COMBONI THAT DAY

XVIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Il Volto ‘trasfigurato’ non vuole volti ‘sfigurati’
P. Romeo Ballan, mccj

 

Trasfigurazione del Signore

Daniele  7,9-10.13-14; Salmo  96; 2Pietro  1,16-19; Matteo  17,1-9

Riflessioni
La Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor (Vangelo) avviene “sei giorni dopo” (v. 1) gli incontri a Cesarea di Filippo (con la professione di fede di Pietro, la promessa del suo primato, il primo annuncio della passione: Mt 16,13-28). Ognuno di questi fatti apporta tasselli significativi per la configurazione del vero volto di Cristo, che si manifesta su “un alto monte” (v. 1), dove Gesù fu trasfigurato davanti a tre discepoli prescelti: “Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce” (v. 2). La luce non viene dall’esterno, ma emana dal di dentro della persona di Gesù. A ragione, Luca, nel testo parallelo, sottolinea che “Gesù salì sul monte a pregare, e, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto” (Lc 9,28-29). È dal rapporto con il Padre che Gesù esce trasformato interiormente; la piena identificazione con il Padre risplende sul volto di Gesù (cfr. Gv 4,34; 14,11).

Gesù non cerca un momento di gloria per sé; vuole che i suoi discepoli scoprano meglio la sua identità e la sua missione. A tale scopo, sul monte si realizza una manifestazione della Trinità attraverso tre segni: la voce, la luce e la nube. La voce del Padre proclama Gesù suo “Figlio, l’amato. Ascoltatelo” (v. 5); la luce emana dal corpo stesso del Figlio Gesù; la nube è simbolo della presenza dello Spirito Santo. In quel contesto di gloria, anticipazione della sua Pasqua, Gesù parla con Mosè ed Elia della “sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme” (Lc 9,31). Preghiera e rivelazione della Trinità, passione e glorificazione: ora i discepoli possono capire qualcosa di più circa la personalità del loro Maestro. Anche ciascuno di noi può accogliere un invito: concediamoci un tempo  -possibilmente alquanto prolungato-  per contemplare il volto di Gesù, fino a poter dire, come Pietro: “Signore, è bello per noi restare qui” (v. 4). (*)

La preghiera vera non è mai evasione. Per Gesù la preghiera era momento forte di identificazione con il Padre e di adesione coerente e fiduciosa al Suo piano di salvezza. La preghiera, vissuta come ascolto-dialogo di fede e di umile abbandono a Dio, ha la capacità di trasformare la vita del cristiano e del missionario. La preghiera ha il suo momento più vero quando sfocia nel servizio al prossimo bisognoso. Era tassativo il B. Oscar A. Romero, vescovo e martire in El Salvador (+24.3.1980) nel dichiarare: “Una religione di messe domenicali, ma di settimane ingiuste, non piace al Signore; una religione piena di preghiere, ma senza denunciare le ingiustizie, non è cristiana”. Papa Benedetto XVI spiega bene questa dimensione missionaria della preghiera: “La vera preghiera non è mai egocentrica, ma sempre centrata sull’altro. Come tale essa esercita l’orante all’estasi della carità, alla capacità di uscire da sé per farsi prossimo all’altro nel servizio umile e disinteressato. La vera preghiera è il motore del mondo, perché lo tiene aperto a Dio… Non è la presenza di Dio ad alienare l’uomo, ma la sua assenza” (Catechesi, Ceneri, 6.2.2008).

La fedeltà al Vangelo di Gesù comporta necessariamente un impegno tenace per la difesa e la promozione delle persone più deboli, la cui dignità umana è spesso deturpata e sfigurata da tante forme di violenza, sfruttamento, abbandono, fame, malattia, ignoranza… I vescovi dell’America Latina invitano ad aprire gli occhi su “volti molto concreti nei quali dovremmo riconoscere i tratti sofferenti di Cristo Signore, che ci questiona e interpella” (documento di Puebla, 1979, n. 31-43). Qualunque deturpazione della dignità umana è contraria al progetto originale di Dio, Padre della Vita! Il volto affascinante di Gesù è un preludio della sua realtà pasquale e definitiva; la stessa che è promessa anche a noi, chiamati e salvati, secondo il progetto e la grazia di Dio.

Su questa vocazione alla vita e alla grazia si fonda la dignità di ogni persona umana, il cui volto, per nessun motivo, deve soffrire deturpazione. Là dove c’è un volto umano deturpato o sfigurato, è imperiosa e urgente la presenza della Chiesa e dei missionari del Vangelo! Gesù, con il suo volto bello e ‘trasfigurato’ non vuole che ci siano fratelli e sorelle con i volti ‘sfigurati’. L’attività missionaria comporta, quindi, vicinanza alle persone che soffrono, cura delle loro piaghe fisiche e morali. Contemplando il volto sfigurato di Cristo nella sua passione e trasfigurato nella gloria pasquale, si trova la forza di prendersi cura delle persone sfigurate da violenze, schiavitù, oppressione; curare le loro ferite, restituire loro dignità, formazione, libertà, gioia di vivere.

Parola del Papa

(*)  “Gesù trasfigurato sul monte Tabor ha voluto mostrare ai suoi discepoli la sua gloria non per evitare a loro di passare attraverso la croce, ma per indicare dove porta la croce. Chi muore con Cristo, con Cristo risorgerà. E la croce è la porta della risurrezione. Chi lotta insieme a Lui, con Lui trionferà. Questo è il messaggio di speranza che la croce di Gesù contiene”.
Papa Francesco
Angelus nella II Domenica di Quaresima, 12.3.2017

Sui passi dei Missionari

- 6/8: Festa della Trasfigurazione del Signore: “Il tuo volto, Signore, brilli davanti a tutti i popoli”.

- 6/8: B. Papa Paolo VI (1897-1978), morì la sera della festa della Trasfigurazione; (vedi 26/9).

- 6/8: B. Anna M. Rubatto (1844-1904), suora italiana, missionaria in America Latina e fondatrice, deceduta a Montevideo. È la prima beata dell’Uruguay.

- 6/8: Ven. Servo di Dio Guglielmo Massaja (1809-1889), missionario cappuccino italiano, cardinale, pioniere dell’evangelizzazione dei Galla, nell’Alta Etiopia.

- 6/8 e 9/8/1945: Anniversari delle terribili esplosioni delle bombe atomiche, lanciate dall’esercito nordamericano, rispettivamente, su Hiroshima e Nagasaki (Giappone).

- 7/8: Bb. Agatangelo Nourry e Cassiano Vaz López-Netto, sacerdoti cappuccini francesi, missionari in Siria, Egitto ed Etiopia, dove furono martirizzati (Gondar, +1638).

- 8/8: S. Domenico di Guzmán (1170-1221), sacerdote spagnolo, missionario itinerante ed evangelizzatore fra gli eretici in Francia, fondatore dell’Ordine dei Predicatori (i Domenicani).

- 8/8: S. Maria E. MacKillop (Sidney +1909), religiosa e fondatrice. È la prima Santa australiana.

- 9/8: S. Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein, 1891-1942), tedesca di origine ebraica; convertitasi al cristianesimo, divenne monaca carmelitana e fu martirizzata ad Auschwitz (Polonia). È compatrona d’Europa.

- 9/8: Bb. Michael Tomaszek (31 anni) e Zbigniew Strzalkowski (33 anni), martiri, francescani conventuali polacchi, uccisi (1991) da terroristi di Sendero Luminoso a Pariacoto (Chimbote, Perù).

- 9/8: Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni (istituita dall’ONU nel 1995).

- 10/8: S. Lorenzo, diacono e martire (+258), servitore dei poveri della Chiesa di Roma.

- 11/8: S. Chiara di Assisi (+1253), seguace di S. Francesco e modello cristiano nella vita di povertà, austerità, carità e contemplazione.

- 11/8: B. John Henry Newman (1801-1890), teologo e filosofo inglese, convertitosi dall’anglicanesimo, poi cardinale. Suoi motti: “La santità prima di tutto”; “Il cuore parla al cuore”.

- 11/8: B. Maurizio Tornay (1910-1949), sacerdote svizzero dei Canonici Regolari di S. Agostino, missionario in Cina e nel Tibet, dove fu martirizzato.

- 12/8: S. Daniele Comboni fu ordinato a Roma (1877) vescovo del Vicariato dell’Africa Centrale “il più vasto del mondo”, con sede a Khartoum, dove Comboni morì (10.10.1881).

- 12/8: Ven. Servo di Dio Leone Dehon (1843-1925), sacerdote francese, apostolo instancabile nelle opere sociali e per la gioventù operaia e studentesca, pubblicò giornali e libri; è il fondatore dei Sacerdoti del S. Cuore con speciale devozione riparatrice.
P. Romeo Ballan

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