Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

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Mercoledì 25 novembre 2020
La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è stata istituita partendo dall’assunto che la violenza contro le donne sia una violazione dei diritti umani. Tale violazione è una conseguenza della discriminazione contro le donne, dal punto di vista legale e pratico, e delle persistenti disuguaglianze tra uomo e donna.

Per una vera uguaglianza
è necessario fondare l’educazione sul rispetto

La violenza sulle donne è una realtà documentata e indiscutibile, tanto da istituire una giornata mondiale. La storia dell’umanità, in tutti i paralleli del globo, denuncia la stessa difficile (assurda) situazione: non si può fare a meno delle donne, ma, nel contempo, bisogna sottometterle. Quando va bene, perché, ben si sa, accade ben di peggio.

Se si è seguita qualche donna che abbia subito violenza, da quella sessuale a quella discriminatoria sul posto di lavoro, o semplicemente psicologica, si è toccata con mano la devastazione, l’angoscia e il dolore. Passi culturali, conoscenze psicanalitiche e psicologiche non sembrano, malgrado l’importanza essenziale, aver portato chiarezza, soprattutto nel prevenire, quindi nell’educare.

Purtroppo, dati e constatazioni sono evidenti. Quanto manca è altro: entrare nell’animo del violento, di chi vuole sopraffare. Scavarne le ragioni, trovarne le radici e volerle estirpare. Non basta appellarsi alla condizione della donna nei secoli o, in tempi piuttosto recenti, alle tre K affibbiate, volenti o nolenti, alla donna: Kinder, Küche, Kirche, bambini, cucina e chiesa. Tre aspetti di un’esistenza che oggi non possono che essere condivisi da qualsiasi coppia che abbia appreso il reciproco rispetto.

L’arte di relegare la donna alle “tre k” le ha chiuso la porta della cultura e delle relazioni, per secoli. Quando, finalmente qualche audace si è liberata dagli stereotipi e ha messo a frutto i doni di natura, di studio e di esperienza, ha dimostrato come le donne possono anche altro. La violenza però se trova concretezza di espressione proviene da un animo e da un’intelligenza bacata, a dir poco, che andrebbe curata. Senza voler mettere a processo le educazioni passate, non sarebbe preferibile fondare oggi l’educazione sul rispetto? Sull’accettazione dell’umanità della persona che si ha dinnanzi?

Quando si scatenano forze incontrollabili, la diagnosi non può che essere ben certa: un tarlo rode intelligenza e cuore. La donna deve acquisire più sicurezza e autorevolezza in se stessa, ma anche il maschio deve apprenderlo, non prevaricare ma procedere insieme in armonia. In Genesi la donna è l’aiuto posto dinanzi all’Adam. Né la donna né il maschio possono da soli raggiungere un’armonia di vita. Se sono caduti alcuni tabù di relazione e di convivenza, c’è da chiedersi da quali altri siano stato sostituiti, visto l’indice sempre crescente della violenza.

Non conta la spigliatezza, la capacità femminile di agire nel sociale, nel coprire posti dirigenziali e politici di rilievo se, di pari passo, lo sguardo che, uomo e donna si trasmettono, svela solo possesso invece di grata amicizia e piena comprensione. Sostanzialmente è malata la persona, da passarsi allo scanner interiore per ritrovare nelle proprie pieghe quel nucleo di disturbo da purificare.

Chi sa e vuole ascoltare la voce del Vangelo e guardare al Signore Gesù, troverà esempi di grande amicizia e rispetto: nel suo tratto di cammino terreno ha rispettato la donna, basti guardare a Marta e Maria, pur vivendo in un ambiente sociale semita tipico del suo tempo. Non ha esercitato la sottomissione, ma ha messo in primo piano un’uguaglianza di persone chiamate amici.

Usare della forza muscolare per abusare di una donna, non dimostra la forza maschile ma la sua debolezza, intrinseca e profonda, quel lato oscuro che andrebbe purificato e illuminato e non alimentato da istinti predatori non educati. La strada per uscire e combattere la violenza non è un’altra forma di violenza, come non lo è neppure cedere e annullarsi nell’omertà.

Si configura non solo nella denuncia chiara e sonora ma trova il suo autentico vigore plasmatore in un’educazione nuova, impregnata di rispetto, di se stessi, in primo luogo. Di persone create che vogliono lodare il Creatore e contribuire, a loro volta, a creare un mondo nuovo, degno di essere abitato. Essere con-creatori con il Creatore in una società in cui si respiri uguaglianza, rispetto e reciproca stima. Solo allora la violenza potrà essere cancellata come un pessimo ricordo.
[Cristiana Dobner - SIR]

Violenza su donne: Fondazione Somaschi,
“da gennaio soccorse 491 vittime, la maggior parte italiane”

Alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Fondazione Somaschi onlus, tra gli enti del terzo settore che compongono la rete antiviolenza di Milano e dell’hinterland, traccia il bilancio dell’attività svolta nell’ultimo anno e lancia un messaggio: “Punire gli uomini violenti è fondamentale ma non basta – dice Chiara Sainaghi, responsabile dei servizi antiviolenza della onlus -; per prevenire la recidiva è necessario intervenire anche sulla loro rieducazione”. A Milano e in periferia Fondazione Somaschi gestisce complessivamente 11 presidi di aiuto per le donne vittime di maltrattamento: un centro nel capoluogo (in piazza XXV aprile) più l’intera rete dell’hinterland (composta da 5 centri principali a Rho, Cassano d’Adda, Melzo, Rozzano e San Donato Milanese) e altrettanti sportelli decentrati a Bollate, Cernusco Sul Naviglio, Corsico, Assago, Peschiera Borromeo).

“Da gennaio a oggi – si legge in un comunicato – si sono rivolte a queste strutture 491 donne, principalmente italiane (62%), di età compresa tra i 35 e i 44 anni (32%) e tra i 45 e 54 anni (25%), con un discreto livello di istruzione (diploma di scuola secondaria di secondo grado 30%). La maggior parte di loro ha uno o più figli minori (60%), per lo più tra i 6 e i 13 anni di età (35%)”. La violenza più frequentemente denunciata è psicologica (82%), seguita da quella fisica (65%), economica (16%), sessuale (12%) e stalking (8,7%). Nella maggioranza dei casi gli autori del maltrattamento sono i mariti (62%) o i conviventi (21%).
Secondo le stime più recenti, in Italia ogni 3 giorni viene compiuto un femminicidio. “Gli uomini autori di violenza nell’85% dei casi reiterano il proprio comportamento”, spiega la Fondazione. “Dati allarmanti che portano a chiedersi sempre di più se punire gli autori di violenza sia sufficiente per prevenire e contrastare la recidiva in modo efficace. Per questo Fondazione Somaschi ha scelto di avviare un progetto sperimentale, completamente autofinanziato, dedicato alla rieducazione degli uomini maltrattanti. Si chiama ‘Non più violenti’ ed è partito a Milano nella primavera 2018 coinvolgendo 11 uomini”.

[G.B. – SIR]

Violenza su donne: madre Bernardinis (agostiniane Cascia),
“mai più schiave di paura. Non restare in silenzio”

“Santa Rita interceda per rendere le donne libere, non sono sole e non devono restare in silenzio davanti alla violenza, mai più schiave di paura e violenza. Bisogna educare al rispetto, all’amore e non all’odio, partendo dai giovani”. Questa è la riflessione della madre priora del monastero santa Rita da Cascia, suor Maria Rosa Bernardinis, per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che ricorre domani 25 novembre. “La lotta alla violenza verso le donne – prosegue l’agostiniana – è un’emergenza mondiale. Lo è a maggior ragione oggi, che il Covid-19 costringe le donne vittime di maltrattamenti, fisici o psicologici, a stare chiuse in casa con i loro aguzzini.

Il fenomeno è così diffuso da sembrare normale, ma la violenza non può e non dev’essere normalità. È una piaga, una strage giornaliera che riguarda il futuro di tutti”. “Alle donne – continua madre Bernardinis – dico che non sono sole e che non devono restare in silenzio davanti alla violenza, bensì parlarne già alle prime avvisaglie: chiedere aiuto è il primo passo per tornare a vivere davvero, per amare ed essere amate come meritate”. Alle istituzioni la religiosa chiede “di essere determinate, irremovibili e vigili nella lotta contro la violenza sulle donne e allo stesso tempo sensibili ed efficaci nel prendere per mano la donna che loro si rivolge, perché quella donna sta mettendo la sua vita nelle loro mani.

Agli uomini che uccidono le donne, dico che l’amore non si possiede, non si ottiene con la forza, bensì si conquista giorno per giorno. L’amore è ricevere e donare, l’amore è vita e mai morte”. “Noi monache – conclude – siamo custodi del messaggio di una grande donna esempio di pace, perdono, ma anche di amore e forza. Per questa giornata simbolica, ci affidiamo a Santa Rita perché interceda presso il Signore e renda le donne libere, mai più schiave di paura e violenza”.
[D.R. – SIR]