COMBONI THAT DAY

XIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Dio si rivela ai semplici e ai più ”piccoli”
Don Joseph Ndoum

 

Dio si rivela ai semplici e ai più ”piccoli”

Il brano evangelico di questa domenica, che inizia con la lode di Gesù al Padre, è preparato dal testo profetico della prima lettura, tratta dal libro di Zaccaria. Questo testo riporta un oracolo di speranza maturato nel post esilio. L’autore invita la comunità religiosa ad esultare grandemente e di giubilare per la venuta del suo re. Egli precisa le qualità di questo re ideale che giustificano il duplice insistente invito alla gioia: “Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino e un puledro figlio d’asina”. Il suo ruolo o la sua azione è quello di un re di pace: egli fa sparire gli strumenti caratteristici della guerra (i carri, i cavalli e l’arco) ed istaura una pace sicura “da mare a mare, e dal fiume ai confini della terra”.

Per noi cristiani, in questo re mite e pacifico vediamo la figura di Gesù di Nazaret. Impariamo inoltre che la vittoria del Signore non è nella prepotenza, ma nella giustizia. Non contano qui le sicurezze della regalità mondana, ma si trovano a valere soltanto l’umiltà e la mitezza. Perciò la tradizione evangelica non esita di riprendere, in una prospettiva cristologica, questo testo di Zaccaria per interpretare l’ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme, prima della sua passione e morte.

Dio re è celebrato anche nel salmo responsoriale che inizia con questa dichiarazione solenne: “O Dio, mio re, voglio esaltarti e benedire il tuo nome in eterno e per sempre”. La strofa successiva evidenzia il motivo dell’esaltazione e della benedizione, che corrisponde con le qualità distintive della signoria di Dio nella storia dell’alleanza: “Paziente e misericordioso è il Signore, lento all’ira e ricco di grazia… Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature” e soprattutto ai suoi “fedeli”. Egli sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto.

Nel brano evangelico, Gesù innalza al Padre una commovente preghiera: “Ti benedico, o Padre del cielo e della terra”. Segue la motivazione di questa benedizione iniziale: “Perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”. Gesù confessa la bontà dell’opera di Dio nella storia a favore del suo popolo e riconosce il Padre come Signore dell’universo e della storia. I “piccoli” sono i credenti in Cristo, e il duplice appellativo dei “sapienti e intelligenti” designa i maestri della legge, quegli esperti della religione ebraica che si distinguono e separano dal “popolo ignorante”. Infatti, gli scaltri e chi è superbamente ingolfato, nei propri pregiudizi e nella propria bravura ed illusione, non è capace di comprendere il mistero di Cristo, di conoscerlo e di amarlo.

Tutto l’interesse del Padre è per i piccoli, perché neppure uno vada perduto. Essi sono destinatari della libera e benefica iniziativa del Padre, in quanto Egli fa conoscere a loro i misteri del regno dei cieli. “Venite a me , voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò”. Gli affaticati ed oppressi sono i piccoli, tutti quelli che sono sottoposti al rigorismo soffocante e sterile dei “sapienti e intelligenti” che pretendono, con arroganza, di monopolizzare l’interpretazione della volontà di Dio. In antitesi con questi falsi maestri, che affaticano e opprimono la gente, Gesù si presenta come il maestro “mite e umile di cuore”, ed invita i suoi discepoli alla sua scuola per imparare la sua stessa attitudine religiosa davanti al Padre: egli è il prototipo dei “poveri in spirito” che nel vangelo di Matteo sono i “miti”, i “misericordiosi” e i “pacificatori”. Gesù rivolge il suo invito dicendo: “Prendete il mio giogo su di voi”. Nella tradizione biblica questa espressione indica l’impegno religioso a vivere nell’alleanza. Gesù, alla fine, precisa: Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”. Questi due sinonimi, il giogo di Gesù e il suo carico, corrispondono all’impegno ad attuare la volontà del Padre concentrata nel comandamento dell’amore. Si tratta lì del bellissimo e facilissimo dono fatto dal Padre ai “piccoli” ed umili per mezzo di Gesù Cristo.
Don Joseph Ndoum