COMBONI, QUEL GIORNO

Papa Francesco esprime ammirazione per i Comboniani

Giovedì 1 ottobre 2015
La missione per essere autentica deve porre al centro Cristo e la preghiera. Così il Papa ricevendo in Vaticano i partecipanti al XVIII Capitolo Generale dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù, in corso a Roma fino al prossimo 4 ottobre. Da Francesco l’appello ad apprendere da Gesù l’amore che spinge alle periferie della società e l’incoraggiamento a seguire l’esempio dei numerosi martiri comboniani che hanno offerto la loro vita alla causa del Vangelo. Dopo aver letto il discorso, a braccio il Papa ha voluto esprimere la propria ammirazione per i Comboniani: “E prima di impartire la benedizione, vorrei dire una cosa che non è scritta qui, ma è quello che sento: io sempre, sempre, ho avuto una grande ammirazione per voi – e voglio dirlo così – per il lavoro che fate, per i rischi che affrontate e ho sentito sempre questa ammirazione grande. Grazie!”. Nella foto: P. Enrique Sánchez González si rivolge al Papa presentando i delegati al Capitolo.

Missionari Comboniani del Cuore di Gesù. La riflessione del Papa ricevendo i partecipanti al Capitolo generale parte dal loro nome e dalla loro identità. Missionari, spiega Francesco, vuol dire anzitutto essere messaggeri del Vangelo innanzitutto per chi non lo conosce o lo ha dimenticato. All’origine della vostra missione - spiega - c’è la duplice chiamata di Gesù: a stare con lui e a predicare. Ma è innanzitutto nella preghiera che si trova il tesoro da donare ai fratelli:

“Questo vivere con Cristo determina tutto il nostro essere e il nostro agire; e si vive e si alimenta soprattutto nella preghiera, nel rimanere presso il Signore, nell’adorazione, nel colloquio cuore a cuore con Lui”.

Essere missionario si colloca nella dimensione dell’essere prima ancora che del fare. Fondamentale dunque porre al centro la grazia di Cristo che scaturisce dalla croce, nutrirsi costantemente della Parola di Dio: "Nella Parola di Dio c’è la saggezza che viene dall’alto e che permette di trovare linguaggi, atteggiamenti, strumenti adatti per rispondere alle sfide dell’umanità che cambia".

La mitezza del Sacro Cuore di Gesù spinge alle periferie della società
Essere Comboniani del Sacro Cuore vuol dire – spiega ancora il Papa – testimoniare il carisma di san Daniele Comboni, che trova un punto qualificante nell’amore misericordioso del Cuore di Gesù per gli ultimi, gli indifesi, “gli abbandonati del nostro tempo”. Di qui l’invito a chiedere al Sacro Cuore la mitezza “necessaria per affrontare l’azione apostolica anche in contesti difficili e ostili”:

“Quel Cuore che ha tanto amato gli uomini vi spinge alle periferie della società per testimoniare la perseveranza dell’amore paziente e fedele. Dalla contemplazione del Cuore ferito di Gesù si possa sempre rinnovare in voi la passione per gli uomini del nostro tempo, che si esprime con amore gratuito nell’impegno di solidarietà, specialmente verso i più deboli e disagiati. Così potrete continuare a promuovere la giustizia e la pace, il rispetto e la dignità di ogni persona”.

L'esempio dei tanti Comboniani martiri
Poi il ricordo della catena ininterrotta dei martiri Comboniani che arriva fino ai nostri giorni con l’esortazione a seguire il loro esempio:

“Vi sia di stimolo e di incoraggiamento l’esempio di tanti confratelli, che hanno offerto la loro vita alla causa del Vangelo, disposti anche alla suprema testimonianza del sangue. Essi sono seme fecondo nella diffusione del Regno e protettori del vostro impegno apostolico”.

Infine a braccio il Papa ha voluto esprimere la propria ammirazione per i Comboniani:

“E prima di impartire la benedizione, vorrei dire una cosa che non è scritta qui, ma è quello che sento: io sempre, sempre, ho avuto una grande ammirazione per voi – e voglio dirlo così – per il lavoro che fate, per i rischi che affrontate e ho sentito sempre questa ammirazione grande. Grazie!”. [Radio Vaticana].

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AL XVIII CAPITOLO GENERALE
DEI MISSIONARI COMBONIANI DEL CUORE DI GESÚ

Sala Clementina
Giovedì 1° ottobre 2015

Cari fratelli,
vi saluto cordialmente, ad iniziare dal Superiore Generale. Esso avviene nel contesto del vostro Capitolo generale e mi offre l’occasione per esprimere a voi e all’intero Istituto la riconoscenza della Chiesa per il generoso servizio al Vangelo.

Voi vi chiamate, e siete!, Missionari Comboniani del Cuore di Gesù. Vorrei riflettere con voi su queste parole che sono il vostro nome e la vostra identità.

Missionari. Siete servitori e messaggeri del Vangelo, specialmente per coloro che non lo conoscono o lo hanno dimenticato. All’origine della vostra missione c’è un dono: c’è l’iniziativa gratuita dell’amore di Dio che vi ha rivolto una duplice chiamata: a stare con Lui e ad andare a predicare (cfr Mc 3,14). Alla base di tutto c’è la relazione personale con Cristo, radicata nel Battesimo, e, per alcuni, rafforzata dall’Ordinazione, così che con l’apostolo Paolo possiamo dire: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Questo vivere con Cristo determina tutto il nostro essere e il nostro agire; e si vive e si alimenta soprattutto nella preghiera, nel rimanere  presso il Signore, nell’adorazione, nel colloquio cuore a cuore con Lui.

È proprio in questo spazio orante che si trova il vero «tesoro» (Lc 12,34) da donare ai fratelli mediante l’annuncio. Il missionario infatti si fa servitore del Dio-che-parla, che vuole parlare agli uomini e alle donne di oggi, come Gesù parlava a quelli del suo tempo, e conquistava il cuore della gente che veniva ad ascoltarlo da ogni parte (cfr Mc 1,45), e restava meravigliata ascoltando i suoi insegnamenti (cfr Mc 6,2). Questa relazione della missione ad gentes con la Parola di Dio non si colloca tanto nell’ordine del «fare» quanto dell’«essere». La missione, per essere autentica, deve riferirsi e porre al centro la grazia di Cristo che scaturisce dalla Croce: credendo in Lui si può trasmettere la Parola di Dio che anima, sostiene e feconda l’impegno del missionario. Per questo, cari fratelli, dobbiamo nutrirci sempre della Parola di Dio, per esserne eco fedele; accoglierla con la gioia dello Spirito, interiorizzarla e farla carne della nostra carne come Maria (cfr Lc 2,19). Nella Parola di Dio c’è la saggezza che viene dall’alto, e che permette di trovare linguaggi, atteggiamenti, strumenti adatti per rispondere alle sfide dell’umanità che cambia.

In quanto Comboniani del Cuore di Gesù,  voi contribuite con gioia alla missione della Chiesa, testimoniando il carisma di san Daniele Comboni, che trova un punto qualificante nell’amore misericordioso del Cuore di Cristo per gli uomini indifesi.

In questo Cuore c’è la fonte della misericordia che salva e genera speranza. Pertanto, come consacrati a Dio per la missione, siete chiamati ad imitare Gesù misericordioso e mite, per vivere il vostro servizio con cuore umile, prendendovi cura dei più abbandonati del nostro tempo. Non cessate di chiedere al Sacro Cuore la mitezza che, come figlia della carità, è paziente, tutto scusa, tutto spera, tutto sopporta (cfr 1 Cor 13,4-7).

È la mitezza dello sguardo di Gesù quando guardava Pietro la notte del giovedì santo (cfr Lc 22,61), o quando invitava Tommaso, l’incredulo, a mettere la mano vicino al Cuore trafitto (cfr Gv 20,27). Lì, da quel Cuore, si impara la mitezza necessaria per affrontare l’azione apostolica anche in contesti difficili e ostili.

Quel Cuore che ha tanto amato gli uomini vi spinge alle periferie della società per testimoniare la perseveranza dell’amore paziente e fedele. Dalla contemplazione del Cuore ferito di Gesù si possa sempre rinnovare in voi la passione per gli uomini del nostro tempo, che si esprime con amore gratuito nell’impegno di solidarietà, specialmente verso i più deboli e disagiati. Così potrete continuare a promuovere la giustizia e la pace, il rispetto e la dignità di ogni persona.

Cari fratelli, auspico che la riflessione approfondita sulle tematiche del Capitolo, alle quali vi siete dedicati in questi giorni, illumini il cammino del vostro Istituto nei prossimi anni, aiutandovi a riscoprire sempre meglio il vostro grande patrimonio di spiritualità e di attività missionaria. Potrete così proseguire con fiducia la vostra apprezzata collaborazione alla missione della Chiesa. Vi sia di stimolo e di incoraggiamento l’esempio di tanti confratelli, che hanno offerto la loro vita alla causa del Vangelo, disposti anche alla suprema testimonianza del sangue. È noto, infatti, che la storia dell’Istituto Comboniano è segnata da una catena ininterrotta di martiri, che arriva fino ai nostri giorni. Essi sono seme fecondo nella diffusione del Regno e protettori del vostro impegno apostolico.

Invoco su di voi e su tutti i Missionari Comboniani del Cuore di Gesù la protezione di Maria, madre della Chiesa e madre dei missionari.

E prima di impartire la benedizione, vorrei dire una cosa che non è scritta qui, ma è una cosa che sento: io sempre, sempre, ho avuto una grande ammirazione per voi, per il lavoro che fate, per i rischi che affrontate… Ho sentito sempre questa ammirazione grande. Grazie.