COMBONI, QUEL GIORNO

La crisi degli istituti missionari, รจ proprio impossibile uscirne?

Se i missionari non vogliono ridursi ad essere delle forze genericamente pastorali – scrive P. Gabriele Ferrari s.x, Padre Generale emerito dei Missionari Saveriani –, dovranno urgentemente fare delle nuove scelte in linea con la genuina missione ad gentes, altrimenti cadranno nell’insignificanza di una pastorale generica e si condanneranno a scomparire. Cosa abbandonare e cosa promuovere. Leggendo l’articolo di Padre Kizito in Testimoni (1/2017, pp. 33-37) non ho potuto sottrarmi a una riflessione di cui da tempo sento l’urgenza e che coinvolge non solo me ma anche gli istituti missionari, quella del difficile rinnovamento della spiritualità missionaria, del modo di essere missionari. Se ne parla da almeno una cinquantina d’anni, con un discorso tanto necessario quanto … noioso, perché non conduce a nulla. Dal tempo di Evangelii Nuntiandi, gli istituti missionari si domandano che ruolo hanno e, più radicalmente ancora, se ne hanno ancora uno nel campo della missione. Domande retoriche che hanno già una risposta scontata. No, non hanno ancora perso il loro ruolo nella Chiesa. Ma basta così? [Nella foto: missionari comboniani nel Mozambico].

Giovedì 20 luglio 2017 Se i missionari non vogliono ridursi ad essere delle forze genericamente pastorali, dovranno urgentemente fare delle nuove scelte in linea con la genuina missione ad gentes, altrimenti cadranno nell’insignificanza di una pastorale generica e si condanneranno a scomparire. Cosa abbandonare e cosa promuovere. Leggendo l’articolo di Padre Kizito in Testimoni (1/2017, pp. 33-37) non ho potuto sottrarmi a una riflessione di cui da tempo sento l’urgenza e che coinvolge non solo me ma anche gli istituti missionari, quella del difficile rinnovamento della spiritualità missionaria, del modo di essere missionari. Se ne parla da almeno una cinquantina d’anni, con un discorso tanto necessario quanto … noioso, perché non conduce a nulla. Dal tempo di Evangelii Nuntiandi, gli istituti missionari si domandano che ruolo hanno e, più radicalmente ancora, se ne hanno ancora uno nel campo della missione. Domande retoriche che hanno già una risposta scontata. No, non hanno ancora perso il loro ruolo nella Chiesa. Ma basta così?
Giovedì 20 luglio 2017 Ma noi comboniane ci siamo “a casa loro”. Viviamo in Africa da oltre 140 anni: con il nostro corpo e il nostro cuore, e tanta voglia di conoscere e capire. Ci siamo messe in ascolto, insieme a donne e uomini che amano l’Africa come noi: non le sue risorse da sfruttare, ma i suoi popoli da incontrare. Tante di noi sono nate là, perché sono africane, e offrono chiavi di lettura che rimangono invisibili a occhi esterni. Per questo siamo indignate dal persistente silenzio che avvolge l’Africa, vicina di casa dell’Italia, eppure così scandalosamente ignorata dai media, al punto che il fiume di persone riversato sulle coste italiane scandalizza: «Perché vengono tutti qui»? Perché le rotte iberica e balcanica sono chiuse, e coloro che cercano vita trovano sempre un varco. Devono pagare a caro prezzo i trafficanti, ma non si fermano.
Giovedì 20 luglio 2017 Presentiamo qui di seguito il Voto riassuntivo finale della Discussione del Congresso dei Teologi sull’eroicità delle virtù di p. Giuseppe Ambrosoli, tenutosi il 4 dicembre del 2014, e il Decreto della Venerabilità, fatto emanare dal Santo Padre il 17 dicembre del 2015 dalla Congregazione delle Cause dei Santi. Con la Relazione e i Voti del Congresso peculiare sulle virtù (Relatio et Vota Congressus peculiaris super virtutibus), tenuto dai teologi il 4 dicembre del 2014, si riconosce il ben fondato della prova offerta dalla Positio circa la pratica eroica delle virtù teologali e delle virtù cardinali e annesse. Affermazione poi ratificata dai Cardinali e dai Vescovi nella Sessione Ordinaria del 15 dicembre 2015. Infine, con il «Decreto di venerabilità» del 17 dicembre, sempre del 2015, la Chiesa, in concreto il Santo Padre, approva l’eroicità delle virtù e permette che si possa invocare autorevolmente il venerabile Giuseppe Ambrosoli. Un modello quindi e un esempio che può indicare una via credibile e sicura di santità missionaria.
Wednesday, July 19, 2017 An interview [Listen here] with Archbishop Paulino Lukudu Loro [on the right in the picture] of the Catholic Archdiocese of Juba, South Sudan, after his arrival from Rome on Monday, July 17, 2017. Also the Bishop of the Episcopal Church of South Sudan and Sudan says [Listen here] 58 people have died of hunger as the situation in Yeri deteriorates farther. Many people have reportedly fled the villages in Yeri because of the worsening food situation. Bishop John Abraham Nyari, spoke with Francis Felix Katie and begun by describing the situation of the hungry people in Yeri.
Mercoledì 19 luglio 2017 “Scusatemi – scrive Alex Zanotelli, missionario comboniano – se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo come missionario uso la penna (anch’io appartengo alla vostra categoria) per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani. Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale. So che i mass-media, purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che vorrebbe. Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli stanno vivendo. Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa”.
Martedì 18 luglio 2017 Il laico missionario comboniano italiano, Simone Parimbelli [nella foto], lavora da qualche settimana nella missione di Mongoumba, nella Repubblica Centrafricana. Ogni giorno scrive ciò che vive e ciò che vede su quello che chiama “Diario di Bordo”. Oggi ci manda un pezzo di questo Diario. “Durante il viaggio di ritorno dal piccolo stage a Mongoumba (quattro ore e mezzo di auto dalla capitale, Bangui, con attraversamento del fiume Lobaye sul battello) per cominciare a vedere, osservare e guardare; mentre pensavo a come raccontarvi tutta l’immensità vissuta, condensata in 25 giorni, il mio mp3 mi ha fatto ascoltare la canzone MONDO di Cesare Cremonini”.
Martedì 18 luglio 2017 L’account Twitter di papa Francesco — disponibile in 9 lingue — ha ormai più di 35 milioni di follower. Lo ha reso noto il programma italiano di Radio Vaticana. @Pontifex ha registrato nell’ultimo mese una forte crescita, specialmente in lingua inglese (più di 11 milioni di follower). Lanciato il 3 dicembre del 2012 da papa Benedetto XVI, l’account è uno dei più seguiti al mondo e inoltre quello che registra il maggior numero di retweet. Dal 19 marzo 2015, papa Francesco è anche presente su Instagram con l’account @Franciscus, dove ha superato di recente quota 4 milioni di follower.
Domenica 16 luglio 2017 Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare della diocesi di Bangassou (Repubblica Centrafricana) il Rev.do P. Jesús Ruiz Molina, M.C.C.I., Parroco a Moungoumba, Vicario Foraneo e coordinatore diocesano della Commissione per la Catechesi nella diocesi di M’Baïki. Gli è stata assegnata la sede titolare vescovile di Are di Mauritania. Dal 2013 al 2015 è stato Consigliere della Delegazione dei Comboniani in Centroafrica. (Dal Bollettino della Sala Stampa Vaticana).
Venerdì 14 luglio 2017 “Le piccole comunità cristiane – scrive P. Alex Zanotelli (nella foto), che risiede nel rione Sanità a Napoli – sono un segno di speranza per l'intero quartiere, dove questo fermento che parte dal basso può trasformare la realtà. Quel lievito di cui ci parla Gesù, quell'essere fattore di cambiamento attraverso l'annuncio e la pratica del vangelo. E, infatti, l'invito finale dell'incontro è stato che le piccole comunità si espandano in tutto il rione Sanità, soprattutto per valorizzare le tante potenzialità che ci sono”.
Venerdì 7 luglio 2017 Lancio di bombe intercontinentali e crisi nucleare con la Corea del Nord, le politiche di Trump, gente che continua a fuggire da guerra e povertà, aumento degli sbarchi di fronte a cui l'Europa lascia sola l'Italia... “La mancanza di una pianificazione politica a livello mondiale – scrive Fr. Alberto Degan, missionario comboniano – è causata dalla mancanza di un orizzonte. E quando manca un orizzonte, cioè un’idea di comunità umana verso cui vogliamo andare, si lascia fare a ciascuno – ma soprattutto al più forte – quello che vuole, e quindi si aprono le porte a qualsiasi tipo di violenza e ingiustizia. Per salvare il nostro pianeta, dunque, la politica deve ritrovare un orizzonte, un orizzonte nuovo. (...) La sopravvivenza del pianeta dipenderà dalla nostra capacità di agire, come cittadini planetari, verso un orizzonte di solidarietà e giustizia. E’ una questione cruciale: non lasciamoci trasformare in un sacco di patate!”
Giovedì 20 luglio 2017 Se i missionari non vogliono ridursi ad essere delle forze genericamente pastorali, dovranno urgentemente fare delle nuove scelte in linea con la genuina missione ad gentes, altrimenti cadranno nell’insignificanza di una pastorale generica e si condanneranno a scomparire. Cosa abbandonare e cosa promuovere. Leggendo l’articolo di Padre Kizito in Testimoni (1/2017, pp. 33-37) non ho potuto sottrarmi a una riflessione di cui da tempo sento l’urgenza e che coinvolge non solo me ma anche gli istituti missionari, quella del difficile rinnovamento della spiritualità missionaria, del modo di essere missionari. Se ne parla da almeno una cinquantina d’anni, con un discorso tanto necessario quanto … noioso, perché non conduce a nulla. Dal tempo di Evangelii Nuntiandi, gli istituti missionari si domandano che ruolo hanno e, più radicalmente ancora, se ne hanno ancora uno nel campo della missione. Domande retoriche che hanno già una risposta scontata. No, non hanno ancora perso il loro ruolo nella Chiesa. Ma basta così?
Venerdì 14 luglio 2017
“Il presente articolo è stato scritto come parte delle celebrazioni che segnano i 150 anni dell’Istituto Comboniano e vuole offrire alcuni elementi di riflessione sulla formazione per la vita missionaria in vista del futuro. La prima parte è fondamentalmente una condivisione di tre delle mie esperienze missionarie. La seconda parte fornisce alcuni contributi per la riflessione e la valutazione della formazione. La conclusione suggerirà l’adozione del «modello di formazione integrale» per la formazione sia di base che permanente”. P. Raimundo Rocha, mccj (nella foto).
Notiziario Mensile dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù
An exclusive interview with Archbishop of Juba [27:25]
Pueblo de Dios – Orange Farm: combonianos de extrarradio [26:31]
The Life for the Amazon (Labaka): Red Eclesial PanAmazónica [33:50]