Mercoledì 24 giugno 2026
Si aggrava la crisi nella Repubblica Democratica del Congo mentre un nuovo fronte di violenza si apre nel nord, nella regione dell’Alto Uele. A lanciare l’allarme è Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), raccogliendo le testimonianze dei missionari sul territorio, dove gruppi armati non identificati stanno devastando villaggi e costringendo centinaia di persone alla fuga.
Secondo padre Claudino Gomes, comboniano portoghese, la città di Isiro si è “svegliata con l’arrivo massiccio di sfollati”, provenienti da decine di villaggi nella boscaglia. Molti hanno percorso fino a 125 chilometri a piedi. L’emergenza ha colto tutti di sorpresa, anche perché finora i combattimenti erano concentrati nell’est del Paese, nelle province del Nord e Sud Kivu.
Le violenze sono gravi: “A Elimba i terroristi hanno ucciso persone impegnate nell’estrazione dell’oro. Anche Ndubala è stato teatro di morte”, riferisce il missionario. Tra la popolazione cresce paura e incertezza. A Isiro, però, si registra anche una forte solidarietà: famiglie locali hanno accolto fino a 20 sfollati ciascuna.
Le autorità stanno attivando strutture di emergenza, mentre la Chiesa è in prima linea. “Nella parrocchia di Sant’Anna ospitiamo 140 persone e aiutiamo 40 famiglie con cibo”, spiega padre Claudino, sottolineando anche l’accompagnamento spirituale e le attività per i bambini. Ma i bisogni aumentano rapidamente. L’economia locale è crollata: campi abbandonati, bestiame perduto, case distrutte.
“Lo spettro della fame è già visibile”, avverte. A Mungbere, padre Bienvenu Clemy conferma una situazione simile: “Molti sono fuggiti, noi restiamo con i più poveri. Il problema è nutrirli, perché non possono coltivare”.
Da Kinshasa, padre Marcelo Oliveira, comboniano, rilancia un appello alla solidarietà: i missionari resteranno accanto alla popolazione “anche nella sofferenza”. acsAcs sottolinea che il sostegno alla Chiesa locale è oggi essenziale e invita alla preghiera per una crisi umanitaria in rapido peggioramento.
Nella foto sopra: Un signore di Ndubala che non era fuggito, sentendo che c’era qualcuno che correva dietro le galline, pensava che fosse un abitante del villaggio. Ha acceso la torcia, attirando così l’attenzione dei ribelli, che sono corsi verso l’abitazione di questa persona, che però è riuscita a fuggire. In casa sua però c’era un altro uomo che stava cucinando. Non avendo aperto la porta subito, i ribelli hanno aperto il fuoco uccidendolo. Dopodiché hanno bruciato l’abitazione.