai. Non c’è una chiara percezione di quello che accade fuori dalle città. Migliaia sono ad esempio i minatori che, tornati dal Sudafrica per il lockdown, si sono riversati nelle zone rurali. Nessuno ha controllato le loro quarantene e non si sono fatti test.

Nel grande mondo sommerso che sono i villaggi, non si ha idea di cosa accada”. Il futuro appare dunque imprevedibile, in uno Stato povero e colpito da calamità sempre nuove: “I cicloni dello scorso anno, come anche gli attacchi terroristici nel Nord, hanno impoverito ulteriormente la società”, spiega ancora “padre George”, come lo chiamano i locali. Quello che è certo, sottolinea, è che “negli ospedali c’è carenza di tutto. Pochissimi sono i posti in terapia intensiva, scarseggiano maschere, camici, medicine, ossigeno, disinfettanti, letti. I medici sarebbero i primi a rischiare la vita”.

Il Mozambico è da quaranta giorni in regime di emergenza nazionale, frontiere bloccate e divieto di circolazione fra province, scuole, mercati e ristoranti chiusi, limitazioni nell’uso dei mezzi di trasporto. “La situazione igienica nel paese è però molto precaria – insiste don Ferretti – Tanti non hanno accesso all’acqua, il costo dei disinfettanti è schizzato alle stelle già da un mese. La gente comprende il pericolo, anche perché qui le epidemie non sono mancate nella storia recente del Paese, ma non si può fare molto senza mezzi, ci si rassegna al futuro e questo è molto triste”. Sul fronte economico, benché il lockdown non sia totale, “le compagnie investitrici straniere stanno lasciando il Mozambico e l’economia già debole rischia il collasso”, rileva il sacerdote. “Il risultato è una fame crescente per tanti che, non avendo un salario fisso mensile, si trovano allo stremo. Il numero di singoli, famiglie e anziani che mendicano in strada sale ogni giorno, come salgono paura e rabbia”.

In questo scenario, la Chiesa sente forte la responsabilità di seminare speranza e si sta impegnando sia a livello spirituale sia nella solidarietà. “Il Risorto è Signore della storia e non ci lascerà in balia del male. Egli ascolta le preghiere, guarisce gli uomini, sta al loro fianco, non abbandona la nostra barca nella tempesta. E noi non temiamo il futuro, non perché siamo coraggiosi, ma perché l’amore cristiano è più forte della paura e della morte”: è il messaggio che don Giorgio lancia ogni domenica nella Messa celebrata in cattedrale e trasmessa per i fedeli dalla locale Radio Maria. La chiesa è aperta solo per la preghiera individuale, nel rispetto delle precauzioni igieniche: “È commovente vedere quanta gente entra, prega, accende candele davanti all’Immacolata”, commenta il parroco. “C’è un grande desiderio di cura, a volte ingannato da falsi curatori, maghi o predicatori che promettono guarigioni magiche”. Con altrettanto trasporto, don Giorgio parla delle attività benefiche portate avanti in tutta l’arcidiocesi: “In ogni comunità vengono raccolti alimenti per i poveri. Le congregazioni religiose distribuiscono pasti ogni sera attraverso il progetto ‘Matteo 25’.

I centri del programma Dream della Comunità di Sant’Egidio in molte città fanno formazione gratuita a tanti e distribuiscono mascherine e alimenti, in particolare a madri con bambini. I giovani della Comunità, inoltre, a Maputo confezionano mascherine di cotone, che consegniamo alla gente in strada insieme a sapone e cibo. Colpisce l’attenzione che i bambini di strada prestano quando spieghiamo come usare le mascherine o lavarsi le mani. Ci chiedono anche di pregare con loro.

La solidarietà, in questo tempo, è fonte di felicità e aiuta a scoprire il senso della vita”.
[Ada Serra - SIR]