Lunedì, 7 settembre 2026
Quattro decine di Laici Missionari Comboniani italiani hanno trascorso il fine settimana del 5 e 6 settembre presso la Casa Generalizia dei Comboniani a Roma, riuniti per la loro assemblea annuale. Il Superiore generale padre Luigi Codianni ha lasciato loro un messaggio di gratitudine e di incoraggiamento a camminare insieme, sia a livello nazionale sia internazionale.

Carissimi,
è per me una grande gioia potervi incontrare qui, nella nostra casa di Roma, in occasione del vostro raduno. Vorrei anzitutto esprimervi la mia gratitudine per la vostra presenza, per il cammino che state facendo e, soprattutto, per il vostro impegno nella missione.

Vorrei iniziare proprio da un grazie. Grazie per ciò che siete e per ciò che fate; grazie per la vostra disponibilità, per il tempo che mettete a servizio della missione, per le vostre energie, le vostre competenze, la vostra passione e anche per le vostre famiglie, che spesso condividono e sostengono le vostre scelte missionarie.

La missione oggi non può essere pensata soltanto come compito di persone consacrate. La missione appartiene alla Chiesa e, nella Chiesa, appartiene a tutti i battezzati. Per questo la vostra presenza come Laici Missionari Comboniani (LMC) non è qualcosa di marginale o semplicemente complementare rispetto alla missione dei Missionari Comboniani. È una presenza che arricchisce la missione e che ci aiuta a comprendere sempre meglio che cosa significa essere Chiesa missionaria.

Una storia da custodire e da rinnovare

Vorrei anche riconoscere in voi una grande risorsa e un grande potenziale missionario laicale comboniano.

Gli LMC in Italia hanno una storia importante, costruita nel corso degli anni attraverso tante persone, tante esperienze, tante partenze e tanti ritorni, tanti momenti di entusiasmo ma anche, certamente, momenti di fatica e di difficoltà.

È una storia che non deve essere dimenticata. Una storia da custodire, ma non semplicemente da conservare.

Una storia viva è infatti una storia capace di rinnovarsi.

Il carisma di San Daniele Comboni non è un patrimonio da mettere in una teca e guardare con nostalgia. È un dono dello Spirito affidato alla Chiesa e che ogni generazione è chiamata a incarnare nel proprio tempo.

Per questo vi incoraggio a mantenere viva la vostra identità missionaria comboniana, cercando continuamente di comprendere come il carisma di Comboni possa essere vissuto oggi, nelle condizioni concrete del nostro mondo.

Essere fedeli al carisma non significa semplicemente ripetere ciò che è stato fatto in passato. Significa avere lo stesso cuore missionario di Comboni e, con quel cuore, saper leggere il presente e affrontare le sfide nuove.

Lasciarsi rinnovare dalla missione

Per questo vorrei esortarvi a rimanere aperti, disponibili e capaci di lasciarvi continuamente rinnovare dalla missione.

Viviamo in un mondo che cambia rapidamente. Cambiano le società, cambiano le Chiese, cambiano le situazioni politiche ed economiche, cambiano le modalità di comunicazione e anche il modo in cui le persone vivono la fede.

Anche la missione, quindi, ci chiede di cambiare.

Non possiamo limitarci a ripetere schemi conosciuti. Siamo chiamati a discernere i segni dei tempi e a domandarci continuamente: dove ci sta chiamando oggi il Signore? Di che cosa ha bisogno la missione? Dove possiamo mettere a disposizione ciò che siamo e ciò che abbiamo ricevuto?

In questo senso, la vostra esperienza missionaria internazionale è una grande ricchezza.

I LMC italiani hanno assunto responsabilità importanti in diverse parti del mondo: in Brasile, Perù, Messico, Kenya, Mozambico e Repubblica Centrafricana. Queste presenze non devono essere considerate semplicemente come singole esperienze personali. Esse fanno parte di un cammino più grande e rappresentano una responsabilità per tutta la famiglia comboniana.

La missione, infatti, ci chiede di uscire da noi stessi e dalle nostre sicurezze. Ci chiede di essere disponibili a partire, ma anche disponibili a cambiare, ad ascoltare, a imparare dalle Chiese locali e dalle persone con cui condividiamo la vita.

Il missionario non arriva per portare tutto già deciso. Arriva per incontrare, ascoltare, condividere e costruire insieme.

Una famiglia missionaria che deve crescere nella comunione

Vorrei poi invitarvi a fare un ulteriore passo nel rafforzamento della vostra comunione.

Avete una dimensione nazionale, ma siete parte di una realtà che è ormai chiaramente internazionale. E questa dimensione internazionale è una grande ricchezza, ma comporta anche una responsabilità.

Dobbiamo evitare il rischio che ogni gruppo, ogni Paese o ogni realtà proceda semplicemente per conto proprio.

Essere LMC significa sentirsi parte di una realtà più grande. Significa poter dire: questa è la mia comunità, questo è il mio gruppo, ma questa è anche la mia famiglia missionaria internazionale.

Per questo è importante lavorare maggiormente sulla coesione tra i diversi gruppi, favorendo la conoscenza reciproca, la comunicazione, la condivisione delle esperienze e anche una maggiore corresponsabilità.

E la corresponsabilità non può essere soltanto pastorale. È anche economica.

Quando diciamo di essere una famiglia, dobbiamo essere disposti anche a farci carico delle difficoltà degli altri. Non possiamo pensare soltanto alle necessità della nostra realtà locale. Dobbiamo avere uno sguardo più ampio e domandarci come sostenere anche gli LMC che vivono situazioni di maggiore fragilità in altre parti del mondo.

Questa solidarietà concreta è una delle espressioni più belle della fraternità missionaria.

Camminare insieme a livello nazionale e internazionale

Vorrei inoltre sollecitarvi a mantenere una buona armonia tra le decisioni che prendete a livello nazionale e il cammino che gli LMC stanno facendo a livello internazionale.

Penso in particolare alle decisioni e agli orientamenti emersi dall’ultima Assemblea di Maia, in Portogallo.

Il cammino internazionale non deve essere percepito come qualcosa di lontano dalla realtà italiana. Al contrario, dovrebbe diventare un punto di riferimento per tutti.

Siamo chiamati a camminare insieme, riconoscendo che le diverse realtà nazionali hanno certamente le proprie caratteristiche, ma appartengono a un’unica famiglia e condividono una stessa vocazione missionaria.

Questo è particolarmente importante anche in questo momento, nel quale è in corso il processo di riconoscimento degli LMC come Associazione Internazionale di Fedeli da parte del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.

Si tratta di un passaggio importante, che chiede maturità, senso ecclesiale e capacità di assumersi responsabilità.

Per questo è importante che le realtà nazionali sappiano confrontarsi, dialogare e armonizzare il proprio cammino con quello internazionale.

Rafforzare il senso di appartenenza

Vorrei anche ricordarvi un aspetto che considero fondamentale: il senso di appartenenza.

Non è sufficiente essere LMC perché si partecipa a qualche attività missionaria o perché si è vissuta un’esperienza in missione.

Essere LMC significa appartenere a una realtà, condividere un cammino, riconoscersi in una vocazione e sentirsi responsabili gli uni degli altri.

Il senso di appartenenza non nasce automaticamente. Deve essere coltivato.

Per questo è importante una costante opera di animazione, accompagnamento e formazione. È necessario aiutare le persone a comprendere sempre meglio che cosa significhi essere Laici Missionari Comboniani e accompagnarle nelle diverse fasi della loro vita e del loro cammino.

Questo vale soprattutto per i giovani e per coloro che si stanno avvicinando alla realtà degli LMC.

Abbiamo bisogno di una vera promozione vocazionale missionaria laicale. Non possiamo aspettare semplicemente che le persone arrivino. Dobbiamo andare loro incontro, raccontare la bellezza della missione, testimoniare ciò che significa vivere il Vangelo nella quotidianità e mostrare che anche oggi esiste una chiamata missionaria per i laici.

La missione ha bisogno di vocazioni. E ha bisogno di vocazioni mature, generose, disponibili e capaci di vivere la missione non come un'esperienza individuale, ma come un cammino ecclesiale.

La missione ha bisogno dei laici

Vorrei infine sottolineare una convinzione che considero particolarmente importante: oggi, forse più che in passato, la missione ha bisogno dei laici e delle laiche.

Ha bisogno delle loro competenze professionali, della loro esperienza, della loro creatività, della loro capacità di stare dentro la società e di entrare in relazione con ambienti nei quali noi religiosi spesso facciamo più fatica a entrare.

Ma soprattutto la missione ha bisogno della loro testimonianza.

Il mondo non ha bisogno soltanto di persone che parlino di missione. Ha bisogno di uomini e donne che sappiano vivere il Vangelo dentro la vita quotidiana, nel lavoro, nella famiglia, nella società, nelle relazioni, nelle situazioni concrete in cui si trovano.

Per questo la vostra vocazione non è una semplice collaborazione con noi Missionari Comboniani. È una vocazione missionaria a pieno titolo.

Noi siamo chiamati a riconoscerla, accompagnarla, valorizzarla e farla crescere.

Una collaborazione che ci arricchisce reciprocamente

Da parte nostra, vorrei assicurarvi che i Missionari Comboniani continueranno a essere aperti e disponibili a questa vostra presenza e collaborazione.

Ma vorrei anche dirvi qualcosa di più: non consideriamo la vostra presenza soltanto come un aiuto che voi date a noi.

Anche noi riceviamo molto da voi.

La vostra presenza ci interpella. Ci aiuta a guardare la missione da prospettive diverse. Ci ricorda che il Vangelo deve entrare nella vita concreta delle persone e delle famiglie. Ci aiuta a comprendere che il carisma comboniano può essere vissuto in forme diverse e complementari.

Per questo dobbiamo imparare sempre più a camminare insieme, non gli uni accanto agli altri, ma gli uni con gli altri.

È questa, a mio avviso, la sfida che abbiamo davanti: passare dalla semplice collaborazione alla vera corresponsabilità nella missione.

Guardare al futuro con speranza

Carissimi LMC, avete una bella storia alle spalle, ma soprattutto avete davanti un futuro da costruire.

Non abbiate paura delle difficoltà. Non abbiate paura dei cambiamenti. Non abbiate paura di porvi domande nuove.

Abbiate invece il coraggio del discernimento, il coraggio di sognare, il coraggio di assumervi responsabilità e il coraggio di rinnovare ciò che deve essere rinnovato.

San Daniele Comboni ha creduto nella possibilità di una missione che sembrava impossibile. Ha avuto il coraggio di guardare oltre le difficoltà del suo tempo e di affidarsi a Dio.

Anche a noi oggi è chiesto di avere questo stesso coraggio.

Ringraziate, dunque, per la storia ricevuta.

Custodite ciò che è prezioso.

Rinnovate ciò che deve essere rinnovato.

Condividete le responsabilità.

Costruite una maggiore unità tra voi.

Apritevi alla dimensione internazionale.

E soprattutto continuate a lasciarvi guidare dallo Spirito, perché è Lui il vero protagonista della missione.

Da parte nostra, come Missionari Comboniani, desideriamo continuare a camminare con voi, mettendo in comune ciò che siamo, ciò che abbiamo e ciò che il Signore ci ha affidato.

Affidiamo questo vostro cammino a San Daniele Comboni, perché continui a ispirarvi e ad accompagnarvi nelle scelte che siete chiamati a compiere.

E affidiamoci anche alla Madre di Dio, nostra Madre, perché interceda per ciascuno e ciascuna di voi, per le vostre famiglie, per le vostre comunità e per tutti gli LMC del mondo.

Che il Signore vi benedica, vi accompagni e vi renda sempre più testimoni gioiosi e credibili del Vangelo e della missione.

Padre Luigi Codianni, mccj