COMBONI THAT DAY

Lettera di Pasqua di P. Saverio Paolillo

Sabato 15 aprile 2017
“Ho capito che la pace che tanto chiedo il Risorto ce la dona a ogni istante, ma solo diventa realtà quando siamo disposti a dare la vita per essa. Buona Pasqua a tutti senza paura di essere inchiodati sulla stessa croce di Gesù accusati per l’unico capo di imputazione che ci rende liberi e felici per sempre: la testardaggine di vivere il Suo stesso amore. Saluti fraterni a tutti. Il Risorto ci inondi di Pace”. Con queste parole finisce la lettera di Pasqua di P. Saverio Paolillo agli amici in Italia. Nella foto: Pasqua, trionfo della Vita.

Signore, in questa Pasqua,
sorprendimi con il dono della Tua Pace!

Stamattina, come faccio sempre, mi sono intrattenuto con Dio. Ne ho approfittato per approfondire il tema della Pasqua. Trattandosi di un argomento spinoso, è chiaro che il nostro dialogo è stato abbastanza difficile. Per rilassarci un poco Gli ho raccontato della festa che stiamo preparando nel Progetto Legal e delle 150 uova di cioccolato che stavo facendo confezionare per i nostri bambini e adolescenti.  Lui ha improvvisamente aperto un sorriso e mi ha domandato: “Ci sei anche tu nella lista?”. “No, Signore! – gli ho risposto –. Sono solo per i piccoli. Gli adulti possono fare a meno, oltre tutto il cioccolato fa ingrassare. A questa età è bene evitare i dolci. Però, ti confesso, che della sorpresa non ne voglio proprio fare a meno. Sorprendimi, o Padre, con un DONO di sole tre lettere che comincia con la P di Passione, finisce con la Z di Zelo per la Vita ed è ripieno di A d´Amore. Visto che hai tanto amato il mondo da consegnare il Tuo unico Figlio e, attraverso la Sua Passione, hai sconfitto la morte e inaugurato la pienezza della Vita, liberaci subito dall´odio. Poni fine a tutte le forme di violenza che minacciano la vita in tutte le sue manifestazioni, fa tacere definitivamente le armi, preservaci dalla minaccia della guerra, smorza le fiamme dell´ira e cura tutte le ferite che fanno sanguinare i nostri cuori. Ma Ti chiedo, soprattutto, di prenderti cura dei nostri bambini che naufragano nel Mediterraneo, soccombono sotto le macerie dei bombardamenti, sono soffocati dai gas micidiali delle armi chimiche, saltano in aria sulle mine terrestri, sono arruolati da eserciti “legali” e illegali per seminare la morte, sono violati e i loro corpi profanati da ogni tipo di perversione. Inonda i nostri cuori con la Tua Pace. Lo desidero ardentemente e sono disposto a fare di tutto per rendere possibile la Pace. Sono sicuro di poter contare con tante altre persone che condividono il mio sogno. Comincerò stringendo tutte le persone con un caloroso abbraccio. Sembra una banalità, ma è una dimensione umana essenziale. In un mondo che ci spinge all´isolamento egoistico, è urgente il riscatto del contatto affettivo che ci porta a stringerci tra di noi per farci sentire il gusto di appartenere ad un´unica razza umana. Voglio abbracciare in maniera speciale le persone che eventualmente ho ferito con le mie parole e miei atteggiamenti. Ho bisogno del loro perdono per sentirmi sollevato e libero per ricominciare. Quanto a me, sono pronto a perdonare tutti coloro che hanno bisogno del mio perdono. Non sono così matto da avvelenare la mia vita con continue dosi di rancore. Non voglio che le mie vene siano ostruite dall´odio al punto di impedire che il mio cuore palpiti d´amore per tutti. Signore, rendimi capace di farcela”. 

Dio mi ha ascoltato attentamente. I suoi erano arrossati. Ad un certo punto una lacrima ha cominciato a scorrere lungo il Suo volto luminoso. Poi mi ha fatto cenno di guardare verso l’orizzonte. Su una collina verde ho intravisto l’ombra della Croce sulla quale era stato inchiodato il Suo Figlio amato. Era vuota. Gesù, avvolto in una luce abbagliante, è venuto al mio incontro. Non era solo. Avanzava con una lunga schiera di uomini e donne. Erano i martiri dei nostri giorni. Tra di loro c´erano tanti bambini e adolescenti. Ho riconosciuto alcuni di loro. I loro volti, spenti precocemente dalla cattiveria umana, erano stampati sulle cronache di guerra degli ultimi giorni. Ho intravisto anche molti nostri ragazzi la cui vita era stata falciata dalla violenza che insanguina le strade delle nostre periferie.

Arrivato vicino a me, il Risorto mia ha saluto: “La pace sia con te”. Subito dopo mia ha mostrato le sue mani e si suoi piedi forati dai chiodi della Croce. Seguendo il suo esempio, anche gli altri martiri mi hanno fatto vedere le ferite inflitte dalla fame, dalla miseria e dalla guerra. Mi ha fatto impressione il dolore patito soltanto per aver osato amare come Dio ama. Terminato questo momento di condivisione, Gesù mi ha ordinato: “Ora, mostraci le tue mani!”. Confesso che non me lo aspettavo. Quella richiesta a bruciapelo mi ha lasciato confuso. Ho cercato di svignarmela, ma non sono riuscito a nascondere il mio senso di vergogna. Ho capito l’antifona. Per unirmi a quello stuolo di eletti ho bisogno di presentare le mie credenziali. Mi mancano ancora i segni della Passione. Le mie mani sono ancora troppo chiuse per ricevere la Pace del Risorto. Devo stenderle ancora di più verso tutti come segno di una donazione che non conosce limiti. Ho capito che la pace che tanto chiedo il Risorto ce la dona ad ogni istante, ma solo diventa realtà quando siamo disposti a dare la vita per essa. Buona Pasqua a tutti senza paura di essere inchiodati sulla stessa croce di Gesù accusati per l´unico capo di imputazione che ci rende liberi e felici per sempre: la testardaggine di vivere il Suo stesso amore.
Felice di essere stato chiamato a essere missionario comboniano
P. Saverio Paolillo,
Brasile