COMBONI THAT DAY

XXIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Comunità missionaria per una pastorale dei lontani
P. Romeo Ballan, mccj

 

 


Comunità missionaria per una pastorale dei lontani

Ezechiele  33,1.7-9; Salmo  94; Romani  13,8-10; Matteo  18,15-20

Riflessioni
Come mettere stop alla maldicenza? Perché ammonire chi ha commesso una colpa? Come correggere chi è in errore? Correggere gli altri è un’impresa ardua, è un’arte che richiede umiltà e saggezza; è difficile farlo e farlo bene; è più facile  -e più frequente, purtroppo!-  parlare con altri degli altrui difetti ed errori; o limitarsi ad umiliarli e offenderli con il rimprovero… Perché non lasciarli nel loro problema? Qual è l’atteggiamento di carità da assumere in tali circostanze? Molto probabilmente, il testo odierno del Vangelo sulla correzione fraterna è lo specchio di situazioni concrete, che già si vivevano nella prima comunità cristiana, per la quale Matteo scriveva il suo Vangelo. Il brano fa parte del cosiddetto discorso ecclesiale (Mt 18), nel quale l’evangelista raggruppa diversi insegnamenti di Gesù circa i rapporti all’interno della comunità, scanditi sui seguenti passi: la vera grandezza consiste nel farsi piccoli (v. 1-5), la gravità dello scandalo dei piccoli (v. 6-11), la ricerca di chi si è allontanato (v. 12-14), la correzione fraterna (v. 15-18), la preghiera in comune (v. 19-20) e, finalmente, il perdono delle offese e la riconciliazione (v. 23-35).

L’obiettivo della correzione fraterna (Vangelo) è il ricupero e la salvezza del fratello/sorella che ha sbagliato o si è smarrito. Affinché l’ammonizione ottenga lo scopo desiderato, Gesù invita a procedere a tappe: in primo luogo, a livello personale, a tu per tu (v. 15); poi con l’aiuto di una o due persone (v. 16); quindi, il ricorso alla comunità (v. 17). Il fatto che, alla fine, un fratello/sorella non ascolti nessuno e lo si consideri “come il pagano e il pubblicano” (v 17), non comporta e non autorizza un abbandono, ma piuttosto un’attenzione speciale verso queste persone, come faceva Gesù, che era “amico dei pubblicani e dei peccatori” (Mt 11,19; cfr. Lc 15,1-2). La chiave per capire questa testarda amicizia e preferenza di Gesù sta nella parabola del Buon Pastore che lascia “le 99 pecore sui monti per andare in cerca di quella perduta” (Mt 18,12). Gesù conclude questa parabola con un’affermazione forte: “,Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli” (Mt 18,14). È la Parola che precede immediatamente il testo odierno sulla correzione fraterna. Dio ha più voglia e più fretta di perdonare che l’uomo di essere perdonato. È proprio vero che Dio crede alla ricuperabilità delle persone: questo è il fondamento e la speranza della pastorale missionaria per i lontani. Sia pure con limiti, errori e frustrazioni, ma sempre con misericordia, perché è questo il vero volto di Dio, che Gesù è venuto a manifestarci.

Dio rifiuta l’atteggiamento di Caino, che non si preoccupa di suo fratello (cfr. Gen 4,9); anzi (I lettura) ci costituisce sentinelle per gli altri (v. 7) e chiederà conto a chi non parla “perché il malvagio desista dalla sua condotta” (v. 8). Non si tratta di interferire nella vita altrui, né di diminuire l’altrui libertà personale (v. 9), ma di essere presenza fraterna e amica, ispirata all’amore e alla ricerca del vero bene del fratello/sorella. Perché l’amore vicendevole (II lettura) è l’unico debito ammissibile con gli altri: infatti, “pienezza della Legge è la carità” (v. 10). San Paolo viveva da innamorato di Cristo e, pertanto, era preoccupato per tutte le Chiese (2Cor 11,28), voleva annunciare a tutti il Vangelo di Gesù e non aveva paura di rivolgere forti e salutari richiami alle sue comunità. Ma sempre con amore! (*)

L’amore vicendevole, che mira al ricupero di chi sbaglia, è la base su cui si fonda la correzione fraterna. Con tutti i rischi che questa comporta, soprattutto quando si devono ammonire i potenti della terra. Il martirio di S. Giovanni Battista (vedi memoria liturgica il 29/8) fu il risultato estremo di un doveroso e coraggioso rimprovero ad un re adultero e corrotto. Il messaggio odierno non riguarda solo i piccoli sgarbi o incidenti nella vita familiare o comunitaria, ma illumina anche il comportamento del cristiano (dei pastori e dei fedeli) di fronte ai responsabili dei mali maggiori della società: leggi perverse, degrado morale e sociale, gravi ingiustizie, corruzione, sistemi mafiosi, scandali pubblici…, di fronte ai quali il silenzio e il disimpegno suonano a debolezza, paura, viltà, complicità.

Il delicato ministero dell’ammonizione-correzione reciproca viene omesso con troppa frequenza, come costatava anche il Card. Carlo M. Martini (+31/8/2012). Questo difficile servizio della correzione-riconciliazione fraterna, fatto nella verità e nella carità, risulta più facile ed efficace quando ha il supporto di una comunità di fratelli che vivono la comunione e la preghiera, godendo in tal modo della presenza del Signore, perché sono riuniti nel Suo nome (Mt 18,20). Una comunità  riconciliata e orante, che vive la fraternità, ha una grande forza missionaria spontanea ed esplosiva.

Parola del Papa

(*)  “La correzione fraterna è un aspetto dell’amore e della comunione che devono regnare nella comunità cristiana, è un servizio reciproco che possiamo e dobbiamo renderci gli uni gli altri. Correggere il fratello è un servizio, ed è possibile ed efficace solo se ciascuno si riconosce peccatore e bisognoso del perdono del Signore. La stessa coscienza che mi fa riconoscere lo sbaglio dell’altro, prima ancora mi ricorda che io stesso ho sbagliato e sbaglio tante volte”.
Papa Francesco
Angelus della domenica 7.9.2014

Sui passi dei Missionari

- 6-11/9 : Viaggio apostolico di Papa Francesco in Colombia.

- 10/9: Bb. Martiri Sebastiano Kimura, gesuita giapponese, Carlo Spinola, gesuita italiano, Francesco Morales, domenicano, ed altri 50 compagni martiri (sacerdoti, religiosi, sposi, catechisti, vedove, giovani), uccisi a Nagasaki (+1622).

- 10/9: Ricordo della prima partenza di S. Daniele Comboni per l’Africa (Sudan, 1857), assieme ad altri 4 preti e un laico, membri della spedizione missionaria di don Nicola Mazza, di Verona.

- 11/9: S. Giovanni Gabriele Perboyre (1802-1840), sacerdote lazzarista francese, missionario in Cina, dove fu incarcerato, sospeso in croce e strangolato a Uciamensi, nella provincia del Hubei.

- 13/9: S. Giovanni Crisostomo (ca. 349-407), vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa; scrisse e soffrì molto, morì in esilio a Comana, sul Mar Nero.

- 14/9: Festa della Esaltazione della Santa Croce, icona del Crocifisso-Risorto, simbolo del mistero pasquale per la salvezza di tutti i popoli.

- 15/9: B. Vergine Maria Addolorata, associata intimamente alla passione redentrice di Cristo.

- 15/9: Nel 1864 il giovane missionario (33 anni) Daniele Comboni elaborò a Roma il “Piano per la Rigenerazione dell’Africa con l’Africa”, che poi presentò a Propaganda Fide e al Papa Pio IX.

- 15/9: B. Paolo Manna (1872-1952), sacerdote italiano del PIME, missionario in Birmania (oggi Myanmar), fondatore della Pontificia Unione Missionaria, per la diffusione dello spirito missionario nelle comunità cristiane; fu grande promotore della Settimana per l’Unità dei Cristiani.

- 16/9: S. Cipriano, vescovo di Cartagine (Tunisia), teologo apologeta e martire (ca. 200+258).

- 16/9: S. Giovanni Macías (1585-1645), spagnolo, fratello coadiutore domenicano; visse e morì a Lima (Perù), dedito ai poveri e ai malati.

- 16/9: Ven. Servo di Dio Francesco Saverio Nguyen Van Thuan (Hué, Vietnam 1928 - Roma 2002), arcivescovo coadiutore di Ho Chi Minh City (Saigon), imprigionato per 13 anni (1975-1988); visse gli ultimi anni a Roma come Cardinale Presidente del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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