COMBONI THAT DAY

XV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Missione con la speranza di Dio, seminatore prodigo e ostinato
P. Romeo Ballan, mccj


Missione con la speranza di Dio,
seminatore prodigo e ostinato

Isaia  55,10-11; Salmo  64; Romani  8,18-23; Matteo  13,1-23

Riflessioni
Poche cose nella natura sono così piccole e quasi invisibili, eppure così potenti e sorprendenti come i semi delle piante. Ce ne sono a miriadi e di ogni specie, entrano dappertutto, li calpestiamo o si attaccano ai vestiti senza che ce ne accorgiamo; sembrano insignificanti, eppure sono forti, resistenti, con capacità enormi di sviluppo. Tutte le piante del bosco, orto, frutteto o giardino hanno origine da un pugno di semi: in essi la Natura ha concentrato potenzialità di sviluppo quasi infinite. Nella parabola odierna  -detta del seminatore-  (Vangelo), Gesù, da bravo Maestro e attento osservatore della natura, tesse il suo noto e straordinario insegnamento partendo proprio dai semi. Tre sono le angolature sotto cui si può studiare questa parabola: il seminatore, il seme e i terreni; tutti e tre con una proiezione di universalità.

Anzitutto, il seminatore sorprende per la sua prodigalità. Agisce da ‘inesperto’, ‘sprecone’, getta il seme dappertutto, quasi senza voler accorgersi dove finisce: sulla strada, tra i sassi e le spine, e finalmente sul terreno buono. Il seminatore è simbolo di speranza: spes in semine (la speranza è nel seme) si dice. Il seminatore è l’immagine del Dio della vita, della speranza e misericordia, prodigo e ‘ostinato’ nella distribuzione dei suoi doni, capace di convertire un cuore di pietra in cuore di carne: ama tutti, vuole che la sua parola arrivi a tutti, “vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1Tim 2,4). Il nostro Dio è come il contadino: paziente, tenace, spera sempre, sa aspettare, rispetta i tempi di maturazione di ciascuno. E così nella vita e nelle culture di tutti i popoli, anche se non ancora evangelizzati, si trovano doni e valori che hanno la loro origine e pienezza nel Dio che è Padre di tutti e datore di ogni bene.

Il seme è la Parola di Dio, è Gesù stesso, Verbo e dono del Padre, Dio in carne umana, Cristo, che è la pienezza del Regno. L’annuncio missionario del Vangelo di Gesù fa crescere i valori presenti nelle culture, li purifica e li porta alla perfezione. A ragione, già San Giustino (+165) chiamava tali valori i ‘semi del Verbo’. Parola efficace del Padre, il Verbo è come la pioggia (I lettura) che scende dal cielo per irrigare la terra, fecondarla e far germogliare nuovi frutti (v. 10). Questo Seme divino ha una potenzialità infinita: offre a tutti salvezza; non vi sono barriere capaci di impedire che la salvezza arrivi ovunque, a chiunque, compresi i più disperati. Nel mondo, che è il campo del Padre  –sempre bello da contemplare!–  (Salmo responsoriale), non vi sono persone o realtà irrecuperabili. Questo è il fondamento dell’ottimismo cristiano: tenace, al di sopra di ogni resistenza. Questa è la speranza che sostiene il missionario: egli crede alle sorprendenti potenzialità della Parola che va seminando, spera sempre che il seme produca frutti, mette in gioco la sua vita per salvare se stesso e gli altri. Lo spiega bene Papa Benedetto XVI. (*)

Dio ha scelto di lasciarsi condizionare dai terreni diversi. Nel cuore di ogni persona ci sono sassi e spine, ma anche un po’ di terra buona, capace di far germogliare i semi di Dio. Siamo tutti un po’ buoni e un po’ cattivi. Egli offre generosamente la sua salvezza a tutti, ma non forza nessuno, rispetta e si affida alla libertà umana. I terreni diversi, cioè ogni persona, hanno la capacità di accogliere o di rifiutare il seme. Questo è il dramma dell’esistenza umana, con la sua facoltà di scegliere tra essere strada, sasso, spine, o terra buona. E anche quest’ultimo con diversi gradi di risposta: produrre il 30, il 60, il 100 per uno (v. 8.23). Dentro i meandri del cuore umano si inserisce l’opera dello Spirito (II lettura), che è presente anche nella creazione che geme e soffre in attesa della salvezza piena dei figli di Dio (v. 23).

Nella storia delle missioni e nell’attività di evangelizzazione si fa spesso la grata scoperta di tesori di santità e di grazia anche là dove tutto sembra arido, sassoso, prematuro. Alcuni esempi lo confermano. Nel profondo Darfur (regione occidentale del Sudan, da decenni devastata da violenze senza fine) Dio ha fatto brillare la grandezza di una ex-schiava, santa Bakhita. Un altro esempio. In mezzo agli orrori della guerra civile del Congo (1964), Dio ha acceso la luce della beata Clementina Anuarite, martire della castità e del perdono. Tra le testimonianze recenti di terreni buoni possiamo ricordare anche: santa Maria Goretti, la santa Madre Teresa di Calcutta, Gandhi e tante altre persone conosciute a livello delle Chiese locali. A proposito di terreni, la storia mostra che ci sono vicende alterne e mutevoli secondo i tempi e gli avvenimenti: epoche di accoglienza, seguite da chiusure, rifiuti, o nuovi ritorni… A ragione, la Chiesa ci fa chiedere al Padre, con la potenza dello Spirito, “la disponibilità ad accogliere il germe della tua parola, che continui a seminare nei solchi dell’umanità, perché fruttifichi in opere di giustizia e di pace”. (Orazione).

Parola del Papa

(*)  “La nostra speranza è sempre essenzialmente anche speranza per gli altri; solo così essa è veramente speranza anche per me. Da cristiani non dovremmo mai domandarci solamente: come posso salvare me stesso? Dovremmo domandarci anche: che cosa posso fare perché altri vengano salvati e sorga anche per altri la stella della speranza? Allora avrò fatto il massimo anche per la mia salvezza personale”.
Benedetto XVI
Enciclica Spe Salvi, 30.11.2007, n. 48

Sui passi dei Missionari

- 16/7: Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, dove si rifugiò il profeta Elia; quel monte divenne il luogo ispiratore dell’Ordine dei Carmelitani.

- 16/7: Bb. Andrea di Soveral, gesuita brasiliano, e Domenico Carvalho, laico, uccisi (+1645), assieme a più di 60 fedeli, durante la celebrazione della Messa  a Cunhaú (Natal, Brasile).

- 17/7: Ss. Sperato e compagni, i “12 martiri scillitani”, protomartiri dell’Africa, uccisi a Cartagine (+180).

- 17/7: Bb. Teresa di S. Agostino (M. M. Claudina Lidoine) e altre 15 monache carmelitane scalze, ghigliottinate a Parigi (+1794), negli anni della Rivoluzione Francese. Nella stessa epoca, in luoghi diversi della Francia sono stati uccisi, per motivi antireligiosi, molti sacerdoti e suore.

- 18/7: Giornata Internazionale dedicata dall’ONU a Nelson Mandela (nato il 18/7/1918 - 2013), per il suo contributo alla cultura della pace, la libertà, la democrazia internazionale e le attività umanitarie.

- 20/7: S. Apollinare (sec II), primo vescovo di Classe-Ravenna (Italia), evangelizzatore della Emilia Romagna e martire.

- 20/7: S. Frumenzio (+380 ca.), fondatore della Chiesa in Etiopia, primo vescovo di Axum; fu ordinato da S. Atanasio.

- 21/7: S. Lorenzo da Brindisi (1559-1619), cappuccino, percorse molte regioni d’Europa predicando il Vangelo e realizzando missioni di riconciliazione. È dottore della Chiesa.

- 21/7: S. Alberico Crescitelli (1863+1900), sacerdote italiano del PIME, missionario in Cina, martire nella rivolta dei ‘boxers’.

- 22/7: S. Maria Maddalena: sanata da Gesù, lo seguì fino al Calvario; fu la prima a vederlo Risorto e ad annunciarlo agli Apostoli.

- 22/7: B. Maria Inés Teresa Arias Espinosa (1904-1981), messicana, fondatrice delle Missionarie Clarisse del SS. Sacramento e  dei Missionari di Cristo per la Chiesa universale, istituti per l’evangelizzazione ad gentes.

++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++