Domenica 17 gennaio 2021
Si sta rapidamente aggravando la situazione umanitaria e di sicurezza nella Repubblica Centrafricana (Rca) con l’intensificarsi degli scontri, dopo le controverse elezioni del 27 dicembre scorso, tra la coalizione dei gruppi armati e le forze governative supportate da truppe straniere. Questo nuovo ciclo di violenza ha costretto, da dicembre, quasi 60.000 persone a cercare rifugio nei Paesi vicini, spesso in condizioni di vita molto precarie. Il loro numero è raddoppiato in una sola settimana. Lo ha reso noto ieri l’Onu. [
Foto Vaticannews]

Si aggrava la situazione umanitaria a causa delle violenze

Oltre sessantamila in fuga
dalla Repubblica Centrafricana

Si sta rapidamente aggravando la situazione umanitaria e di sicurezza nella Repubblica Centrafricana (Rca) con l’intensificarsi degli scontri, dopo le controverse elezioni del 27 dicembre scorso, tra la coalizione dei gruppi armati e le forze governative supportate da truppe straniere. Questo nuovo ciclo di violenza ha costretto, da dicembre, quasi 60.000 persone a cercare rifugio nei Paesi vicini, spesso in condizioni di vita molto precarie. Il loro numero è raddoppiato in una sola settimana. Lo ha reso noto ieri l’Onu.

Gli ultimi attacchi si sono verificati questa settimana alla periferia della capitale Bangui, con decine di morti, tra i quali un casco blu del Ruanda. Il conflitto in corso rischia di creare ulteriori drammi alla popolazione già provata, soprattutto se l’accesso umanitario venisse limitato. Le principali vie di approvvigionamento del Paese sono state chiuse, determinando una carenza di cibo e l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. La situazione è estremamente critica anche dal punto di vista sanitario. L’insicurezza sta difatti riducendo l’accesso ai servizi medici.

Il Paese, che ha visto i ribelli in azione prima e dopo le elezioni di dicembre, ha intanto riconfermato il presidente Faustin-Archange Touadéra. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) chiede la cessazione immediata di tutte le violenze. Preoccupano in particolare le segnalazioni, raccolte dall’Unhcr e dai suoi partner, di abusi da parte di gruppi armati, tra cui violenze sessuali, attacchi agli elettori e saccheggi.

La maggior parte delle persone è fuggita nella Repubblica Democratica del Congo, attraverso il fiume Ubangui; qui, il numero dei rifugiati ha superato i 50.000 dopo l’arrivo di 10.000 centroafricani in un solo giorno il 13 gennaio. Secondo le Commissioni per gli spostamenti della popolazione, circa 58.000 persone sono ancora sfollate all’interno delle regioni colpite nella Repubblica Centrafricana, mentre quasi 9.000rifugiati sono arrivati nel vicino Camerun, nel Ciad e nella Repubblica del Congo nell’ultimo mese.

Le scarse infrastrutture ostacolano però la risposta umanitaria. Diventa sempre più complesso raggiungere con gli aiuti le aree più remote. Le esigenze dei centrafricani costretti a fuggire sono sempre più stringenti, e presto dovremo affrontare una sostanziale carenza di fondi, afferma l’agenzia Onu, lanciando un appello alla comunità internazionale affinché aumenti urgentemente il sostegno alla riposta umanitaria nella Rca. Gli eventi dell’ultimo mese hanno, inoltre, invertito la tendenza degli ultimi anni sul rientro dei rifugiati centroafricani in patria. L’agenzia Onu esortai governi dei Paesi vicini a continuare a concedere ai rifugiati centrafricani l’accesso al territorio e l’asilo, nonostante le restrizioni imposte dalla pandemia di covid-19.
[L’Osservatore Romano, sabato 16, p. 5]