Giovedì 15 luglio 2021
L’evidenza è così tragica da inquietare anche chi di solito guarda con indifferenza alla tragedia di coloro che emigrano “irregolarmente”. Gli abusi perpetrati dalla così detta “guarda costiera libica” erano noti fin dal 2018. L’allora ministra degli Esteri, Federica Mogherini, aveva riconosciuto che, nonostante l’addestramento dell’Italia, la marina libica non aveva ancora raggiunto la “sufficienza”.

La ministra si era espressa con un eufemismo di circostanza perché sapeva bene che la “guardia costiera libica” è costituita da milizie brutali che operano per i propri interessi. Possiamo aggiungere oggi che da un paio d’anni intervengono, in caso, su ordine del governo della Turchia. Eppure il parlamento italiano continua a soffrire di strabismo, come ben illustra Nello Scavo sul quotidiano Avvenire.

La mobilitazione della società civile, che ha scritto migliaia di lettere ai singoli parlamentari e ha manifestato il 14 luglio in piazza Montecitorio, è rimasta inascoltata: oggi, 15 luglio, la Camera ha approvato il rinnovo delle missioni militari all’estero, inclusa quella in Libia, con 438 sì, 3 no e 2 astenuti. Per la Libia il governo si impegna soltanto a «verificare le condizioni per il superamento della missione». Quali interessi o ricatti condizionano la scelta di coloro che ci rappresentano in Parlamento?

I nostri fondi per la missione in Libia finanziano uno “scempio di umanità” che ci indigna. Abbiamo visto e udito donne e giovani distrutte dalle torture e dalle violenze subite nei centri di detenzione libici. Le conosciamo personalmente. Per questo sgorga spontanea la domanda: «E se ci fossi stata io al loro posto?»
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