P. Gottardi Silvano
Luogo di Nascita: Rovereto/TN/Italia
Voti temporanei: 09/09/1947
Voti Perpetui: 09/09/1953
Ordinazione: 19/12/1953
Data Decesso: 08/04/2012
Luogo Decesso: Verona/Italia
Primo di 8 fratelli e sorelle, P. Silvano Gottardi era nato a Rovereto (TN) il 20 marzo 1928. Nel 1941 era nella scuola apostolica dei Comboniani di Trento. Entrò in noviziato a Venegono l’11 settembre 1945, emise i primi voti il 9 settembre 1947 e sei anni dopo quelli perpetui.
Passò a Roma per gli studi filosofici e ottenne il baccellierato. Studiò teologia all’Ateneo di Propaganda, dove conseguì la licenza. Fu ordinato sacerdote a Roma il 19 dicembre 1953.
Nell’ottobre del 1954, assegnato al Sudan, P. Silvano andò in Libano per lo studio dell’arabo. Arrivò in Sudan nel 1955 e vi rimase fino al 2005. La sua prima destinazione fu la diocesi di Juba, prima a Palotaka e poi a Juba.
La missione di Juba prometteva bene e P. Silvano fu ben contento di mettere tutto il suo zelo a servizio della giovane comunità cristiana: le scuole della missione erano piene di studenti; i catecumenati, sia in città sia nei villaggi circostanti, erano fiorenti. Ma l’idillio durò poco. Nel 1956 il Sudan, che era una colonia inglese, divenne indipendente. Tutte le scuole che gli inglesi avevano affidato ai missionari vennero nazionalizzate. L’attività dei missionari fu circoscritta alle chiese e cortili annessi. Alcuni missionari furono espulsi, accusati di proselitismo illecito, e quelli che rimasero ebbero una vita veramente dura. Anche P. Silvano fu accusato di proselitismo, arrestato, processato ed espulso dal Sudan. In seguito si riuscì a ottenere che P. Silvano potesse rimanere nel Nord Sudan.
Fu assegnato alla zona di Khartoum. Nel 1961 era vice parroco di Khartoum Nord e nel 1963 passò a Port Sudan. La comunità cristiana era formata da poche famiglie di mercanti siriani e greci e una marea di Nubani e Sudisti che lavoravano come facchini nel porto della città sul Mar Rosso. Questo, per P. Silvano, fu un periodo abbastanza sereno e molto proficuo dal punto di vista pastorale, anche perché qui non c’erano le restrizioni ferree che aveva trovato a Juba,.
Nel 1970 fu trasferito a Kadugli, come superiore e parroco, tra la popolazione nuba, soprattutto perché a Port Sudan aveva conosciuto molti nuba con i quali aveva intrecciato buone relazioni che ogni anno si concretavano nell’istruzione e nel battesimo di un centinaio di persone, tra bambini e adulti.
A Kadugli, ritrovò anche un ufficiale di polizia che aveva insegnato matematica nella Scuola Comboni di Port Sudan, quando P. Silvano era lì come parroco e insegnante. Una vecchia amicizia che aprì al missionario tante porte: ad esempio, gli fu permesso di circolare fuori città senza restrizioni, quando ai suoi predecessori era vietato allontanarsi per più di 20 chilometri dal centro. Cominciò a visitare i villaggi e a ‘trovare’ i cristiani. Alcuni, battezzati proprio da lui a Port Sudan, erano rientrati in patria e ora gli chiedevano di battezzare e istruire i loro figli. Parlarono di lui alla gente, sicché ne nacque una propaganda a macchia d’olio.
Siccome aveva un diploma in “Clinical Leprology and Leprology Control”, conseguito all’Istituto “ALERT” di Addis Abeba nel 1973, gli fu permesso di curare i numerosi malati di lebbra della zona.
Con lo stesso metodo, P. Silvano si introdusse fra i nuba sciatt, a sud di Kadugli, dove trovò parecchi lebbrosi che cercò di curare. Di quella tribù, soltanto due diventarono cristiani, Tito e Daniel: Tito fu in seguito ucciso perché aveva rifiutato di aderire all’islam, mentre Daniel riuscì a fuggire dal paese con la sua famiglia. La politica del governo, in quel periodo, prevedeva che la regione dei monti Nuba fosse musulmana ed essere conosciuti come cristiani era estremamente pericoloso.
Così P. Silvano concentrò le sue cure pastorali soprattutto dove c’erano lebbrosi: in sette anni, in molti villaggi nuba, “con la cura del corpo portò anche la salvezza dell’anima”, come diceva lui. Nel 1977 le comunità cristiane nuba da lui fondate erano più di una ventina. A Kadugli aprì anche un catecumenato speciale, per favorire l’evangelizzazione di molte ragazze, sotto la guida delle Suore. Questo favorì l’evangelizzazione di molte ragazze.
Nel 1977 P. Silvano venne mandato nella missione di Abyei, abbandonata nel 1964 quando tutti i missionari erano stati espulsi dal Sud Sudan. Si sistemò alla meglio nell’unico edificio esistente che funzionava da cappella, con una piccola sacrestia e un piccolo magazzino. La sacrestia, pur continuando nella sua funzione, divenne anche la sua stanza, mentre il piccolo magazzino venne riempito fino all’inverosimile con le cose più necessarie. Si gettò a capofitto nell’evangelizzazione spicciola dei denka ngok, compiendo prodigi di conversione. Correva continuamente a visitare i villaggi, a catechizzare e a ravvivare la fede in chi l’aveva dimenticata e, per convenienza, accettava persino di essere considerato musulmano.
Nel 1981 fu prostrato da un violento attacco di epatite virale. Il piccolo aereo di un’organizzazione internazionale, che proprio quel giorno si trovava ad Abyei, lo trasportò d’urgenza a Khartoum. Dopo la cura, P. Silvano ritornò ad Abyei. Intanto la persecuzione subdola e le restrizioni continuavano, tanto che nel 1990 gli fu impedito di rimanere ad Abyei e andò ad El Obeid.
Nel 1998 fu trasferito nella missione di Mapuordit, in Sud Sudan, dove aveva sempre sognato di poter tornare. Anche qui continuò a lavorare alacremente: visite alle famiglie, incontri con i catecumeni e con gli studenti della scuola e, quando i confratelli potevano accompagnarlo, visitava anche le comunità del villaggi vicini. Ma le forze fisiche scemavano progressivamente e nel 2001 le sue condizioni di salute cominciarono a peggiorare.
Nel 2006 fu ricoverato a Verona, con i confratelli ammalati. È stata una lunga attesa, la sua, durata fino a quando il Signore lo ha chiamato a sé, nella risurrezione, l’8 aprile 2012, giorno di Pasqua.
Dopo la Messa celebrata nella cappella della Casa Madre di Verona, la salma è stata portata nella chiesa parrocchiale di Borgo Sacco (Rovereto) per il funerale e la sepoltura. (P. Luciano Perina)














