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L’Onu condanna le violenze nella Repubblica Centrafricana

Venerdì 2 febbraio 2018
Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato il 1 febbraio all’unanimità una risoluzione in cui condanna le violenze in atto nella Repubblica Centrafricana. È stato inoltre esteso per un anno l’embargo sulle armi al paese e le sanzioni per individui ed entità. Nel testo della risoluzione si condannano anche gli atti di incitamento alla violenza che minano la pace, in particolare «su base etnica o religiosa», affermando per la prima volta che «i responsabili potrebbero incorrere in misure restrittive». I Quindici hanno ribadito che le sanzioni possono essere imposte per una serie di motivi, anche per chi mina la pace o la sicurezza, viola i diritti umani internazionali, commette atti che coinvolgono la violenza sessuale o di genere e sostiene le reti criminali.

La Repubblica Centrafricana, uno dei paesi più poveri del mondo, sta cercando di uscire con difficoltà da una lunga e complessa crisi politica e militare scoppiata nel 2013, dopo il colpo di stato della ribellione Seleka. A contrapporsi sono soprattutto due gruppi: la milizia Seleka, che difende la minoranza musulmana, e gli anti-balaka. Gli scontri – alimentati anche dalla debolezza del governo centrale – hanno causato centinaia di vittime, tra le quali ci sono anche numerosi operatori umanitari. Circa il 70-80 per cento delle aree rurali sono abbandonate dallo Stato e sono occupate dai ribelli.

Oggi, secondo l’Onu, almeno 100.000 persone hanno urgentemente bisogno di aiuti umanitari, dopo settimane di scontri armati fra milizie contrapposte. Secondo il portavoce del palazzo di Vetro Stephane Dujarric, almeno 60.000 persone sono fuggite dai loro villaggi e si sono rifugiate al confine con il Ciad. Altre 40.000 sono invece rimaste e rischiano costantemente la vita a causa dei combattimenti. [L’Osservatore Romano, venerdì 2 febbraio 2018]

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