COMBONI THAT DAY

XIX Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Noi, fragili camminatori sull'acqua
Don Joseph Ndoum

 

Noi, fragili camminatori sull'acqua

1Re  19,9.11-13; Salmo  84; Romani  9,1-5; Matteo  14,22-33

Il brano evangelico di questa domenica riporta l’episodio della manifestazione di Gesù sul lago. Egli cammina sull’acqua, placa il vento e calma le acque agitate. La sua parola “Coraggio, sono io, non abbiate paura” libera i discepoli dalla paura e li fa approdare alla fede.

Questo passaggio dall’angoscia alla fede-fiducia è anche l’itinerario del profeta Elia, nella prima lettura.

Dopo il cammino nel deserto per sfuggire alla minaccia di Gezabele, moglie del re d’Israele, fortificato dal cibo provvidenzialmente ricevuto, egli giunge al monte Oreb. Qui, all’epifania e l’incontro con Dio, per ritrovare le radici della sua missione profetica. Il Signore chiama Elia, che era in una caverna per passarvi la notte: "Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore".

Al mormorio di un "vento leggero" Elia scopre un volto di Dio che non si identifica con grandiosi e terrificanti fenomeni cosmici.

Il racconto di Gesù che cammina sulle acque è associato alla moltiplicazione dei pani. I discepoli scoprono gradualmente la vera identità di Gesù egli non è solo il Messia che dona il pane alle folle, ma anche il Signore che domina le forze del male, rappresentate dall’acqua agitata e dal vento contrario. In mezzo, tra l’incontro con Gesù e la professione di fede, sta l’esperienza singolare di Pietro e l'espressione di Gesù: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. Questa sembra la chiave di tutta la scena: bisogna avere fede in Gesù, e allora ogni forza del male è domata e non può nuocere.

In altre parole: il credente deve avere fiducia e coraggio anche nel buio della notte e sul mare agitato della vita.

Ognuno di noi si riconosce nella “poca fede” di Pietro e nel suo “impaurirsi”. Ma bisogna anzitutto individuare l’equivoco di fondo che ha provocato l’incidente di Pietro. Forse egli aveva frainteso il significato del comando di Gesù a venire, pensando che non riguardasse soltanto lui, ma anche le circostanze avverse, che sarebbero divenute di colpo favorevoli. Quando si è accorto del contrario, ha avuto paura.

La fede non ci dispensa dai rischi, dai fastidi e dai pericoli, e non colloca il credente in una condizione di onnipotenza, poiché egli rimane esposto al limite e alla precarietà. Semplicemente, la fede permette al credente di camminare serenamente e coraggiosamente al buio e in mezzo alle difficoltà che incontrano tutte le persone umane, contando sulla fedeltà del Figlio di Dio che stende la mano per salvare.

La fede si rivela quindi una esperienza da vivere giorno per giorno, momento per momento.
Don Joseph Ndoum