Mercoledì 25 marzo 2026
Si è concluso il 6 marzo nella Curia di Roma, con la celebrazione della Santa Messa presieduta da padre Luigi Codianni, superiore generale, l’incontro della Direzione Generale con i superiori di circoscrizione che hanno iniziato il loro primo mandato (2026-2028) lo scorso 1° gennaio.
L’incontro, svoltosi dal 23 febbraio al 6 marzo, aveva come obiettivi la conoscenza reciproca, la preghiera e la riflessione sul servizio dell’autorità che i partecipanti sono chiamati a svolgere, nonché il rafforzamento dei legami di comunione tra le circoscrizioni e la Direzione Generale. Dalla valutazione finale dei partecipanti emerge che tali obiettivi sono stati raggiunti.
Sintesi dei lavori svolti dai missionari
nel corso delle due settimane
Prima settimana
La prima settimana (23-27 febbraio) è stata dedicata principalmente alla formazione e ai rapporti del consiglio generale sulla situazione e sulle sfide attuali dell’Istituto, in particolare dal Capitolo generale del 2022 fino a oggi.
La mattina del primo giorno si è aperta con il saluto del superiore generale, padre Luigi Codianni, che ha accolto i partecipanti con parole di ringraziamento e incoraggiamento. Nel suo intervento ha sottolineato come l’accettazione di questo incarico non rappresenti soltanto un compito organizzativo, ma un vero atto di disponibilità e di amore verso l’Istituto, in un tempo che richiede responsabilità, visione e coraggio.
Successivamente, i padri Luigi Codianni ed Elias Sindjalim, consigliere generale, hanno illustrato la realtà dell’Istituto, partendo dalla direzione generale e dalla sua organizzazione, fino alla distribuzione numerica dei confratelli nelle diverse circoscrizioni.
Al 1° gennaio 2026 i missionari comboniani sono 1.449: 577 (40%) in Europa, 251 (17%) in America e Asia, 621 (43%) in Africa. I dati mostrano che, dalla metà degli anni Novanta a oggi, l’Istituto conta circa 400 confratelli in meno.
Tra le principali sfide che l’Istituto è chiamato ad affrontare, padre Luigi ha richiamato in particolare: l’interculturalità, l’identità carismatica, la cura dei confratelli – soprattutto malati e anziani –, la riqualificazione degli impegni in linea con la ministerialità e le “pastorali specifiche”, l’internazionalità – anche alla luce dell’inasprimento delle normative sui permessi di soggiorno e sui visti –, la dimensione continentale e il processo di accorpamento attualmente in corso. Proprio questo processo, ha ribadito, richiede un accompagnamento attento, strutturato e costante, in sintonia con quanto indicato nella lettera del consiglio generale dello scorso 1° febbraio.
Il pomeriggio è stato dedicato alla presentazione dei contenuti delle tre lettere – sulla formazione, l’economia e la missione – recentemente inviate alle circoscrizioni per favorire un’ulteriore riflessione su questi ambiti fondamentali della vita dell’Istituto.
La giornata si è conclusa con la celebrazione della santa messa presieduta dal vicario generale, padre David Domingues.
Al centro della giornata del 24 è stata la riflessione sul tema “Dalla cura di sé alla cura degli altri”. Il relatore invitato a guidare questa riflessione è stato il prof. don Paolo Gambini, salesiano, attualmente docente ordinario di Psicologia generale presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana di Roma.
Don Paolo ha iniziato sottolineando l’importanza del “benessere” personale del superiore nell’esercizio delle sue funzioni – inteso come “bene comune” e come condizione necessaria – per potersi prendere cura degli altri. In questo senso, per raggiungere tale benessere, ha menzionato tre concetti essenziali, strettamente interconnessi tra loro, ai quali ogni superiore deve prestare particolare attenzione: lo stress, le emozioni e le relazioni.
«Questi tre concetti», ha spiegato, «richiedono non solo la capacità di identificarli consapevolmente nella propria vita, ma anche la conoscenza pratica di come gestirli».
Sul servizio di governo come superiore provinciale o di delegazione e sulle relazioni tra superiori e consiglio generale ha parlato padre Radol Austine Odhiambo, consigliere generale, nella mattina di mercoledì 25.
È seguito un tempo di approfondimento personale, prima di lasciare spazio a una libera condivisione di esperienze, volta a rispondere alle domande proposte da padre Austine:
Ad aprire la prima sessione del pomeriggio è stato un breve riassunto degli interventi del mattino, in risposta alle domande poste. Tra l’altro, si è ricordato che un nuovo provinciale o delegato deve:
Successivamente, i padri Alberto Silva e Sylvester Hategek'Imana hanno presentato le attività della Formazione permanente (FP) a Roma e le proposte formulate dai partecipanti all’Assemblea intercapitolare del 2025, che suggerivano di ripensare – tenendo conto delle criticità e delle resistenze – dove e come realizzare ciascuno degli attuali corsi di FP offerti ai confratelli nelle diverse tappe della loro vita: Anno Comboniano di Formazione Permanente (ACFP), Corso Comboniano di Rinnovamento (CCR), Corso Comboniano Anzianità (CCA).
Padre Alberto ha iniziato affermando che «la FP è il cuore della missione: un processo quotidiano, programmato e continuo nella vita, nelle relazioni e nelle attività di ogni giorno». Ha aggiunto: «La FP, sia personale che comunitaria, non può essere lasciata alla libera iniziativa dei confratelli, ma deve essere programmata e accompagnata seriamente e con regolarità dai superiori di circoscrizione».
Ha concluso: «La FP non deve essere solo informativa, ma trasformativa, cioè capace di incidere nella vita reale del missionario e delle comunità, fino a diventare stile di vita».
L’intera giornata di giovedì 26 è stata guidata dal vicario generale, padre David Domingues, che ha affrontato i temi legati alla vita ordinaria personale e comunitaria dei comboniani, con particolare riferimento alla protezione dei minori e delle persone vulnerabili, al Codice Deontologico e alle politiche di safeguarding.
In particolare, ha ricordato che la safeguarding policy «deve essere pubblica in tutti gli ambienti pastorali – parrocchie, scuole, ospedali, centri sociali, ecc. – nei quali i comboniani sono impegnati».
Padre David ha insistito sul fatto che «fa parte integrante del servizio dei superiori di circoscrizione promuovere nell’Istituto una cultura integrata, seguendo le indicazioni della Chiesa e prestando particolare attenzione ai diversi livelli: prevenzione, tutela e cura delle persone».
«Oggi», ha ribadito, «non si può prescindere da questa responsabilità. Ogni superiore maggiore deve prestare la massima attenzione, tra l’altro, alla trasparenza, alla protezione delle vittime e alla ricerca della verità e della giustizia in ogni situazione».
Nel pomeriggio sono state presentate alcune situazioni pratiche – tra cui assenze dalla comunità, esclaustrazioni, uscita volontaria, dispensa dal celibato e dai voti perpetui, escardinazione/incardinazione, ecc. – per imparare a procedere concretamente, tenendo conto dei diritti e dei doveri di tutte le parti. Per facilitare ulteriormente l’apprendimento, è stato proposto un lavoro in gruppi con lo studio di due casi fittizi.
Nella mattina del 27, fratel Alberto Lamana, assistente generale, ha affrontato il tema dell’accorpamento, che richiede il coraggio di prendere decisioni importanti.
Ha ricordato che la necessità di una riorganizzazione delle circoscrizioni a livello di Istituto è oggetto di riflessione, ormai da oltre vent’anni, nei diversi incontri e assemblee e, in modo particolare, negli ultimi tre capitoli generali. Si tratta, dunque, di un tema che non può più rimanere lettera morta, ma che chiama a compiere passi concreti prima del prossimo capitolo generale del 2028.
Fratel Alberto ha illustrato le radici storiche e i motivi principali che hanno spinto l’Istituto a rivedere la propria organizzazione, ossia:
Fratel Lamana ha riconosciuto che «l’Istituto ha un cuore molto missionario», ma ha anche aggiunto che, allo stato attuale, le circoscrizioni faticano a portare avanti ministeri considerati fondamentali a livello ecclesiale. Anche a livello comboniano, infatti, non si riesce a garantire la presenza di Fratelli in tutte le province né di confratelli specializzati in grado di svolgere adeguatamente tutti i servizi specifici necessari.
In particolare, è difficile assicurare programmi adeguati di formazione di base e permanente. In tale situazione diventa problematico poter contare sulla sussidiarietà e liberare energie per attività missionarie più ampie.
Ha, quindi, ribadito che «l’accorpamento vuole essere a servizio della fedeltà al carisma e delle nuove esigenze della missione» e favorire i diversi talenti presenti nell’Istituto, l’integrazione di stili diversi di vita e di ministero – capaci di arricchirsi reciprocamente – e una maggiore flessibilità nel ricambio del personale.
Dopo l’esposizione di fratel Lamana, si è svolto un dialogo approfondito per chiarire il ruolo dei nuovi superiori in questo processo irreversibile di riorganizzazione e per individuare modalità concrete per aiutare i confratelli a superare le resistenze.
Il pomeriggio è stato dedicato agli incontri individuali dei nuovi superiori con il consiglio generale.
Seconda settimana
La seconda settimana (2-6 marzo) è stata dedicata ai rapporti dei segretariati generali e di alcuni uffici della direzione generale.
Lunedì mattina, fratel Daniele Giusti, segretario generale, ha illustrato i compiti di ciascun settore della direzione generale e, in particolare, le modalità di funzionamento dei rapporti tra i superiori di circoscrizione, la segreteria generale, i segretariati generali e gli uffici centrali.
Fratel Daniele ha spiegato in dettaglio l’importanza dei verbali del consiglio provinciale o di circoscrizione: come devono essere redatti, a chi devono essere inviati e come devono essere conservati negli archivi della circoscrizione e della direzione generale. Ha inoltre raccomandato la massima precisione nei dati relativi ai confratelli e alle comunità, affinché possano essere correttamente inseriti nel database dell’Istituto, ribadendo che la confidenzialità di alcune informazioni, soprattutto quelle riguardanti le persone, deve essere particolarmente tutelata.
Ha poi illustrato le modalità di raccolta e pubblicazione delle informazioni sul MCCJ Bulletin, Familia Comboniana, Annuario Comboniano e nel database. Infine, ha spiegato come procedere per altre richieste ordinarie rivolte alla segreteria generale, come lettere per la richiesta di visti, documenti relativi ai confratelli, titoli di studio e certificati degli ordini sacri. Ha concluso sottolineando che «la segreteria generale non può fornire informazioni che non possiede».
Nella prima sessione del pomeriggio, fratel Daniele ha trattato il tema della “fragilità biologica e della sua presa in carico”, soffermandosi sulle malattie (acute e croniche) e sulle linee di politica sanitaria a livello di circoscrizione e di Istituto.
Nella seconda sessione, padre Arlindo Pinto, direttore dell’Ufficio comunicazioni, ha presentato la situazione della comunicazione a livello di Istituto, a partire dai tre impegni assunti dal XIX Capitolo Generale (AC ’22, 31.6 e 32–33.5) per ogni circoscrizione:
Ha evidenziato la ricchezza della comunicazione nell’Istituto, sia a livello di presenza nel mondo del web – social network, video, podcast – sia attraverso le pubblicazioni cartacee, quali riviste, libri, calendari e bollettini.
Ha tuttavia osservato che l’impegno maggiore resta ancora nel campo delle pubblicazioni cartacee: su un totale di 28 circoscrizioni (Polonia e curia/direzione generale incluse), praticamente ogni provincia o delegazione dispone di almeno un bollettino di comunicazione interna. Per quanto riguarda la comunicazione esterna, 20 circoscrizioni pubblicano una o più riviste, in proprio o in collaborazione con altre circoscrizioni confinanti. Attualmente le riviste comboniane sono 17: Africa (5), America (5), Asia (1), Europa (6). A queste si aggiungono 7 pubblicazioni destinate a giovani e adolescenti: America (3) ed Europa (4).
In linea con i due studi realizzati sullo stato della comunicazione nell’Istituto, e tenendo conto di alcune fragilità emerse, ha suggerito di continuare a:
A concludere la giornata è stato l’intervento di padre Cosimo De Iaco, in qualità di postulatore e procuratore generale. Per quanto riguarda la Postulazione, ha presentato lo stato delle cause avviate dall’Istituto – beato Giuseppe Ambrosoli; venerabile Bernardo Sartori; servo di Dio Antonio Maria Roveggio; servo di Dio Ezechiele Ramin (attualmente sospesa); servo di Dio Giosuè dei Cas), di quelle promosse da altri (come nel caso di monsignore Angelo Negri e padre Alberto Ferri), e di alcune cause in attesa di avvio, tra cui quella dei quattro confratelli “martiri” del Congo.
Relativamente al suo ufficio di procuratore, padre Cosimo ha illustrato il proprio servizio e il funzionamento dei rapporti tra l’Istituto e la Santa Sede, soffermandosi in particolare sulle procedure da seguire nei casi canonici.
Il 3 marzo è stato dedicato al Segretariato generale della missione (SGM). Padre Fernando Galarza ha presentato lo statuto del SGM e del consiglio generale della missione (CGM), illustrandone organizzazione e compiti a livello di direzione generale, continenti e circoscrizioni.
Successivamente, fratel Alberto Parise ha presentato le attività in corso coordinate dal SGM: la ricerca sulle “pastorali specifiche”; l’adesione alla “Piattaforma Laudato si’”; l’anno di riflessione sulla missione; il tema della sinodalità (AC 2022, 33.4); la collaborazione con AEFJN e VIVAT International.
Il pomeriggio è stato dedicato agli incontri individuali dei nuovi superiori con il consiglio generale.
La mattina di mercoledì 4 marzo, padre José de Jesús Villaseñor Gálvez, del segretariato generale della formazione, ha presentato il Documento finale dell’Assemblea Generale della Formazione (Roma, 8-27 luglio 2024) e ha richiamato le ultime decisioni del consiglio generale – consulta di ottobre 2025, in vigore dal 1° novembre – riguardo al “Servizio missionario” degli scolastici dopo gli studi teologici:
Padre Jesús ha poi presentato le principali sfide dell’attuale percorso formativo nell’Istituto. A suo avviso, «l’accompagnamento inadeguato o assente dei candidati rappresenta la criticità più rilevante del sistema formativo comboniano». Ha aggiunto: «Una comunità che accoglie e accompagna sa generare missionari maturi, consapevoli e appassionati».
Nelle attuali 59 case di formazione – tra cui 8 noviziati, 13 scolasticati e 2 Centri Internazionali Fratelli (CIF) – sono circa 700 i giovani in formazione, con un tasso di abbandono intorno al 20%. Le vocazioni provengono in gran parte dall’Africa (oltre l’80% dei novizi dal 2022 a oggi) e l’approccio formativo rimane esperienziale e interculturale.
Le principali sfide individuate sono:
Ha inoltre segnalato altri temi meritevoli di approfondimento: l’identità dei candidati rispetto al carisma comboniano; la sostenibilità economica delle case di formazione; il boom vocazionale in alcune circoscrizioni e i criteri di discernimento (21,77% degli scolastici abbandona lo scolasticato); la vita fraterna e gli stili di vita nelle comunità formative; la necessità di spazi adeguati; il percorso dei candidati fratelli; la formazione dei formatori.
Infine, ha informato che è allo studio l’inserimento obbligatorio di un percorso di missiologia nel curriculum di ogni scolasticato e CIF.
Il pomeriggio è stato nuovamente dedicato agli incontri individuali con il consiglio generale.
Nella giornata del 5 marzo, i padri Angelo Giorgetti, economo generale, e Sebastian Jerzy Chmiel, assistente economo, hanno presentato le tematiche relative all’Segretariato generale dell’economia (SGE) e all’organizzazione economica dell’Istituto.
Padre Angelo ha chiarito i compiti del superiore di circoscrizione in ambito economico e le strutture competenti. Per distinguere i ruoli del superiore maggiore e dell’economo, ha richiamato il Codice di Diritto Canonico:
«In ogni provincia retta da un superiore maggiore, ci sia l’economo, costituito a norma del diritto proprio e distinto dal Superiore maggiore, per amministrare i beni sotto la direzione del rispettivo Superiore» (Can. 636):
«Spetta all’Ordinario di vigilare con cura sulla amministrazione di tutti i beni appartenenti alle persone giuridiche pubbliche a lui soggette, salvo titoli legittimi per i quali gli si riconoscano più ampi diritti» (Can. 1276).
Padre Sebastian, a sua volta, ha richiamato il “sogno” del XIX Capitolo Generale 2022 – «un futuro immaginato che attrae, ispira ed energizza i processi di trasformazione» –, le valutazioni dell’Assemblea intercapitolare del 2025 e lo stato attuale dell’economia dell’Istituto. Ha sottolineato che «la nostra economia ha bisogno di una spiritualità autentica, che si traduca in onestà, trasparenza e professionalità», e che ciò richiede un lavoro sulla maturità e sulla libertà interiore dei confratelli.
Nel pomeriggio, padre Angelo ha illustrato alcuni principi fondamentali di contabilità, l’importanza della revisione dei conti, i criteri per la lettura dei bilanci, e la redazione delle relazioni economiche annuali.
È seguito un breve dibattito sugli aspetti economici legati al processo di riconfigurazione dell’Istituto. Secondo padre Angelo, «l’economia non è l’elemento determinante nel discernimento per l’accorpamento, ma deve porsi a servizio delle nuove strutture». Ha precisato che «l’unificazione delle economie può avvenire in modo graduale e non richiede necessariamente un’immediata integrazione totale, soprattutto nelle realtà più complesse».
Al termine dei lavori, si è svolta una valutazione complessiva delle due settimane. I partecipanti hanno espresso apprezzamento per l’organizzazione dell’incontro e per la rilevanza dei contenuti, ritenuti particolarmente utili per chi svolge per la prima volta il servizio di superiore di circoscrizione. Le presentazioni sono state giudicate chiare e l’approccio positivo; si è detto che l’intero percorso si è svolto in un clima di semplicità e di profonda fraternità. Infine, è stato inoltre espresso il desiderio che l’incontro mantenga la durata di due settimane e sia riservato ai superiori al primo mandato.
Dopo cena si è svolto un momento di fraternità con i membri delle tre comunità della curia.
L’incontro si è concluso alle ore 12.00 di venerdì 6 marzo con la celebrazione eucaristica, presieduta da padre Luigi Codianni, che ha iniziato esprimendo un sincero ringraziamento a tutti i partecipanti: «Grazie per la vostra presenza, per il tempo che avete dedicato e per la responsabilità con cui avete vissuto questi giorni di assemblea. Il contributo offerto, con disponibilità e serietà, è stato prezioso e ci incoraggia a proseguire il cammino intrapreso insieme».
Ha aggiunto: «Ora portiamo sull’altare tutto ciò che abbiamo condiviso: riflessioni, fatiche, speranze e anche preoccupazioni. Il Signore accolga il nostro lavoro e lo trasformi in grazia per i fratelli che ci sono affidati».
Facendo riferimento al Vangelo del giorno – la parabola dei vignaioli omicidi (Mt 21,33-43.45-46) – padre Luigi ha infine offerto una sintesi dei lavori delle due settimane.
Omelia di padre Luigi Codianni
1. La vigna non è nostra. Il primo punto è chiarissimo: la vigna appartiene al padrone, noi siamo i vignaioli, non i proprietari. Le nostre province, le nostre opere, le nostre comunità, le strutture, i progetti pastorali… non sono “nostri”: ci sono affidati. Siamo chiamati a custodirli, a farli crescere e a servirli con responsabilità, sapendo che ciò che abbiamo tra le mani è un dono e una missione. Per questo, il nostro compito non è possedere, ma prenderci cura: con attenzione, rispetto e con lo sguardo rivolto al bene di tutti. Amministriamo ciò che abbiamo ricevuto con gratitudine e con la consapevolezza che altri, dopo di noi, continueranno questo stesso cammino.
In un’assemblea dei provinciali, il rischio sottile è quello di sentirci responsabili come padroni, mentre il Vangelo ci ricorda che siamo responsabili come amministratori. La differenza è decisiva: il padrone difende il possesso, mentre l’amministratore custodisce un dono. La vigna è del Signore, e noi ne risponderemo.
2. Il tempo dei frutti. Il padrone manda i servi «a ritirare i frutti». Non chiede di cambiare la vigna. Non chiede risultati spettacolari. Chiede frutti! La domanda che questo testo ci consegna, alla fine della nostra assemblea, non è: «Abbiamo discusso bene?» o «Abbiamo riorganizzato bene?», bensì: «Quali frutti stiamo portando?». Ad esempio, frutti di comunione reale tra circoscrizioni, di fedeltà al carisma, di vita spirituale profonda, di cura dei fratelli più fragili, di coraggio missionario…
Il Signore non misura l’efficienza, ma la fecondità. Non guarda soltanto ai risultati immediati, ai numeri o all’organizzazione più o meno perfetta, ma al bene che nasce, alla vita che cresce, ai frutti che maturano nel tempo. La fecondità è spesso silenziosa e discreta: è il frutto di un lavoro vissuto con amore e fiducia, più che di una prestazione impeccabile. Per questo, siamo chiamati, prima di tutto, a essere fedeli e generosi nel nostro servizio. Il resto – i frutti veri e duraturi – matura nel tempo e appartiene al Signore.
3. Il rifiuto dei profeti. Nella parabola i servi vengono respinti, picchiati, uccisi. È la storia dei profeti. È la storia di ogni parola scomoda. Anche nelle nostre strutture può insinuarsi, quasi senza accorgercene, una sottile resistenza allo Spirito. Questo accade quando ci abituiamo a ciò che già conosciamo e, poco alla volta, preferiamo la sicurezza al rinnovamento, la conservazione alla conversione.
È una resistenza che non sempre si manifesta in modo evidente: spesso si nasconde nelle abitudini, nella paura di cambiare, nel desiderio di proteggere ciò che abbiamo costruito. Ma lo Spirito continua a esortarci a camminare, a lasciarci rinnovare, a mettere al centro non la difesa delle strutture, ma la fedeltà al Vangelo. Per questo siamo invitati a vigilare su noi stessi e sulle nostre comunità, perché le nostre opere non diventino luoghi di chiusura, ma spazi aperti all’azione dello Spirito, capaci di verità, conversione e autentico rinnovamento. Il rischio non è l’errore organizzativo, ma l’indurimento del cuore.
4. Il Figlio mandato. Alla fine, il padrone manda il figlio. Qui la parabola si fa trasparente: il Figlio è Gesù Cristo. La vigna non è salvata da una strategia migliore, ma dalla presenza del Figlio. Anche le nostre circoscrizioni non saranno rinnovate principalmente da nuove strutture o da cambiamenti organizzativi, ma dalla centralità di Cristo. È da lui che nasce ogni vero rinnovamento: solo quando egli torna a essere il cuore della nostra vita personale e comunitaria, tutto ritrova il suo orientamento e la sua forza.
Le strutture possono essere utili, i progetti necessari, le scelte organizzative importanti. Ma da soli non bastano. Ciò che davvero ridà vita a una comunità è una fede vissuta con autenticità, una relazione viva con il Signore, una vita che si lascia continuamente guidare dal Vangelo. La vera domanda per noi, oggi, è semplice e radicale: Cristo è davvero al centro delle nostre decisioni? O rimane sullo sfondo, mentre al centro mettiamo bilanci, numeri ed equilibri?
5. La pietra scartata. «La pietra scartata è diventata testata d’angolo». Questa parola ci consola e ci provoca. Alcune nostre realtà sembrano piccole, fragili, ridotte. Sperimentiamo diminuzione, fatica vocazionale, invecchiamento. Ma il Vangelo ci ricorda che Dio costruisce a partire da ciò che appare scartato. La nostra assemblea si conclude, non con una preoccupazione, ma con un atto di fiducia: la vigna è sua, la pietra è sua, il futuro è suo. Torniamo alle nostre circoscrizioni, non come proprietari preoccupati, ma come servi affidabili. Non siamo qui per possedere, controllare o difendere ciò che ci è stato affidato, ma per prendercene cura con responsabilità, attenzione e dedizione.
Chiediamo la grazia di custodire senza possedere, di guidare senza dominare, di decidere senza dimenticare il Vangelo, di cercare frutti che restano. E, soprattutto, di non avere paura di lasciare spazio al Figlio. Perché solo se il Figlio è riconosciuto, la vigna fiorisce.