COMBONI THAT DAY

Tra bombe e sbarchi… continuare a cercare un orizzonte umano

Venerdì 7 luglio 2017
Lancio di bombe intercontinentali e crisi nucleare con la Corea del Nord, le politiche di Trump, gente che continua a fuggire da guerra e povertà, aumento degli sbarchi di fronte a cui l'Europa lascia sola l'Italia... “La mancanza di una pianificazione politica a livello mondiale – scrive Fr. Alberto Degan, missionario comboniano – è causata dalla mancanza di un orizzonte. E quando manca un orizzonte, cioè un’idea di comunità umana verso cui vogliamo andare, si lascia fare a ciascuno – ma soprattutto al più forte – quello che vuole, e quindi si aprono le porte a qualsiasi tipo di violenza e ingiustizia. Per salvare il nostro pianeta, dunque, la politica deve ritrovare un orizzonte, un orizzonte nuovo. (...) La sopravvivenza del pianeta dipenderà dalla nostra capacità di agire, come cittadini planetari, verso un orizzonte di solidarietà e giustizia. E’ una questione cruciale: non lasciamoci trasformare in un sacco di patate!”

Bombe e sbarchi smascherano i nostri ‘valori’

Hanno chiamato quell’arma 'la madre di tutte le bombe', e io mi sono vergognato, perché la mamma dà la vita, mentre questa dà la morte. E noi diciamo 'mamma' a quell'apparecchio? ma cosa sta succedendo?". Così diceva il papa davanti al lancio della MOAB, la superbomba che Trump ha sganciato in Afghanistan il 13 aprile scorso, causando la morte di un numero imprecisato di persone.

Il presidente americano, invece, dopo aver lanciato la MOAB, ha detto che si sente orgoglioso, perché fino a quel momento le Forze armate americane: "erano a testa bassa”, mentre “adesso hanno la testa alta; e io sono molto fiero di loro”.

Una settimana prima Trump aveva bombardato una base siriana, causando l’ammirazione estasiata di Fareed Zakaria, un giornalista statunitense molto influente, che scrisse “Oh, on this day, Trump became President!”, “Oggi Trump è diventato presidente”. In altre parole: facendo vedere che è in grado di uccidere e di commettere stragi, finalmente il tycoon americano ha dimostrato di avere una statura presidenziale (!). La cosa più triste è che questo atteggiamento da bullo sembra ‘pagare’ in termini di consenso e popolarità.

E a questo punto mi sorge spontanea una domanda: che cosa intende veramente Trump quando dice che dobbiamo “avere fiducia nei nostri valori e difenderli ad ogni costo?

Dopo i recenti attentati a Londra e a Manchester, anche la signora May ha parlato di questi presunti valori: “I nostri valori prevarranno”, ha detto.  Ma quali sono i valori che di fatto, non a parole, noi viviamo e promoviamo? cioè quali sono i valori che effettivamente orientano la nostra vita?

La signora Thatcher diceva: “Non esiste una cosa chiamata società, esistono solo gli individui e la famiglia”. Cioè, quello che conta sono i miei interessi individuali, il mio tornaconto personale o, al massimo, gli interessi della mia famiglia. Quello che avviene agli altri, le sofferenze e le ingiustizie che toccano gli altri, non mi riguardano. E’ un ‘valore’ egoistico che, applicato alla vita politica, sfocia nel grande ‘ideale’ che ispira la presidenza Trump: “America first!”. Quello che conta è il benessere dell’America; gli altri popoli li possiamo bombardare, bandire dai nostri confini, buttare a mare, etc.

Di fatto, a livello mondiale, non esiste un progetto politico che miri al bene comune della comunità umana globale. Chi parla di questo è tacciato di romanticismo, di fantapolitica: altro che valori!: Lo si è visto bene anche nell’Unione europea. Di fronte al dramma di tante persone che rischiano la vita sui gommoni nel mare di Sicilia, tutti i paesi europei hanno detto: ‘Non è affar nostro, Francia first! Spagna first! Austria first!’. Assistiamo a un fenomeno epocale di migrazioni di popoli, e l’Europa pensa di risolvere la cosa… rendendo la vita più difficile alle navi delle ONG. Ma che grande lungimiranza!!!!!!

Questo è il tempo dei grandi sogni, sogni che poi devono sfociare in grandi progetti, anche a livello planetario. Ad esempio, di fronte alle migrazioni di tanti ‘disperati’, che aumenteranno sempre più anche a causa dei cambiamenti climatici, la comunità politica internazionale dovrebbe prepararsi pensando, ad esempio, ad un piano per organizzare molteplici corridori umanitari in diverse parti del mondo. Le grandi quantità di denaro investite nella produzione di armi atomiche dovrebbero invece essere investite nella costruzione di ‘città della pace e della solidarietà’ da progettare insieme alla gente che sta scappando da guerre e miseria. Al tempo stesso dobbiamo finalmente investire in una politica ambientale e industriale sostenibile. C’è qualcuno che ci sta pensando? No, il massimo cui riusciamo ad arrivare è stabilire a quanti metri dalla costa libica le navi delle ONG possono avventurarsi!!!

E’ evidente che, come sostiene Naomi Klein, dobbiamo recuperare il concetto tanto vituperato di ‘pianificazione’, perché questa economia lasciata nelle mani di pochi grandi potentati egoisti è un’economia che distrugge l’ambiente e costringe grandi masse di popoli ad emigrare, insomma, è un’economia che uccide, come ha ripetuto tante volte Francesco.

Altro che valori!… Se davvero credessimo nel valore della democrazia e della giustizia, dovremmo, tanto per cominciare, riformare completamente l’ONU, che oggi è ostaggio del veto dei 5 ‘grandi’; cioè cinque nazioni che pretendono di contare più di tutte le altre messe insieme. E così il principio di giustizia e uguaglianza è calpestato nello stesso Statuto dell’Organizzazione che dovrebbe garantire la pace e la giustizia del Pianeta!

E sono ‘valori’ che, secondo Trump, dobbiamo “difendere ad ogni costo”. Già, a quale costo?

Una cosa che il grande pubblico non conosce, e che è stata recentemente ribadita da Noam Chomsky, è che, come afferma il Bulletin of the Atomic Scientists del marzo 2017, “il programma di modernizzazione dell’armamento nucleare iniziato con Obama e proseguito da Trump ha fatto passi da gigante ed è estremamente pericoloso. Perché adesso il sistema missilistico statunitense è in grado di distruggere in pochi secondi l’intero deterrente nucleare russo. I russi, naturalmente, lo sanno, e quindi la forza nucleare statunitense rischia di rompere l’esile filo su cui è sospesa la nostra sopravvivenza. Perchè tutto questo implica che se i russi avranno il minimo sentore di una minaccia rivolta al loro deterrente, si sentiranno obbligati a lanciare un colpo preventivo, altrimenti morirebbero tutti. Ma anche così, ovviamente, moriremmo tutti, russi e americani, e non solo…”.

Per capire bene la crisi con il Nord-Corea, dunque, e la grande preoccupazione di Russia e Cina davanti alle imprevedibili mosse di Trump, dobbiamo tener conto di questo fattore, di cui, ovviamente, i grandi mezzi di informazione non parlano.

Quando manca un orizzonte…

La mancanza di una pianificazione politica a livello mondiale è causata dalla mancanza di un’orizzonte. E quando manca un orizzonte, cioè un’idea di comunità umana verso cui vogliamo andare, si lascia fare a ciascuno – ma soprattutto al più forte – quello che vuole, e quindi si aprono le porte a qualsiasi tipo di violenza e ingiustizia. Per salvare il nostro pianeta, dunque, la politica deve ritrovare un orizzonte, un orizzonte nuovo. Che non è la rivoluzione del presidente Macron: lui la chiama ‘rivoluzione’, ma a me sembra la riproposizione della stessa ‘solfa’ di sempre: ognuno persegua i propri interessi nazionali! La Francia lo sta facendo molto bene, e dunque non metterà a disposizione nessuno dei suoi porti per accogliere gli uomini e le donne che scappano da guerra, violenza e povertà.

E così, quando manca un orizzonte comune, l’unica alternativa è… la costruzione di muri, dove ognuno si costruisce un proprio ‘regno’ e si barrica dentro le proprie frontiere, in cui si sente sicuro, chiudendo gli occhi e il cuore a tutto ciò che avviene al di là dei propri confini, al di là delle proprie montagne, in mezzo alle tempeste del mare…

Recentemente sono stato in Israele dove, purtroppo, c’è una grande divisione tra ebrei e palestinesi, e di muri ce ne sono molti, per tutti i gusti. E’ forse questo il modello di vita che ci aspetta? Vivere attorniati da muri che mi tengono lontano da chi è diverso da me, in un clima di perenne sospetto, paura e violenza…

Cittadini consapevoli o ‘sacco di patate’?

Quello che diceva la Thatcher sul fatto che ormai esistono solo gli individui, perchè la società – come la intendevamo fino a poco tempo fa – è morta, lo disse – con parole diverse – anche Marx: “La repressione sta trasformando la società in un sacco di patate, cioè in una massa amorfa di individui che non sanno più agire insieme”. La differenza tra Marx e la Thatcher è che per il filosofo tedesco questo era un pericolo da evitare, mentre per il primo ministro inglese – coerentemente con l’ideologia neoliberale - questo è l’ideale da perseguire: una massa di individui ‘drogati’, incapaci di sognare e lottare insieme.

La sopravvivenza del pianeta dipenderà dalla nostra capacità di agire, come cittadini planetari, verso un orizzonte di solidarietà e giustizia. E’ una questione cruciale: non lasciamoci trasformare in un sacco di patate!
Fratel Alberto Degan