COMBONI THAT DAY

Il grido dei poveri è il grido di Dio

Giovedì 10 agosto 2017
“Non posso per niente al mondo – scrive lo scolastico comboniano Pellegrino Mario Vincenzo [nella foto] – dimenticare l’esperienza del giorno del mio arrivo a Nyal, il villaggio dove vivo come missionario in Sud Sudan; quando sono sceso dall’elicottero dell’ONU, sono stato subito attirato da canzoni e danze di tantissime persone che sventolavano con energia strane bandiere colorate: erano davvero pieni di gioia! Immediatamente, un giovane chiamato Koffin lascia la folla e puntando il dito verso di me si lancia verso l’elicottero chiedendo al missionario che era con me: 'E’ lui?'.” [...]

Dopo la risposta positiva dell’altro missionario, Koffin mi abbraccia con tanta energia e con gli occhi brillanti di gioia. E’ stato il primo di molti sorrisi e abbracci che ho ricevuto a Nyal. E’ stato il sorriso e l’abbraccio del mio popolo, è stato il sorriso e l’abbraccio di Dio per me.

E’ per me straordinario vedere come questo popolo, nonostante trafitto da guerra e violenza, sia ancora capace di generare allegria, gioia di vivere e di mostrarmi tutta la loro generosità. Tante volte mi chiedo come faccia un popolo che è stato crocifisso da così tanti anni di guerra e distruzione ad essere ancora capace di sorridere, di amare, di vivere, di irradiare gioia senza perdere la speranza: ho così tanto da imparare da loro! I Poveri sono i nostri maestri, sempre!

Vivo in una piccola capanna. C'è un letto, un tavolino e una sedia. Non c'è elettricità ne internet, ma ho un piccolo pannello solare che mi permette di utilizzare una lampadina di sera per qualche ora. Come bagno c'è una semplice latrina. L'acqua per lavarmi e per bere proviene da un pozzo qui vicino. Mi lavo in una piccola 'tenda' e utilizzo un secchio d’acqua. Non abbiamo una macchina, camminiamo sempre a piedi anche per diversi Km. Si, non ho molte cose qui, ma l’amore e l’abbraccio dei poveri davvero riempie la mia vita più di tante ricchezze e non mi fa sentire la mancanza di nulla.

Siccome la mia gente è considerata ribelle dal governo, i nostri giovani e bambini non hanno una vera possibilità di studiare. La scuola locale è fatta di fango, le stanze sono minuscole, non ci sono sedie, i giovani devono sedersi tutti ammucchiati per terra o portare una sedia da casa loro. Gli insegnanti non sono pagati dal governo e insegnano gratuitamente come servizio alla comunità. Alcuni di loro hanno appena la scuola elementare e sono spesso assenti perché hanno bisogno di un “vero” lavoro per sfamare la famiglia. Per di più, il governo non riconosce gli studi ai giovani. Per questo, i giovani non ricevono nessun titolo anche se finiscono la carriera scolastica e non hanno nessuna possibilità di trovare un lavoro all’interno del paese o all’estero.

Cosa mi impressiona tanto è vedere che molti ragazzini quando mi vedono per strada iniziano a gridarmi dietro: “Matematica!”. Si, mi chiedono di insegnarli loro matematica. Ci sediamo sotto un albero, e con un pezzo di legno comincio a scrivere sulla sabbia degli esercizi per loro. Non mi era mai successo prima che bambini mi chiedessero di studiare; in altre parti del mondo mi chiedevano caramelle o il pallone; qui hanno una fame enorme per la conoscenza, perché già da bambini sanno che questa può essere per loro l’unica via per uscire dalla miseria in cui vivono.

Il popolo del Sud Sudan continua a fare esperienza della fame e della guerra e buona parte della popolazione non ha accesso a beni di prima necessità e il cibo. Circa cinque milioni di cittadini – quasi la metà della popolazione – hanno dovuto abbandonare le loro case; tre milioni sono sfollati all’interno del paese, mentre un milione e mezzo sono rifugiati nei paesi confinanti. L’ONU ha stimato che circa metà della popolazione soffre la fame, tra di essi un milione di bambini sono denutriti e circa 100.000 sono praticamente condannati a morire di fame.

Quello che mi fa impazzire di rabbia è il fatto che questa situazione non è provocata da qualcosa di accidentale o da un flagello naturale, ma dalla mano dell’uomo; è il desiderato risultato di una guerra tra coloro che pur di soddisfare la loro inumana sete di potere non si preoccupano della distruzione di milioni di vite innocenti. E ancora più folle è il pensare che la maggior parte dei governanti che promuovono conflitti e violenze in Sud Sudan si definiscono cristiani. Io mi domando: come possono coloro che professano il nome di Gesù, il Signore della Pace, essere così accecati dal potere e dall'egoismo da provocare tanto spargimento di sangue e sofferenze a fratelli e sorelle innocenti?

Come è possibile conciliare la propria fede nel Dio della Vita con la totale indifferenza verso la morte ingiustamente causata a tanti esseri umani? È un pazzo desiderio di morte che è totalmente opposto al desiderio di vita piena di Dio per tutte le sue creature. Abbiamo bisogno di pace oggi, domani potrebbe essere troppo tardi! Non si può aspettare! Non possiamo permettere che anche un solo bambino venga perso perché ogni singola vita ha un valore inestimabile nel cuore del Papà.

L’ingiusta condanna di Gesù di Nazareth di 2000 anni fa è perpetuata nell’ingiusta sofferenza inflitta a questo popolo innocente; loro sono il Corpo Vivo di Cristo. Davvero il grido dei poveri è il grido di Dio.

Il Dio dei poveri non si arrende davanti a quest’ingiustizia e continua a lottare perché il Povero possa rialzarsi ed avere vita. Le parole che Dio ha rivolto al popolo schiavo e oppresso in Egitto sembrano risuonare più forte delle bombe in mezzo a questa gente: “Ho sentito la sofferenza del mio popolo e ho sentito il loro grido contro i loro oppressori, conosco bene la loro sofferenza. E allora sono sceso a salvarli” (Es 3: 7–8).

La nostra presenza in mezzo al popolo Nuer vuole essere un segno tangibile che l’Abba no li ha abbandonati. No, questa gente non è dimenticata! Questa gente, povera e calpestata, sfruttata ed umiliata, è preziosa agli occhi di Dio. E sono così preziosi per me da meritare il dono di tutta la mia vita regalata per loro. Il cuore del missionario è un cuore innamorato. Missione, alla fine, è qualcosa di molto semplice: è sedersi con la gente attorno al fuoco di notte e cantare. Missione è respirare vita, seminare speranza; è nutrirsi della gioia del tuo popolo, è lasciarsi avvolgere dalla loro speranza, è lasciarti abbracciare da loro. Missione è contemplare assieme a loro la luna e le stelle, con la ferma e trascinante speranza che dopo questa notte, il sole è vicino. Sento il desiderio di inginocchiarmi dinnanzi al mio popolo e di contemplare ed adorare in loro il Dio oppresso e crocifisso dall’ingiustizia, ma anche il Dio vivo e che si ostina a dare vita nuova e a lottare con i poveri di oggi. Non ho niente più prezioso da offrire a questo popolo se non il tesoro della mia vita, questo Gesù di Nazareth che ha voluto toccare, trasformare e rendere piena la mia vita attraverso l’incontro con i più poveri. Davvero, la vita è bella solo se donata, solo se regalata.

Cari amici, sognate in grande, non accontentavi ne accomodatevi in una vita “mediocre” o banale, priva di senso; non conformatevi, scegliete di vivere una vita piena! Regala la tua vita! Sogna, rischia, lanciati, fidati: il Dio della Vita non ti deluderà, mai!
Caro amico/a, ti voglio tante bene, per favore prega per me e per la pace in Sud Sudan.
Sii felice!
Mario Pellegrino